Il pathos del tifoso: quando un rigore in Lega Pro vale più della finale dei mondiali

Il racconto di una domenica da crepacuore sui gradoni dello stadio di Pinuccio Milli, fra i fondatori degli storici Cucn. Il Lecce che non ingrana, le super-parate di Caglioni, i supplementari e l'insostenibile paura della lotteria dal dischetto. Con tanto di fuga...

La curva nord ieri.

Direttamente da Wikipedia. “Il Pathos è una delle due forze che regolano l'animo umano secondo il pensiero greco. Esso si oppone al Logos, che è la parte razionale. Il Pathos infatti corrisponde alla parte irrazionale dell'animo. Per gli antichi greci questa "forza emotiva" era strettamente collegata alle realtà dionisiache o comunque dei riti misterici. Per questo il Pathos indicava tutti gli istinti irrazionali che legano l'uomo alla sua natura animale e gli impediscono di innalzarsi al livello divino Oggi può assumere il significato di carica emotiva e di commozione”. 

Ieri a Lecce nello stadio di Via del Mare è andata in scena una sorta di rappresentazione teatrale del Pathos del Tifoso.

Partita secca. Primo scontro, dentro o fuori. Vigilia relativamente tranquilla. Caldo afoso. Pubblico caloroso. Avversario ostico e sopratutto “pericoloso” perché con la mente sgombera e capace di fare bel gioco.

Entro allo stadio all'orario consueto, nonostante l'inizio della gara fissato alle 16, invece delle canoniche 14,30 e cerco di “fare le solite cose”.

Ma non ci riesco. Mi siedo al solito posto e osservo il prato verde con la mente intrisa di pensieri galoppanti che non vogliono andare via.

Pian piano “la mia curva” si riempie, arrivano i soliti amici che siedono solitamente vicino a me e inizia la gara.

Primo minuto di gioco. Il capitano del Pontedera, tale Caponi, scaglia un siluro terra-aria che sembra insaccarsi nel sette e Caglioni, sotto gli occhi di una Nord impietrita, vola e miracolosamente sventa un goal.

A memoria d’uomo, mai in uno spareggio, una squadra ospite, peraltro sfavorita al pronostico, ha solo mai pensato di iniziare in siffatto modo la gara.

L'inerzia della partita non muta per tutta la durata dei 90 minuti e parallelo è lo stato d'animo di chi vi scrive il quale da quel preciso momento si paralizza e non apre bocca, a parte qualche dovuta imprecazione che non può mancare quando nota una squadra impallata mentalmente e in balia dell'avversario che non trova ostacoli se non nello “Yashin” giallorosso in giornata da “miracoli”, tanto da riuscire a mantenere inviolata la sua porta.

Non credo ai miei occhi, non riesco nemmeno a “sentire” l'incessante, incredibile, commovente urlo della curva che accompagnerà la squadra per tutto l'arco dell'incontro.

Sono in apnea continua... spero nel Fato in attesa del termine dei 90 minuti magari per raccogliere le forze in vista dei supplementari auspicando un cambiamento nell'atteggiamento della squadra.

Al 90’ altri due paratoni di Caglioni mi fanno sfiorare il crollo fisico...

Si va ai supplementari.

Non so perché ma il pensiero corre alle sfide epiche del calcio italiano e penso alla semifinale all'Atzeca del 1970… poi rifletto e mi dico: “Ma questa è Lecce-Pontedera!”

Non fa niente. Per me conta come una finale di Coppa del Mondo. 

Si va avanti nell'over-time... 

Spero in un timido risveglio derivante da una più idonea impostazione tattica... le gambe sembrano esprimere più freschezza e si capisce che il nostro è sopratutto un problema mentale. Dai Lecce , forza!
Niente da fare, rivedendo imperversare il Pontedera continuo a soffrire maledettamente.

Abbandonati da tempo i sogni di “grandeur” confido nel passare del tempo e spero di andare alla lotteria delle lotterie: i rigori.

Solo così, penso tra me e me, si potrà passare il turno…

Chiuso in me stesso, isolato dal resto del mondo, chiedo invano quanto manca alla fine...

Le forze mi mancavano sempre di più.

L'arbitro fischia la fine dei tempi supplementari e ovviamente il risultato non si schioda dallo 0-0. Si va ai rigori. 

I rigori li ho visti più volte dal vivo (ricordo quelli ad Amsterdam quando Toldo con la Nazionale ne parò tre e Totti segnò facendo il cucchiaio), altrettanti in televisione (sempre con l'Italia, il goal di Grosso nel 2006 e prima ancora a Pasadena gli errori di Baresi e Baggio).

Ma questi valgono di più per me e per il popolo giallorosso.

Mi viene in mente in un lampo l'apocalisse: gli sfottò dei baresi, le catapulte di critiche a Lerda per non aver fatto giocare Miccoli, la probabile fine del calcio a Lecce; pensieri che si rincorrono e nello stesso tempo si raggomitolano in un istante...

20140512_103136-2All'improvviso mi vengono meno le forze, il pensiero è meno lucido, il terrore mi avvolge come miele...
Decido d'impeto di andare via. Un fugace saluto a tutti e scappo dallo stadio.

Breve litigata con il re della solerzia in pettorina gialla che cerca spiegazioni sul perché voglia abbandonare lo stadio (!) e via...

M’infilo in auto, lascio chiusi i finestrini nonostante un’afa insopportabile all'interno dell'abitacolo. Il primo pensiero è quello avvertire mio padre di stare tranquillo e non agitarsi da solo in casa...

Secondo pensiero, non sentire i boati del pubblico e correre verso il mio studio, rifugio prezioso e oasi di isolamento.

Arrivo trafelato e mi stendo sul divano. Non mi sopporto nemmeno da solo e agitatissimo spero in qualche sms degli amici che non arriva mai... 

Accendo la tv in streaming su Telerama e leggo sullo schermo il risultato parziale (7-7).Terrorizzato spengo subito...
Attendo qualche minuto che mi sembra un secolo …

Riaccendo la tv e vedo Antonio Tesoro intervistato in tribuna, all'improvviso appare il risultato finale 8-7...
Il resto lo intuite... mi lascio andare alle lacrime di commozione...

Di seguito, a bocce ferme, saprò che un intero stadio aveva più o meno pianto di gioia al goal su rigore di Abruzzese...

Signori, prendere o lasciare, questo è il Tifo. 

* Giuseppe Milli, alias Pinuccio, oggi avvocato, nel 1981 tra i fondatori del Commando Ultrà Cuva Nord di Lecce.

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