Giovedì, 13 Maggio 2021
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Ma non chiamatela semplicemente promozione: questa è una vera rinascita

Nel 1984-85 la prima volta in serie A. Ora, un ritorno in B ma dopo una morte metaforica sancita a tavolino. Non un traguardo, allora, ma il punto di partenza di una nuova generazione

Saverio Sticchi Damiani.

Una bambina fa un balzo oltre la soglia del bar sotto la nostra redazione, uno dei tanti in città e in provincia in cui si ritrova chi non ha un biglietto fra le mani in una domenica d’aprile di sole abbacinante, estivo, in cui si coltiva con un ottimismo dimenticato un’attesa speranza.

“Quanto stanno?”, chiede a tutti e a nessuno, forse lanciata in avanscoperta da qualche papà, là fuori. Il portatile è collegato al grande televisore in sala, le immagini via web fuggono a scatti sullo schermo. Catturati i presenti dagli attimi semi-fuggenti, risponde un giovane, ma solo dopo qualche secondo, senza distogliere lo sguardo: “Uno a zero”. “Per chi?”, chiede speranzosa la bambina. “Ma per il Lecce”, risponde il ragazzo, e la tensione in sala si stempera in un largo sorriso collettivo.

Tempo un’ora ancora, poi le vie si riempiranno di fiumi di auto e gruppetti di ragazzi agghindati di giallo e rosso. Urla, clacson, bandiere, è uno stato febbrile che parte dal “Via del Mare” e, come una forma virale incontrollata, colpisce un’intera città. Il termometro segna 74 in classifica e ormai la B non è più un sogno da accarezzare. E’ una realtà desidera per sei, interminabili anni d’angoscia mista alla vergogna di una retrocessione sancita dal martello di una giustizia sportiva implacabile come poche volte s’è visto nella storia. Un doppio salto nel vuoto dalla serie A alla C, un tuffo senza cuscinetti nel baratro da scenari sontuosi, quando si guardavano Juve e Inter dritti negli occhi, senza paura, all’incubo del calcio polveroso di provincia.

In una città che ha assaporato per decenni il brivido di altri palcoscenici, arrivando a sfiorare il sogno dell’Europa (era ieri, basta fare mente locale), più che una festa, quella di oggi è una forma di liberazione che ha il sapore euforico di un rinascita. Feste e bagni nella fontana di piazza Mazzini, per promozioni e salvezze, dopo altalene e momenti bui, da queste parti, se ne ricordano a bizzeffe in oltre trent’anni: A-B-C, C-B-A. Ognuna ha rappresentato un significato diverso, ognuna ha avuto il suo sapore unico.  Quella di oggi, però, riveste un carattere nuovo ed è forse la più vicina, in qualche maniera, alla storica prima volta in serie A, quella del 1984-85, alle redini Franco Iurlano. Perché entrambe segnano lo spartiacque fra un prima e un dopo.

La promozione di Iurlano proiettò il Lecce per la prima volta nell’Olimpo del calcio che conta e fu un delirio, un sogno a occhi aperti, il riscatto di una terra e l’inizio di una nuova era in cui il calcio diventava il primo motore di tante altre iniziative verso una nuova visione di Salento. Quella targata Saverio Sticchi Damiani, invece, lava l’onta della retrocessione a tavolino, spezza con la forza dirompente del sentimento puro, dell’onore, del merito sportivo, della volontà sopra ogni cosa, un incantesimo maligno. Una rinascita, appunto, per il territorio. E quindi, non un traguardo, ma la tappa virtuosa verso nuovo punto di partenza.

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