Giovedì, 17 Giugno 2021
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Liverani sulla crisi del calcio italiano: "Nel 2018 il problema non sono gli stranieri"

Alla vigilia di Lecce-Reggina, il tecnico sollecitato sulla fase critica dopo l'eliminazione della Nazionale dai prossimi Mondiali in Russia

Liverani e il suo secondo, Coppola.

LECCE – Conferenza stampa con un tocco di azzurro. L’allenatore del Lecce, Fabio Liverani, che ha vestito la maglia della nazionale per tre volte e ha disputato una decina di anni in serie A tra Perugia, Lazio, Fiorentina a Palermo, è stato sollecitato sul finire dell’incontro a dire la sua sul momento critico del calcio italiano dopo l’esclusione dal Mondiale di Russia della prossima estate.

“Credo sia un insuccesso di tutti che deve far riflettere a prescindere dal giudizio col senno del poi. Abbiamo problemi di strutture, di avvicinamento al settore giovanile: lo diciamo da anni ma poi i fatti concreti sono sempre molto pochi. Non credo sia un problema di stranieri, ma di qualità dei calciatori che arrivano da fuori (sono cioè mediamente più bravi, ndr): nel 2018 non può essere lo straniero il problema, ma bisogna aiutare le scuole calcio con crediti sportivi a poter investire nella crescita dei piccoli. Gli anni più importanti sono i primi, se invece le società non sono supportate diventa difficile prendere istruttori qualificati e allora si ripiega sull’amico, sul doppio lavoro. I ragazzi nei primi cinque anni sono spugne, assorbono tutto ma se non gli diamo nulla questi sono i risultati. Sono contento di una cosa letta in questi giorni: la proposta di dedicare il 10 per cento del fatturato di ogni società al settore giovanile, può essere utile”.

Per il resto la concentrazione è tutta rivolta alla sfida di sabato (ore 20.30) con la Reggina. Indisponibili Costa Ferreira e Marino, mentre Di Matteo ha qualche possibilità di essere convocato. Mancosu già ieri si è allenato col gruppo, ma è probabile che Liverani lo preservi in panchina. Il tecnico ha meno scelte del solito, dunque, ma anche la consapevolezza di un organico attrezzato, come ha dimostrato Tsonev con una prestazione da incorniciare a Siracusa.

L’allenatore ha lodato la grande professionalità del giovane bulgaro, ricordando la sua sostituzione nella gara contro l’Akragas, quando fu richiamato in panchina per far spazio e Dubickas una quarantina di minuti dopo essere entrato in campo al posto di Armellino: “Non posso dirvi che mi aspettavo un gol del genere, però quando vi dicevo di essere in difficoltà nelle scelte mi riferivo anche a lui: un cambio così può buttare giù chiunque, può portare a una reazione sbagliata invece ha avuto un comportamento da calciatore di altissimo livello. Ha sicuramente sofferto ma ha anche capito di cosa avevamo bisogno in quel momento: dovevo togliere un mediano ed è vero che lui era entrato nel secondo tempo, ma è anche vero che Mancosu e Arrigoni stavano giocando meglio di lui. Nelle partite successive non sono riuscito a dargli spazio: ma lui si allena sempre con la massima dedizione, senza mai una smorfia negativa, aspetta l’occasione e mi dà un segnale forte con la prestazione, oltre al gol. Mi è dispiaciuto tanto dell’infortunio di Costa proprio perché ho dovuto spostarlo da una posizione dove stava facendo molto bene, ma anche da mezzala si è disimpegnato come sa fare”.

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