Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Lecce in stato confusionale, domenica test della verità

Dopo i tre scontri diretti, il bottino è di soli tre punti. Alla quasi perfezione di Bologna è seguito lo smarrimento, tecnico e psicologico, contro Atalanta e Siena. Ma il vero Lecce quale è?

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LECCE - Il bilancio delle ultime tre partite, giocate in una settimana, riconsegna al campionato un Lecce frastornato, ancora privo di una identità, con poche certezze e qualche speranza. Fatta eccezione per perfect day di Bologna - ma che giornata sarebbe stata se Julio Sergio non si fosse fatto trovare pronto dopo lo sciagurato retropassaggio di testa di Tomovic? - i giallorossi hanno contrapposto ad una apprezzabile impostazione tattica, fondata sul dogma del possesso palla, dei limiti di personalità piuttosto evidenti oltre a lacune tecniche a tratti imbarazzanti.

Si attendono con messianica attesa il rientro di Olivera, ma anche l'inserimento di Oddo e Carozzieri. Giocatori di esperienza, senza dubbio, ma che per diverse ragioni hanno giocato poco o niente e che nel dispendioso modulo di Di Francesco potrebbe incontrare anche difficoltà nella continuità di rendimento. Un'altra questione spinosa è la scarsa prolificità dell'attacco, un tema ricorrente in realtà. Ma nella scorsa stagione c'è stata una certa distribuzione di realizzazioni su diversi componenti della rosa, il che ha supplito all'assenza di un goleador da venti reti.

La prossima gara interna, quella contro un Cagliari che non può essere giudicato sorprendente, si preannuncia già come un match verità. Sia perché la classifica pretende risultati - e non può bastare la consolazione che "siamo solo all'inizio" - sia perché l'equilibrio sul quale si sta reggendo il rapporto tra allenatore, spogliatoio e ambiente è piuttosto precario ed ogni sconfitta lo scuote come una picconata un muro di cartapesta. Senza parlare di una società in cui il direttore Osti fa anche l'uomo immagine, è cioè presente in tutte le uscite pubbliche e mediatiche.

In questo contesto di precarietà esistenziale, la parte più calda della tifoseria ha deciso di tornare a sostenere i proprio beniamini interrompendo quello sciopero del tifo portato avanti per 45 minuti nei primi tempi di tutte la gare della scorsa stagione. Un buon segnale che, naturalmente, da solo non basta. E che anzi, in mancanza di tutto il resto, rischia di rimanere un elemento quasi aneddotico.

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