Giovedì, 17 Giugno 2021
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"Liverani abbande". Ma i dettrattori del mister ora masticano amaro

L'allenatore del Lecce sta dimostrando, anche in serie B, di avere un'idea di gioco valida e di saperla trasmettere alla squadra. L'impresa di Verona non è stata casuale: merita di lavorare senza troppe pressioni

Fabio Liverani.

LECCE – Per avere un’idea compiuta del suo Lecce si era posto l’orizzonte di sette, otto partite: il tempo di lavorare sull’organizzazione di gioco, di valutare le opzioni a disposizione, di pesare la tenuta mentale davanti alla pressioni del campionato di serie B.

Non era un modo per prendere semplicemente tempo, perché Fabio Liverani le potenzialità del Lecce le aveva già intuite e voleva evidentemente proteggere il periodo di incubazione di una squadra che oggi, dopo sette giornate, è stata unanimemente indicata come la prima sorpresa del campionato. Dodici punti, terzo posto in classifica, l’entusiasmo cresce anche se tutto lo stato maggiore giallorosso – il presidente Saverio Sticchi Damiani in primis – tiene un profilo basso e stronca i voli pindarici ribadendo la permanenza in serie B come obiettivo stagionale.

Non è mera prudenza intanto perché i piedi ben piantati per terra serviranno anche quando verranno i periodi difficili che, l’esperienza insegna, non mancano mai nell’arco di un campionato. Un’altra valida ragione consiste nella consapevolezza che questo Lecce può proseguire al meglio nel suo processo di maturazione se libero dall’obbligo del risultato. Liverani ha scelto di arrivarci, al risultato, attraverso un’idea di gioco e questo percorso si sta rivelando stimolante anche perché la squadra è stata allestita con criterio (e lo diciamo da tempi non sospetti), scegliendo elementi di qualità e prospettiva, ma anche di esperienza, tutti accomunati dalla volontà di affermazione o di riscatto: il lavoro congiunto di tecnico e direttore sportivo si sta rivelando, di partita in partita, davvero di spessore.

La gara di Verona, conclusa con una esaltante vittoria, ha confermato che il mister sa quello che fa e quello che vuole: la scelta di schierare Mancosu come trequartista è una sua intuizione, così come quella di puntare sul talento di Palombi e sulla visione intelligente di Petriccione.  Anche l'arruolamento di Bovo per far fronte alle assenza di Lucioni e Riccardi si deve in gran parte a lui. In effetti lo aveva già dimostrato l’anno scorso di sapere il fatto suo, perché 22 risultati utili consecutivi non possono essere casuali, ma nemmeno la conquista della promozione lo aveva risparmiato da critiche piuttosto ingenerose. Anche in questo abbrivio di serie B i mugugni sugli spalti e nella giungla dei social non si sono fatti attendere. Per fortuna che c’è pure chi sa ironizzare e così lo slogan “Liverani abbande” ritorna come un boomerang attorno ai suoi detrattori, palesi e occulti.

Ci vogliono le spalle larghe per allenare in una piazza appassionata e generosa come quella di Lecce, ma anche eccessivamente umorale e chiacchierona. Il tecnico romano ne ha contezza e non è un caso se più volte, in conferenza stampa, ha invitato l’ambiente a liberarsi da un po’ di quei lacci e lacciuoli che hanno condizionato le aspettative, le valutazioni, i comportamenti negli ultimi soffertissimi sei anni di serie C. Non ha torto: il Lecce ha bisogno di serenità, lasciamolo lavorare in pace perché questa squadra ha ampi margini di crescita e in un contesto positivo può togliersi altre soddisfazioni.

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