Domenica, 20 Giugno 2021
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Il capitano e il giovane tifoso: le lacrime e la forza per ripartire ancora

Dall'estate del 2012 al Lecce è accaduto più o meno di tutto, fino all'ennesima beffa, quella di ieri ad Alessandria dopo la migliore partita dell'anno

Franco Lepore e il piccolo Simone, ad Alessandria.

LECCE – Un capitano in lacrime che spiega a un ragazzino, anch'egli in lacrime, in che modo si può perdere una partita come quella di ieri, è una delle scene più intense e meravigliose che un dramma sportivo possa offrire, nella multiforme gamma dei sentimenti e delle emozioni.

Essere tifosi del Lecce, dall’estate del 2012 a oggi, significa sopportare un peso molto grande: dall’onta di una retrocessione per tentata combine nell’ultimo derby a Bari, alle finali perse contro il Carpi e contro il Frosinone – il palo di Beretta è un incubo ricorrente -, dalla semifinale dominata dal Foggia lo scorso anno, fino all’immeritata eliminazione di ieri ai calci di rigore che spediscono l’Alessandria a Firenze, passando da una dozzina di allenatori e tre proprietà.

Finisce tutto in un attimo, questione di centimetri, il palo dà, il palo toglie: ai grigi, infine, una carambola vincente, ai giallorossi, subito prima, la delusione dopo il prodigio di Perucchini che al quinto rigore aveva rimesso la situazione in parità.

Spiegare al piccolo Simone che bisogna accettare il verdetto del campo anche quando un senso il campo non pare avercelo è roba da nodo in gola. Avere a che fare con un ragazzino che segue ovunque e comunque il Lecce non è una responsabilità da poco: perché Simone è uno dei simboli più genuini di una passione che non si è mai sopita perché è immortale, trascende le generazioni e va oltre i risultati. Nonostante tutte le avversità è una forza, per certi versi oscura, che esiste in sé e che non ha bisogno di molti giri di parole, tanto non tutti capirebbero nè è importante che capiscano: le questioni di cuore non si decifrano con il calcolo.  E’ una dipendenza, ma è anche una delle maniere superstiti di essere comunità, indipendentemente dalla condizione sociale, attorno a un vessillo.

Gli occhi smarriti di Simone riflettono quelli umidi di Franco Lepore, ma in quel commovente gioco di rimando c’è un po’ l'immagine di tutta la tifoseria giallorossa, quella che non ha mai voltato le spalle ai propri colori, a dispetto di sacrifici, di delusioni enormi, di comodità e grandi palcoscenici calcistici che il circo mediatico ti porta direttamente sul divano di casa.

“Vedi Simone, anche quest’anno abbiamo perso l’appuntamento con la serie B e ti chiediamo scusa: è un giorno triste perché non vi abbiamo regalato la gioia che meritate, voi che siete qui e quelli che avrebbero voluto esserci ma che non hanno potuto seguirci. Lo so che è difficile, ma devi essere comunque fiero dei colori che hai portato in giro per l’Italia perché quei colori risorgeranno, e accadrà presto, soprattutto grazie a persone come te, che rendono ancora straordinariamente umano questo sport che di autentico, in fondo, non ha poi molto”. Ci piace pensare che abbia detto questo il capitano del Lecce, al piccolo Simone, con la voce rotta dal singhiozzo.

A tutto il resto penseremo, ma non oggi: mister Rizzo resta oppure no? Quali sono i programmi della società? Che tipo di rinforzi servono? Tutto questo da domani, perché oggi abbiamo ancora lo stomaco chiuso dalla tensione e l'animo appannato dalle lacrime. 

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