Cori e bagno di folla, Sant'Oronzo benedice il Lecce e Miccoli assicura: "Daremo il sangue"

L'inedita presentazione della squadra in piazza, nel giorno conclusivo della festa patronale. Per il presidente Tesoro una sfida anche contro la diffidenza che ancora lo circonda. L'emozione di Lepore, i propositi del capitano e di Lerda, la simpatia di Moscardelli. E una stagione in cui è vietato fallire

Foto in apertura di Emilio Faivre, galleria fotografica di Salvatore Chilla.

LECCE – Macchine fotografiche levate al cielo, cori e battiti di mani, una fiumana in piena per salutare l’entrata della squadra sulla scena inconsueta dell’ovale di piazza Sant’Oronzo, fra vortici di colori regalati dalle luminarie, nel cuore della festa patronale.

Per interminabili minuti resta fermo anche il trenino che dovrebbe trascinare i calciatori verso il palco. E’ l’assedio dei più giovani affamati di uno scatto, anche solo di un sorriso elargito dall’eroe visto per una volta da vicino, così vicino, quasi da non crederci. Alla fine i giocatori dovranno abbandonare il convoglio e proseguire a piedi.

E poi, musica sulle note dei Sud Sound System che faranno un ingresso inatteso proprio sul calare, magliette lanciate verso il pubblico, in una notte di festa che sembra viaggiare a gonfie vele sospinta dal vento dell’ottimismo.

Se l’entusiasmo bastasse da solo per vincere i campionati, allora il Lecce avrebbe già oltrepassato questa notte stessa la soglia di quella stretta gabbia che è diventata la Lega Pro e raggiunto con uno schiocco di dita la serie B soltanto per l’elettricità che oggi vibra nell’aria, incoraggiata dal desiderio matto di buttarsi a capofitto in cori da stadio sotto la benedizione della statua del Santo, austero ad osservare eternamente eretto sulla sua colonna il mondo scorrere ai suoi piedi.

La passione dei nuclei di tifosi più ristretti e arsi da una fiamma inestinguibile è un vestito di cui non ci si spoglia mai, cascasse il cielo o si perdessero anche due finali di fila ai play-off, e dunque oggi è chiaro lo sforzo di riannodare i fili del discorso soprattutto con la grande piazza, un po' più umorale, dopo la delusione cocente di Frosinone (ancora lì, dietro l’angolo, appena alle spalle), rigenerare l’eccitazione, creare un feeling nuovo.

Da questo punto di vista, la teoria della famiglia Tesoro sembra non fare una grinza: andare in piazza nel giorno dei Santi Patroni, un modo per segnare un gol nella porta della fiducia. Per una notte sembra, appunto, di aver già dominato la stagione ed essere lì, a un passo dal traguardo, quando però ancora mancano quattro giorni alla prima prova in assoluto di un nuovo, lungo campionato.

Il messaggio è chiaro: questo deve essere l’anno buono, non ci piove. Ed ecco il monito lanciato più volte ad abbonarsi e l’annuncio che la tariffa scontata sarà dilazionata fino a venerdì 29. Ed ecco soprattutto l’esibizione davanti alla folla (non tutti tifosi, molti solo simpatizzanti, i più probabilmente passanti della festa attratti dallo spettacolo) di quello che a tutti gli effetti, guardando i volti e leggendo i nomi, è uno squadrone che porta però con sé il pesante fardello di chi non può fallire per la terza volta.

L’aspra disputa con i vertici del Comune sulla vicenda del manto ridotto a un campo di patate è ancora nell’aria e si respira in qualche modo anche stasera dall’assenza di qualsiasi volto di amministratore nelle vicinanze (e meno che mai sul palco), ma anche da qualche battuta gettata lì non per caso dalla giornalista Silvia Famularo, che con Piergiorgio Mazzotta (la voce che annuncia ogni domenica le formazioni al Via del Mare) presenta lo show. “I Tesoro a volte sembrano più leccesi dei leccesi stessi”. Ogni riferimento alla diatriba di sapore campanilistico sulla baresità rilanciata da qualche politico non è puramente casuale.

Tutto però si stempera in un attimo, la polemica è solo un alito leggero che si perde fra le luminarie e i buoni propositi, perché questa è la festa del Lecce e non bisogna contaminarla di faccende dal sapore politico. Lo sa bene una vecchia volpe come il presidente Savino Tesoro, che si presenta nudo e crudo con (quasi) tutta la sua famiglia sul palco, offrendo un’immagine tranquillizzante e nello stesso tempo di estrema serietà rispetto agli obiettivi. Come dire: eccoci, siamo qui. Siamo come voi, in mezzo a voi e ci crediamo.  

Poche parole in bocca a tutti, seguendo un copione intelligente, in modo che la serata scorra leggera e che sia soprattutto l’immagine di compattezza a dominare, quando arriverà il momento di presentare l’armata.

“Non voglio essere ruffiano, ma questa è l’ennesima dimostrazione che la gente e la città di Lecce trasmettono emozioni incredibili”, dice il presidente, guardando la folla e ricordando che fra i momenti migliori della vita, dopo essere nato, essersi sposato e aver avuto tre figli, si pone la parentesi attuale, alla tenera età di 55 anni. Quasi a dire che la vita è un contenitore infinito di sorprese.

“Sto vivendo un'altra emozione fortissima con il Lecce e questo mi dà la forza di andare sempre oltre”. Manca suo figlio Antonio, sul palco, ma c’è un motivo. Da direttore sportivo, sta chiudendo una trattativa. E si finisce in gag involontaria che muove sorrisi di simpatia. “In questo momento sta acquistando un difensore centrale, ha disputato tre anni in B. E’ un ragazzo del ’90, ma non ricordo il nome”. Potrebbe trattarsi di Filippo Carini (Pisa, Padova e Modena), e il nome inizia a circolare fra i presenti. Quello che però strappa l’ovazione è il proposito, semplice ed efficace come devono essere gli slogan vincenti: “Cercherò di riportare il Lecce nel calcio che conta”.

Arriva poi il momento clou, e in piazza i numeri sembrano raddoppiare. E’ la torma che si affaccia verso il palco, un passo dietro l’altro. Si moltiplicano macchinette compatte e cellulari per riprendere ogni istante. E inizia la passerella, condita da “olè” e interrotta di tanto in tanto da cori da curva, sebbene sia evidente l’assenza dello zoccolo duro degli ultras. Una scelta da non leggere, ovviamente, come polemica, ma più probabilmente dettata dalla specifica filosofia che permea il gruppo, da menzionare peraltro come il primo in assoluto ad accogliere con estremo calore la squadra al rientro nel Salento dopo il ritiro.

Ci sono volti vecchi e nuovi, fra i calciatori, ci sono molti salentini doc, come la new entry Alessandro Carrozza, e spicca soprattutto l’emozione sincera di Franco Lepore. Si capisce lontano un miglio che non vede l’ora di scontare la maledetta squalifica per assaporare anche solo per un istante la gioia di provare la via del gol sotto la sua Nord.

Chi non tradisce la sua immagine scanzonata è Davide Moscardelli, pronto “a fare la barba agli avversari”, usando le parole di Mazzotta, diventato in pochi giorni un idolo anche a Lecce per il suo insolito look, sempre disponibile per una foto con chiunque e lesto questa volta a scattare un selfie girandosi di spalle e immortalandosi così con i tifosi stretti sotto di lui.

“Un capitano, c'è solo un capitano”, parte poi il coro quando sul palco spunta il volto di Fabrizio Miccoli. Le sue, parole semplici, esattamente quelle che i tifosi vogliono sentire. “A nome di tutti i miei compagni, vi possiamo promettere, e ve lo giuro, l'impegno massimo. Lotteremo in campo, daremo il sangue. Faremo di tutto per portare questa città, questa società, questa squadra in alto, in campo e fuori. A voi – rivolgendosi al pubblico - chiedo di essere vicini come sempre. Insieme faremo grandi cose”.

E prima che in scena arrivino i Sud Sound System per una scoppiettante sorpresa finale a suon di musica (letteralmente, a chiudere le danze), è mister Franco Lerda a rubare la scena. Piemontese, ma non certo freddo come da luoghi comuni. E questo i leccesi l’hanno capito da tempo.

“E’ vero quello che ha detto Fabrizio, noi daremo non tutto, ma di più per onorare la città e i tifosi”, riesce a dire, prima di essere inghiottito da un coro che inebria e trasforma in un’onda saltellante tutta piazza Sant’Oronzo, un vibrante “ci nu zzumpa è nu barese” dal  quale non può esimersi nemmeno lui, l’uomo venuto da Spinazzola, “il barese”, con il suo sogno dichiarato di restituire dignità al Lecce e la diffidenza che ancora lo circonda in diversi ambienti locali.

A festa finita, non resta che iniziare la nuova campagna, di battaglia in battaglia. Si parte domenica dalle porte di Roma. Oltre la soglia dei propositi e le maglie nuove, dopo i canti e i sorrisi per i flash, c’è una stagione in cui è più che mai vietato fallire. L'unica certezza: Sant'Oronzo, silenzioso, da lassù e proprio nel suo giorno, la benedizione l'avrà senz'altro impartita. La Lega Pro va stretta anche a lui. 

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