Mercoledì, 22 Settembre 2021
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Lecce-Udinese, nella sagra degli errori un beffardo 2-2

Gli uomini di Beretta dilapidano un vantaggio di due reti (Tiribocchi e autorete di Domizzi) facendosi raggiungere dai friulani con Sanchez e D'Agostino. Quasi tutti i gol nati da errori difensivi

Tiribocchi si smarca Handanovic. Sarà il gol dell'1 a 0.

Dire che va bene così, che non è successo niente, che prima della gara tutti avrebbero firmato per un pareggio con l'Udinese, sarebbe come tradire lo spirito stesso del calcio, che è astuzia, caparbietà, concentrazione, resistenza allo sforzo. Sì, il pareggio è oro colato e, no, non va comunque bene così. Il Lecce fa valere per un tempo e più la supremazia territoriale. Poi, quasi assuefatto, ipnotizzato dalla sua stessa impresa contro una delle prime della classe, si siede sul doppio vantaggio, rimedia il primo ritorno dei friulani, inizia a spaventarsi e quando capisce con chi ha a che fare veramente, è ormai troppo tardi. La frittata è fatta. Dilapidato un patrimonio di due reti, persi per strada due punti. Se il Lecce di Beretta ha tanti aspetti positivi, ha dalla sua qualche difetto caratteriale, una certa emotività che diventa panico di fronte alla gestione di un risultato pesante. Nel convulso finale solo Fabiano sembra mantenere la fredda lucidità per mettere ordine nel caos e tenere la rotta. Intorno, i compagni quasi si perdono, concedendo metri agli assatanati galoppatori in maglia bianconera quando piuttosto dovrebbero stringersi a tenaglia, e si rischierà la grande beffa, quella del terzo gol. Ma sarebbe stata una punizione eccessiva. Alla lunga, il pari è il risultato che meglio rispecchia l'andamento di una gara decisa da bizzarri episodi. Poco più di un'ora e mezza di sagra della papera, senza né vincitori, né vinti.

Lecce con lo schieramento di base, il 4-3-1-2 ed una novità annunciata: Esposito per Antunes a sinistra. Il giocatore nato e cresciuto nel Salento è già stato sperimentato contro dispiegamenti a trazione anteriore, quali Inter e Lazio. Beretta lo impiega così anche con l'Udinese, messa in campo con un modulo, il 4-3-3, che sembra una dichiarazione di aperta battaglia. Marino crede nella vittoria, e si affida al trio Pepe-Quagliarella-Floro Flores. In realtà, le due squadre si studiano a lungo, temendosi e annullandosi reciprocamente. Poche schermaglie, per innumerevoli minuti tutto fila via all'ombra di un equilibrio avaro di emozioni. Il Lecce perde qualche pallone di troppo nel passaggio corto, l'Udinese non ne approfitta più di tanto. Al 9' dalle parti del Tir, su un lungo lancio dalle retrovie, capita uno di quei palloni che gli attaccanti sognano la notte, ma qualcosa lo abbaglia, perde l'attimo sul rimbalzo in terra e Ferronetti riesce a rimediare girando di testa per Handanovic. Avvisaglie di una retroguardia, quella friulana, colta di sorpresa, non proprio in giornata di grazia. Il primo tiro degli ospiti arriva dai piedi di Pepe, da destra, ma il rasoterra non sorprende Benussi. Niente di eccezionale, come la fiondata (19') di Floro Flores, che la deviazione fortuita di un giallorosso trasforma in pallonetto, bloccato da Benussi. L'azione riparte e Caserta ci prova dal limite. Stoccata violenta, ma centrale, che Handanovic respinge con i pugni.

Il gioco si arena spesso nell'affollato centrocampo, così le conclusioni arrivano da fuori area, se non da tiri da fermo. Minuto 25, una punizione di Quagliarella quasi all'altezza della bandierina del corner alla sinistra di Benussi assume una traiettoria beffarda, la palla si schianta sulla parte alta della traversa. Al 29' D'Agostino prova a centrare il jolly da una trentina di metri, ma il portiere del Lecce risponde in volo, deviano il pallone. Sembra il presagio di un finale di tempo in proiezione offensiva dell'Udinese, e forse così sarebbe se al 32' il centrale difensivo Coda non si addormentasse al limite dell'area con il pallone fra i piedi. Tiribocchi non se la fa ripetere due volte, gli strappa il pallone dai i piedi, supera Handanovic in disperato allungo e, defilato sulla destra, lo batte con il più classico dei rasoterra. L'Udinese accusa il colpo, inatteso e frustrante, e abbozza una risposta sterile.

Si chiude così un primo tempo che fa registrare anche ben sei cartellini (Inler, Fabiano, Giacomazzi, Domizzi, Ariatti e Pepe) da parte dell'incerto e a tratti irritante arbitro Gervasoni. E si apre una ripresa che sembra un sorriso spalancato sulla classifica del Lecce. A sei minuti dall'inizio un angolo viene erroneamente assegnato ai giallorossi. La battuta di Caserta è ben tagliata e diretta verso il centro dell'area; Giacomazzi, lasciato solo dagli imbambolati centrali udinesi, sfiora con la fronte e la palla schizza verso la porta, dove Domizzi, appostato sulla linea, di petto beffa Handanovic, trasformandosi in una sorta di sponda che lo trafigge per la seconda volta. Ma la nuova, monumentale madornalità della retroguardia udinese diventa una sorta di sprone per gli uomini di Marino, mentre il Lecce esce improvvisamente dai giochi, accomodandosi sul risultato. Il tecnico degli ospiti corre subito ai ripari, inserendo Sanchez e Lukovic per Pepe e Pasquale, ed imbrocca di fatto la mossa giusta. Due minuti più tardi le distanze sono già accorciate. Floro Flores riesce a trovare un varco sulla sinistra e a mettere Benussi fuori causa con un rasoterra verso Sanchez, che a due passi dalla riga di porta infila il gol dell'1 a 2. Anche Beretta pensa di cambiare qualche carta in tavola, e richiama in panchina Zanchetta, mettendo in mezzo Budyanskiy. L'idea sarebbe di dare più sostanza al centrocampo, ma la diga, di fatto, non funziona e lo stesso ucraino, investito di responsabilità, incappa in una serie di errori a catena che lo fanno somigliare all'ombra del giocatore conosciuto lo scorso anno.

L'Udinese cresce invece a vista d'occhio e affonda gli artigli dalle fasce. Esposito a sinistra fatica non poco, Polenghi, dalla parte opposta, non brilla come a Roma. I bianconeri scambiano con rapidità, giocando palla a terra, e mettono in crisi il sistema nervoso dei salentini. Floro Flores, scatenato, al 67' di testa costringe Benussi ad un intervento prodigioso, uno scatto di reni per togliere la castagna dal fuoco dell'incrocio dei pali. Il susseguente angolo è altrettanto pericoloso. Lo stesso attaccante ci riprova con una seconda incornata, la palla fa la proverbiale barba al palo. Beretta avverte cattivi sentori, e manda sotto la doccia Caserta, inserendo Munari. Ma per l'Udinese è solo solletico, e al 71' la buona sorte torna dalla sua. Punizione da una ventina di metri sul lato sinistro della porta difesa da Benussi, in posizione molto defilata. Sulla sfera si porta D'Agostino, che lascia partire un cross verso l'area intasata come un'autostrada a Ferragosto dove, incredibile ma vero, nessuno interviene. Il portiere del Lecce, fino a quel momento impeccabile, se non eroico, compie un mezzo passo in avanti, poi decide di rientrare. Il fotogramma dell'azione inquadra la classica circostanza in cui tutti aspettano che qualcuno faccia qualcosa e in cui nessuno in realtà fa niente. Di fatto, protagonista assoluto diventa il pallone. Rimbalza di fianco a Benussi e s'insacca alla sua destra.

Dal sogno, all'incubo. Il 2 a 2 ammutolisce il "Via del Mare" e mette i brividi sulla schiena dei salentini. L'Udinese, che ha ormai riconquistato forza e fiducia, sente che può osare e continua a schiacciare il piede sull'acceleratore. Obodo rileva D'Agostino, mentre Cacia prende il posto di un evanescente Castillo. A quattro minuti dal termine, Sanchez riesce a servire in piena area un assist d'oro per Inler, che a pochi metri dalla porta spara di collo pieno a pochi millimetri dal palo sinistro. I quattro minuti di recupero scorrono interminabili fra un mezzo crepacuore generale. Quando Gervasoni decreta la fine, di Lecce-Udinese restano nella mente sensazioni contraddittorie. Il sollievo per lo scampato pericolo si mescola con il rimpianto per due punti scivolati via come sabbia fra le mani.

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