Lecce a un passo dalla B: sfiora la rimonta, poi cede tra le proteste

Subito sotto di due gol col Bologna, la squadra salentina si riporta in parità grazie a Mancosu e, nella ripresa, a Falco. Nel recupero trattenuta in area di Denswil e contropiede vincente dei felsinei

Una foto di Bologna-Lecce.

LECCE – Il Lecce perde 3 a 2 a Bologna, lasciando sul campo lacrime e speranze residue di salvezza: i punti di distacco dal Genoa sono rimasti quattro e a due partite dal termine non si può sperare nell’impresa senza correre il rischio di essere scambiati per matti. Anche perché, ammesso che i salentini riescano a passare a Udine, all’ultima giornata è in programma Genoa-Hellas Verona, con gli scaligeri guidati da un allenatore, Juric, che non ha mai nascosto la sua passione per i rossoblu.

Ma lasciateci dire anche un’altra cosa, oltre a ciò che è evidente dati i numeri: tenetevela questa serie A, tanto l’aria è oramai irrespirabile, anzi, è fetida. Il contatto non sanzionato oggi in area di rigore tra Denswil e Mancosu, sull’azione che poi ha portato il Bologna a segnare in contropiede il gol del 3 a 2 in pieno recupero, lascia molti dubbi, almeno in ragione degli stravolgimenti del regolamento che hanno trasformato il gioco del calcio: intanto perché la volontarietà della cintura con il braccio è chiara e poi perché il capitano del Lecce è comunque il più vicino a Medel, che allontana la sfera intercettando un tocco di Barak a seguire. Quale sia il metro seguito dagli arbitri e dai Var, del resto, non si è ancora capito.

Eppure è lo stesso campionato in cui il Genoa, sì, sempre la squadra di Preziosi, è stato tenuto in vita da imbarazzanti decisioni arbitrali quando era dominato sul campo dagli avversari (tanto per dirne due, il rigore concesso in Genoa-Sassuolo per presunto fallo di Obiang su Sanabria e quello assegnato per un contatto lievissimo tra Papetti e Romero, entrambi in fase area, con il genoano per giunta spalle alla porta, in Brescia-Genoa) oltre che agevolato chiaramente dalla ostinazione delle istituzioni del calcio nel voler mandare in campo le squadre per le partite di recupero della 26esima giornata, con il Genoa che vince contro un inesistente Milan a San Siro, coi rossoneri già mentalmente in lockdown, come, d’altra parte, un po’ tutto il Paese dotato di senso della realtà: era il 5 marzo e l'epidemia di Covid-19 iniziava a far parecchio male.

Se ne sono viste troppe, in questa stagione, per non provare, per assurdo, quasi una sensazione di sollievo nel liberarsi dall’ansia di dover dare ogni volta spiegazioni apparentemente credibili a episodi davvero fuori dalla grazia di Dio: vogliamo ricordare il calcio di rigore fatto ripetere in Lazio-Lecce (dopo la ribattuta vincente di Lapadula) e l’assenza di qualsiasi tipo di sanzione per la pedata volontaria di Bonazzoli sul volto di Donati nella delicatissima gara vinta dalla Sampdoria a Lecce con due rigori il primo luglio? Dai su, fatevi pure i selfie, Preziosi e Ferrero, perché è davvero un’opera di fantasia concedere credibilità a questo torneo.

Il Lecce paga, probabilmente, non solo una serie di responsabilità proprie che non dobbiamo tacere – da una infelice sessione estiva di mercato a una fase difensiva troppo incerta, senza dimenticare i tanti infortuni -, ma anche il noviziato di una stagione vissuta con educazione, bon ton, eventuali obiezioni composte e documentate, grande rispetto per la governance del calcio. Di questo approccio lorsignori ne hanno fatto un gran boccone, con ipocriti sorrisi di circostanza. Serva da lezione.

Primo tempo

Liverani inserisce Dell’Orco al posto dell’ancora assente Calderoni, mentre Lapadula è supportato in avanti da Saponara e Falco. Inizio da incubo per il Lecce: al primo minuto va in rete Palacio, lesto ad anticipare Lucioni e a cercare il passaggio di tacco di Barrow, coperto da Mancosu, al limite dell’area piccola. I rossoblu chiudono così un’azione sulla quale Gabriel si era già opposto al tiro di Svanberg.

Al 5’ il raddoppio dei felsinei: Soriano cavalca la ripartenza dei suoi e senza incontrare ostacoli calcia a rete superando il portiere dei salentini. Nella circostanza in ritardo i centrocampisti del Lecce. Il Bologna gioca bene e tira spesso: Soriano stacca bene di testa ma non riesce ad angolare, Barrow calcia sul palo con una conclusione in corsa da fuori area.

I giallorossi, però, si svegliano lentamente: bello ma senza esito un tiro a giro di Falco, al 24’, poi al 37’ Svanberg riesce a liberare su cross basso di Falco, ben trovato da una apertura di Tachtisidis. Al 38’ Gabriel neutralizza un tiro di Olsen. Al minuto 43 il primo cartellino giallo esibito da Calvarese è per Palacio, autore di un fallo su Lucioni. In precedenza affatto convincenti le mancate sanzioni per Medel (gamba volutamente tesa su Tachtsidis) e poi per Soriano sulla ripartenza di Saponara.

Al 47’ Mancosu trova la via della rete: Palacio colpisce male la sfera che si alza a campanile,  il portiere Skorupski si scontra, saltando, con un compagno nel tantativo di bloccarla. Il pallone finisce dalle parti di Lucioni che si coordina bene in semi rovesciata: il portiere del Bologna riesce a smanacciare ma sul secondo palo c’è Mancosu che, col petto, gira in porta.

Secondo tempo

Nella ripresa il Lecce è di un'altra pasta, più tonico e determinati dei padroni di casa: al 52’ gran tiro di Falco e traversa, dopo una bella iniziativa di Donati che due minuti dopo, con una strepitosa chiusura su Barrow, salva la propria porta. Mihajlovic nota la stanchezza della sua squadra e al 56’ manda in campo Poli per Svanberg, Kreicj per Dijcks e Orsolini per Olsen. Liverani risponde subito dopo con Rispoli per Donati, esausto, Petriccione per Tachtsidis, e Majer per Saponara.

Il Lecce gioca decisamente meglio degli avversari: Mancosu al 61’ conclude tutto solo sul portiere una bella manovra lanciata da Rispoli sulla corsia destra e perfezionata da Majer e Barak. Al 64’ Skorupsky blocca a terra un colpo di testa in tuffo di Lapadula. Al 66’ Falco trova il pareggio con un bel tiro di sinistro scagliato dopo aver puntato due avversari e scelto di rientrare verso il centro dell’area.

Con il risultato in parità, il Lecce prova a dar fondo a tutte le energie residue. Sansone prende il posto di Palacio al 69’, Santander quello di Soriano e Meccariello quello di Paz al 78’. I felsinei hanno una buona opportunità con Barrow che all’82’ indirizza fuori un colpo di testa su cross di Sansone, partito in contropiede. I salentini ci credono, e tanto: il tiro di Falco al minuto 87’ è destinato all’angolo basso alla sinistra di Skorupsky, già superato dalla sfera, ma a un passo dalla porta c’è l’intervento provvidenziale di Krejci.

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E così che deve andare, evidentemente, così è stato scritto. Nel recupero, infine, l’episodio, descritto in apertura di articolo, che decide le sorti del match e condanna di fatto il Lecce a fare i conti con l’amarezza di una retrocessione che, seppur non ancora matematica, è dietro l’angolo. Lo sanno benissimo i calciatori giallorossi che, stremati, si lasciano abbandonare per terra con lo sguardo perso nel vuoto. Per il gioco espresso, la squadra salentina avrebbe meritato di più.

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