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Miccoli, prossimo all'addio?

Miccoli, prossimo all'addio?

Miccoli e il Lecce verso l'addio, il capitano pronto a rescindere il contratto

Sembra giunta al capolinea la storia tra il Lecce e Fabrizio Miccoli. Il capitano giallorosso dovrebbe rescindere nelle prossime ore il contratto che lo lega alla società salentina, chiudendo un rapporto altalenante. Il fantasista potrebbe approdare tra le fila dell'Honved Buapest

LECCE – Sembra giunta al capolinea la storia tra il Lecce e Fabrizio Miccoli. Il capitano giallorosso dovrebbe rescindere nelle prossime ore il contratto che lo lega alla società salentina, chiudendo un rapporto altalenante, che lo ha portato a vestire per una cinquantina di volte la maglia del Lecce in meno di due anni. Il fantasista potrebbe approdare tra le fila dell’Honved Buapest, grazie all’amicizia che lo lega al direttore sportivo della società magiara, l'italiano Fabio Cordella (che in Ungheria ha portato gli allenatori Marco Rossi e Pietro Vierchowod). La storia del club ungherese è legata indissolubilmente al nome di Ferenc Puskás, uno dei grandi immortali del calcio mondiale, che con la maglia dell’Honved disputò 341 gare segnando 352 reti. L’ambiziosa società di Budapest vuole tornare ai fasti di un tempo e insegue il sogno di portare in riva al Danubio anche Alessandro del Piero.

Quella tra il Lecce e Miccoli è stata una storia fatta di romanticismo, sogni, illusioni e grandi delusioni. Dal ritorno nel Salento, nel luglio del 2013 (l’esordio con la maglia giallorossa è datato 4 agosto 2013 in Lecce-Santhià 3-0), alla corte della squadra per cui ha sempre tifato, la storia del fantasista è stata contrassegnata da gol, assist, la cocente delusione della promozione sfumata nella finale play-off con il Frosinone, qualche infortunio di troppo e un po’ di panchina.

Negli ultimi tempi, passando da Lerda a Pagliari, per capitan Miccoli lo spazio tra i titolari si è ristretto sempre di più. L’arrivo di Bollini sulla panchina del Lecce non sembra aver cambiato la deriva. Molte panchine e malumori hanno dimostrato, ancora una volta, che nel calcio moderno c’è poco spazio per i sogni e le bandiere, per le emozioni e il romanticismo. La favola giallorossa del Romario del Salento sembra chiudersi in maniera amara, con il sapore agrodolce di ciò che poteva essere e non sarà. 

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