Lecce-Vicenza, una battaglia. E' vittoria, ma che paura

Munari stende gli ospiti dopo appena due minuti di gioco. Ma nella ripresa è un vero assedio biancorosso. Il Vicenza sfiora più volte il pari, colpendo anche una traversa. Ma era un Lecce rimaneggiato

Lepore mostra la maglietta "Ultrà Lecce", a fine gara.
Bando agli estetismi, almeno per una volta. Bello, non è, questo Lecce di inizio d'anno, ma bellicoso, sì, fortunato pure nei momenti critici, il che non guasta (c'è una traversa che ancora chiede giustizia) e anche caparbio nel difendere un risultato maturato dopo pochi scampoli. De Canio fa di necessità virtù e, perdendo in un colpo solo mezza squadra, vara la rivoluzione dell'Epifania e schiera una formazione mai così rimaneggiata. Cosa che si nota nei minuti che scorrono, dopo un avvio più che promettente, anche perché di fronte c'è un Vicenza mai domo, un po' impastato nel primo tempo, ma incattivito in una ripresa di assedi, barricate, infuocate incursioni e vento di scirocco che imprime al pallone traiettorie grottesche. Ed è battaglia, battaglia pura, in mezzo al campo, con l'arbitro Valeri di Roma spesso in difficoltà e non certo avaro di cartellini: a giochi fatti, sei gialli, uno dei quali, per Di Cesare, che si trasforma in rosso quando mancano dieci minuti al termine. Recupero a parte, che prolungherà la contesa di altri, interminabili, cinque minuti.

Ma vittoria doveva essere, e vittoria è stata. E la prima posizione è per ora salva, anche se l'Ancona non perde un colpo, e soffia alle spalle nella consapevolezza di avere ancora una gara da recuperare. Molto si capirà forse proprio nello scontro diretto al "Conero", prima di ritorno e sfida quasi imminente, in attesa di superare lo scoglio Sassuolo. Ma queste sono altre storie, ancora da scrivere, mentre un altro capitolo del campionato si chiude oggi con uno stringato, quanto prezioso 1-0 che nasce da un'azione da manuale, chiusa da un freddo Munari a pochi minuti dall'avvio. Ma dire che basti questo per portare a casa i tre punti, sarebbe riduttivo e anche ingeneroso nei confronti di un avversario che sfiorerà più volte un pareggio che, a voler essere obiettivi, non demeriterebbe affatto. Ci vuole così un Lecce concentrato e cinico, per ribattere colpo su colpo. Con l'aiuto di una sorte che arride a chi comprende lo spirito della serie B. Strana categoria, con le sue leggi. A volta, basta davvero un lampo, per acquisire un risultato da tenere al calduccio nei restanti minuti, puntando sull'agonismo, più che sulla qualità. Era già successo con l'Empoli.

Squadra rielaborata, si diceva. De Canio deve fare a meno di Schiavi, Corvia e Giacomazzi, squalificati, Edinho, quasi all'addio della sua meteorica avventura italiana, ma anche di Giuliatto, influenzato, lasciando poi in panchina per scelta tecnica Defendi e Marilungo (quest'ultimo entrerà nella ripresa). Ne esce fuori un Lecce inedito, con qualche ritorno (Mazzotta) e persino un esordio (Diarra, da rivedere: non si poteva chiedere troppo a chi non aveva ancora mai vissuto il clima campionato, e che pure s'è calato nella parte fino alla fine). E, dunque: Rosati, Angelo, Terranova, Fabiano, Mazzotta, Vives, Munari, Diarra, Mesbah e Bergougnoux alle spalle di Baclet. Il Vicenza risponde con Fortin, Ferri, Zanchi, Di Cesare, Martinelli, Sestu, Signori, Botta, Gavazzi, Sgrigna e l'ex Bjelanovic.

Primo tempo: gol fulminante e controllo della gara

L'avvio dei giallorossi è fulminante, ed è probabile che sia accaduto qualcosa del genere: davanti a cotanta innovazione, De Canio prevede un calo fisiologico nella ripresa, così chiede il massimo nei primi minuti. E se così fosse, si potrebbe dire che i ragazzi abbiano seguito alla lettera le indicazioni del mister. Il tempo di guadagnare un angolo, di far filtrare la palla pericolosamente in area, con Mesbah, e di trovare il piede dell'esperto Munari a due passi dalla riga di porta, per battere a freddo Fortin sul palo di destra, di piatto. Sono trascorsi appena un paio di minuti, il Lecce trae vigore dal vantaggio e tiene il pallino in mano, pure senza strafare. Le combinazioni a centrocampo sono discrete, anche se molte delle azioni sfumano al limite dell'area. Il Vicenza prova, di tanto in tanto, qualche sortita, specie sulla fascia destra, ma la difesa contiene senza mai dimostrare vero affanno. Angelo è come sempre tra i più attivi, ed al 28' prova a mettere in mezzo per la testa di Baclet, a cui non riesce la girata. Nel frattempo, Zanchi è costretto ad uscire, facendo spazio a Brivio. I salentini ci provano spesso da fuori, ma Diarra non centra lo specchio (34') ed un tiro di Munari è troppo centrale (39'). Qualche sbavatura difensiva vicentina rischia di innescare in almeno un paio di occasioni il contropiede del Lecce, ma un lezioso Bergougnoux non sempre si fa trovare pronto alla chiamata e Baclet è inefficace e, a volte, anche un po' indisponente. Si chiude dopo due minuti di recupero sul vantaggio casalingo.

Ripresa: assedio vicentino, ma lo specchio resta inviolato

La ripresa si apre senza cambi, ma con un Vicenza diverso. Inizia così una sorta di assedio, non prima di aver assaporato per un istante l'idea del raddoppio, grazie ad una strepitosa girata di destro al volo di Baclet, con palla indirizzata verso il palo di sinistra. Ci vuole il miglior Fortin per evitare guai (49'). Ma poi, gli ospiti crescono, si fanno vedere con insistenza in area giallorossa, ed un ostinato Bjelanovic al 52' vince l'opposizione della difesa e prova a battere a rete da due passi, trovando la pronta chiusura di Rosati con i piedi. Da brivido.

E non finisce qui, perché i vicentini continuano a pressare e a creare patemi, dando a Fabiano e ad un attento Terranova lavoro extra negli anticipi. Non da meno è Mazzotta quando al 55' riesce, in scivolata, a deviare quel tanto che basta un pallone tagliato in area, strappando l'attimo a Bjelanovic, solo in piena area, e spedendo la palla in angolo. Davvero non va, e De Canio prova a dare più sostanza al centrocampo, richiamado Bergougnoux e inserendo Lepore (57'). Maran è però convinto di poter raggiungere il pari, così rileva Gavazzi e inserisce forze fresche, quelle di Paonessa. Al 65' anche Baclet deve uscire, dopo uno scontro di gioco. Entra Marilungo. Ma, niente: a pressare è sempre il Vicenza, che dagli sviluppi di un calcio di punizione (69'), sfiora il gol. Martinelli stacca di testa in piena area e colpisce la traversa, con Rosati spiazzato.

Si arriva al 75', quando Terranova, proteso in allungo, nell'ennesimo tentativo di anticipo, si stira e deve uscire dolorante dal campo, in barella. Se era emergenza ad inizio gara, adesso è vero scompiglio. Entra così Digao, alla sua seconda presenza. Ed è ormai un assalto, quello vicentino, quando scocca l'80', in campo c'è un altro ex, Margiotta (prende il posto di Sestu), ed i biancorossi, sbilanciati in avanti, conquistano nel breve spazio di pochi minuti due pericolosissimi (e contestati) calci di punizione dal limite. Ad avere la meglio è però sempre una folta e irrequieta barriera. Poi, la svolta. Agli sgoccioli, De Cesare, già ammonito, si fa espellere per un fallo su Lepore, lanciato verso l'area di rigore.
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In dieci, gli ospiti mollano la presa, ed il Lecce si fa rivivo in area. Angelo, all'89', ubriaca di finte mezza retroguardia, ma tira fiacco addosso a Fortin, una volta trovato lo spazio per battere al tiro (ma il sinistro non è il suo piede). E nel recupero, Fortin deve esaltarsi almeno un paio di volte: prima su Lepore, lanciato a rete, che batte sulle gambe del portiere in uscita, poi su Vives, deviando in tuffo un potente tiro sul palo di sinistra. Il Lecce chiude mantenendo il controllo della palla e, forte del vantaggio numerico, senza più subire la impetuosità vicentina, diventata ormai un ricordo. Tre punti d'oro, per come arrivati, e salutati con calore dal pubblico, che ha compreso lo sforzo per agguantarli. Ma che fatica. E che paura.

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