Domenica, 25 Luglio 2021
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Appunti giallorossi. Il grande cuore di un capitano che rinasce a ogni goal

Nella stagione più difficile della sua carriera, per vicende che col calcio non hanno nulla a che fare, Fabrizio Miccoli cerca sul campo la risposta a chi lo considerava un giocatore finito e non meritevole di indossare la fascia al braccio

Miccoli indica il simbolo del club impresso sulla maglia.

LECCE – Nonostante la squalifica per una giornata, Fabrizio Miccoli a Prato potrebbe esserci lo stesso. Il capitano, infatti, sta meditando di seguire i compagni nella prossima trasferta in Toscana. Un modo per dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, il suo attaccamento ai colori sociali, ma anche per serrare i ranghi in una fase in cui ogni passo falso potrebbe finire per costar caro in termini di classifica. Il ricordo del recente scivolone di Viareggio è, del resto, ancora ben presente nella testa dei giallorossi.

L’attaccante di San Donato di Lecce, autore della tripletta che ieri ha messo ko il Pontedera, sta metabolizzando a suon di goal una fase molto delicata della propria vita. Al centro delle polemiche ma anche delle inchieste della giustizia sportiva per quella "maledetta" ingiuriosa frase che tirava in ballo il giudice Giovanni Falcone Miccoli, ogni domenica scende in campo gravato da un fardello pesante dal punto di vista psicologico che le tifoserie avversarie contribuiscono ad appesantire.

La Commissione disciplinare della Figc la ho prosciolto, ma sul versante penale l’indagine nella quale è coinvolto - che esula da quelle parole e riguarda altri aspetti, in primis l'accusa di estorsione – è ancora aperta. Nell’attesa inevitabilmente logorante di una pagina che resta da scrivere, il bomber cerca ogni domenica sul campo la cura al suo turbamento. Ecco perché i tre goal siglati nel match di ieri vanno oltre il dato statistico e anche al di là dell’aspetto utilitaristico per la classifica del Lecce.

Seguirlo durante un partita è rivelatore di quanto viva sulla pelle l’onere e l’onore di essere il capitano della squadra per la quale ha sempre fatto il tifo. Nel primo tempo, per rimanere al confronto di ieri, si è sbracciato e sgolato nei confronti dei compagni dai quali non ha ricevuto quasi mai un passaggio degno di nota, fino alla marcatura che ha liberato ancora una volta la sua corsa verso la Curva Nord. Nella ripresa ha poi suonato la carica perché nessuno dei suoi pensasse di aver acquisito il risultato, ha tirato ogni qualvolta ne ha avuto l’occasione e cinque minuti prima del raddoppio si è fatto ammonire per proteste. Una sorta di indemoniato che vuole portare il suo Lecce in serie B, a dispetto di chi lo considerava un giocatore finito e non meritevole di indossare la fascia al braccio. 

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