Giovedì, 17 Giugno 2021
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Braglia chiude le porte per vederci chiaro. Schietto e concreto, il tecnico si presenta

L'allenatore toscano era ad un passo dall'accordo con il Rimini: "Ero in macchina, ho ricevuto una telefonata e sono tornato indietro". Ha detto di sentirsi più vicino a Mazzone, "burbero ma buono", che ad altri sergenti di ferro della panchina. Ha chiesto e ottenuto di aggregare Abruzzese al gruppo

Piero Braglia e Stefano Trinchera (foto Chilla).

LECCE – “Ero in macchina, ho ricevuto una telefonata e ho fatto inversione”. Così Piero Braglia, il nuovo tecnico del Lecce, ha descritto il momento in cui ha ricevuto la proposta del club salentino che lo ha strappato al Rimini, altra formazione di Lega pro, con il quale era ad un passo dall’accordo.

Il 60enne toscano, che prende il posto di Antonino Asta esonerato dopo la sconfitta per 4 a 0 a Foggia, ha ribadito ai cronisti che hanno partecipato alla sua prima conferenza in giallorosso il rapporto stretto che lo lega alle realtà meridionali, dove ha trascorso anni intensi della sua carriera sia di calciatore che di tecnico, e anche una certa attrazione per le sfide difficili. Perché certo, se lui è l’ottavo allenatore messo sotto contratto in meno di quattro stagioni, è chiaro che non si aspetta di passeggiare sui tappeti rossi. "Se per quattro anni sei in Lega Pro - dirà in chiusura di presentazione con riferimento alle aspettative del pubblico - bisogna chiedersi il perché. Non si vive di ricordi e di serie A non voglio sentir parlare nemmeno lontanamente".

A tratti scostante - "se mi girano le palle non è che lo nascondo, so farmi rispettare" - ha fatto però capire di sentirsi più vicino a Mazzone che ad altri sergenti di ferro cui è stato accomunato: "Io ho avuto la fortuna di essere allenato da lui e posso assicurare che è burbero fuori ma buono come il pane dentro", ha spiegato.

Braglia, come la maggior parte dei toscani, si è mostrato pienamente consapevole di avere una strada in salita davanti: “Non basta una squadra importante se tutti contro di te giocano la partita della vita perché ti chiami Lecce. Adesso sono finiti tutti i bonus che avevamo a disposizione: i campionati si vincono a marzo, non ora, ma dobbiamo restare attaccati al carro”. 

BI3T1938-2l nuovo tecnico del Lecce si è detto convinto che il gap dalle prime sia assolutamente colmabile, ma che l’unico modo per rifarsi sotto non può che essere la continuità, fatta anche di pareggi, se necessario. Lui, del resto, è della vecchia scuola e l’unica cosa che non vuole sono le sconfitte. Adesso si isolerà per quattro giorni con la squadra svolgendo allenamenti a porte chiuse fino alla partita di sabato contro l’Ischia. Una misura che sarà prolungata, ha precisato, il tempo necessario a prendere in mano la situazione e comprendere alcune dinamiche che evidentemente stanno inceppando i presupposti della vigilia.

Il suo modulo preferito è il 3-4-3 ma gli aggiustamenti verranno in corso d’opera, sempre che ci siano gli elementi adatti: “Ora non mi invento nulla” ha detto, aggiungendo che il suo compito in questi primi giorni sarà di cercare di non creare problemi ai calciatori provando a dar loro la sicurezza che serve a far risultato.

Ha chiesto e ottenuto di integrare a pieno titolo nel gruppo Abruzzese, ottenendo il via libera dalla società che invece con Asta aveva stabilito di escluderlo dal progetto tecnico. Almeno così, a specifica domanda, ha risposto il direttore sportivo Stefano Trinchera che aveva aperto la conferenza spiegando la decisione “sofferta e traumatica” di chiudere il rapporto con il precedente allenatore.

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