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Lecce, in difesa un vero disastro. E Moriero festeggia

Seconda, pessima giornata di fila della retroguardia, che come a Piacenza si fa infilare dalle fasce. E il Frosinone passa per 3-1. Scoppiettante l'inizio dei salentini, poi è arrivato il buio pesto

I giocatori del Frosinone festeggiano a centrocampo.

LECCE - Non fermiamoci agli episodi. Sarebbe il più grande errore osservare una partita basandosi sull'analisi temporale dei fotogrammi che sfuggono via come tessere di un domino in caduta libera, in questa domenica segnata da una disfatta che fa rabbrividire. Si finirebbe per bestemmiare per i pali presi ad inizio partita e per l'ultimo colpito su punizione da Fabiano, che poi era solo effetto della rabbia. In realtà, la malasorte c'entra poco o nulla. Piuttosto, ci sarebbe da capire dove siano le radici del tanto decantato progetto, quello per il quale a Lecce i tifosi pagano tra gli abbonamenti più alti d'Italia. Forse nel mucchio di giovani in prestito? Le belle speranze sono e restano tali, e domani se ne andranno, comunque. Anche se faranno il botto.

Ma, al di là di tutto, manca la concretezza, ancora, in questa squadra. Forse arriverà, ma ci vorrà lavoro. E tanto. Certo è che non si capisce quale sia l'obiettivo di questa stagione. Se non è la promozione, visto che in via Templari non se ne parla nemmeno, allora è forse una salvezza tirata per i capelli? Nessuno ha svelato l'arcano. Forse, la verità che nessuno osa enunciare ad alta voce, è che un fine vero non c'è. Recita a soggetto, oggi va bene, domani chissà. E così, tocca capire dando sfogo all'osservazione. Per esempio, guardando il potenziale offensivo si potrebbe pensare che qualche velleità d'alta classifica questo Lecce ce l'abbia nel Dna. Ma, considerando la difesa, ogni discorso decade. Sei gol presi in due gare. Tre li ha rifilati il Piacenza, altri sono roba fresca, del Frosinone. In entrambi i casi, una retroguardia imbambolata, con fasce abbandonate a se stesse. E parliamo di avversari senza particolari ambizioni, né organici da pelle d'oca. In Emilia è finita così in crisi la fascia destra, oggi quella sinistra. Chiamatela par condicio, se volete. Ma c'è poco da scherzare.

Lo scorso anno dalla società arrivò una considerazione che lasciò molti impietriti. Pare che quella del Lecce fosse la migliore difesa della serie B. Perché cambiare le carte? Morale: uno sfacelo. Quasi annunciato, se vogliamo. Almeno da chi, pensando con la propria testa, inorridendo aveva già capito fin dal precampionato quale disastrosa campagna acquisti avesse portato avanti il direttore sportivo. Chiamiamola crisi, e va beh. Ma cerchiamo di non farla diventare il paravento di tutto. Quest'anno, almeno per ora, le cose non sembrano essere cambiate. Nonostante gli insegnamenti del passato. Anzi, appena Esposito è cresciuto, subito ceduto (come giusto che fosse), ma senza sostituirlo.

E i terzini? Giuliatto è infortunato, Polenghi se n'è andato, De Canio, qualcosa, deve pur inventarsela. Con il Frosinone, ecco un Mesbah esterno alto di fascia tramutato in difensore. Per carità, pare lo facesse per necessità anche ad Avellino. Ma dove vogliamo arrivare? Al proverbiale mal comune, mezzo gaudio? A Moriero non deve essere sembrato vero. Lì, a sinistra, il suo Frosinone ha trovato per 45 minuti filati certe praterie che se le sognano di notte le gazzelle africane. Ed è da lì che sono partite le iniziative vincenti. Al 16', il fendente che ha servito Calil per battere di raso Rosati. Al 28', lo spunto per il raddoppio di Troianiello. Al 34', ancora un'iniziativa con rifinitura di Santoruvo e pallonetto finale del solito Calil. Sugli spalti, fischi sonori per un Rosati eternamente imbarazzato. Il portiere non sarà impeccabile, né una garanzia per mettere sicurezza alla difesa, ma le sue colpe devono essere dimensionate, ovvero proporzionate alla mediocrità generale del reparto che gli sta davanti. Se lui non li prende, i tiri, gli altri non fanno molto per evitare che arrivino. La questione è seria. La difesa è un problema. Inutile girarvi intorno, come si fa da un paio d'anni a questa parte.

Né cerchiamo attenuanti per forza. L'assenza per infortunio di Giuliatto sarebbe una sciagura, per esempio. O, ancora, a centrocampo oggi non giocava Edinho. Ma come Giuliatto non è mai stato la panacea contro tutti i mali, Edinho, diciamocelo ancora una volta, già a Piacenza non sempre era stato impeccabile. Avrà anche un passo diverso, quando vuole, e quel lancio lungo per improvvisi cambi di fronte che possono mettere in crisi qualunque formazione. Ma qualche volta si perde in un bicchier d'acqua anche lui. Da piccoli ci mettevamo le mani nei capelli quando mancava Barbas, per intenderci. La verità è che non ci sono fuoriclasse, nel Lecce, piuttosto ci vogliono coesione e spirito di gruppo, soprattutto più rabbia. E invece, la paura ha preso oggi il sopravvento, mettendo a nudo i limiti nascosti con la sola forza di volontà e quella freschezza atletica di giovani che hanno bisogno della spinta dei grandi per non arrendersi e, soprattutto, non intimorirsi. E qui entra in gioco l'esperienza. A proposito, Giacomazzi, i suoi, li ha spinti un poco?

E pensare che era iniziata con una verve da applausi. Dopo due minuti, ecco il solito Baclet lesto ad intercettare una respinta non perfetta di Sicignano. Poi, una bella azione avviata con scambio Defendi-Vives-Defendi finita con un sventurato palo. Seguito da un secondo legno al 15', dopo un'azione personale. Defendi, tra i pochi a mettere l'anima nelle scarpe fino all'ultimo minuto. Ma era tutto un incantesimo, spezzato dal pareggio di Calil. E da qui, il terrore. Nel crollo psicologico verticale, segno di eccessiva fragilità emotiva, il Frosinone che cresce come una furia, fino a metterne a segno tre. Come sparare sulla croce rossa. La ripresa, un pianto. Tolto uno spunto iniziale del solito Defendi, con Sicignano abile a rientrare tra i pali e a spedire in corner un velenoso pallonetto deviato da un suo compagno, solo confusione. A sinistra De Canio risolve qualcosa spedendo in campo Mazzotta per un frastornato Mesbah e c'è anche Corvia che si piazza in avanti con Baclet. Gli fa spazio il non pervenuto Angelo.

Quando un Lepore, spiazzato anch'egli dagli eventi, fa spazio all'oggetto misterioso Bergougnoux, sembra di rivedere la disperazione dello scorso anno, quando De Canio schierava tutti gli attaccanti possibili a caccia del gol della speranza, in una sorta di caos offensivo con ingolfamento degli spazi. Finisce con un 3 a 1 per Moriero. Che la sua vendetta verso chi non l'ha mai considerato, a casa sua, come papabile per la panchina, aveva preannunciato, e neanche tanto tra le righe, in settimana. Ma sbagliato sarebbe anche parlare di queste cose. La verità è che mister De Canio ha una grana grossa così, e si chiama difesa. E per favore, diciamocele adesso, queste cose. Siamo alla terza di campionato. Se inizieremo a parlarne a fine stagione, come alcuni usano da queste parti, non avremo risolto niente e non avremo fatto il bene del Lecce.

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