Il presidente e l'allenatore: i motori di una squadra spinta oltre i suoi limiti

Nel giorno del suo 44esimo compleanno, Saverio Sticchi Damiani conquista la promozione che ha sempre sognato da tifoso. Con lui mister Fabio Liverani, la cui filosofia di gioco è già un modello

Sticchi Damiani portato in trionfo dai calciatori.

LECCE - Il primo a presentarsi in sala stampa, dopo la vittoria contro lo Spezia che ha regalato al Lecce la seria A, è il presidente Saverio Sticchi Damiani, che proprio oggi ha compiuto 44 anni. Attorno al suo paziente lavoro, dal reperimento dei soci nel momento del passaggio di consegne dalla famiglia Tesoro fino allo sviluppo del progetto tecnico incentrato sulla coppia Meluso-Liverani, il club ha costruito il percorso verso un traguardo storico. 

"Portare in serie A la squadra di cui sono sempre stato tifoso e nel giorno del mio compleanno è il massimo", ha esordito il numero uno del club di via Costadura che stenta a prendere consapevolezza del miracolo di cui è stato protagonista. "Abbiamo cercato di fare una squadra che si potesse salvare, senza rinunciare a guardare oltre la permanenza. Abbiamo alla fine vinto un campionato in cui c'erano Verona, Crotone, Benevento, Palermo: è stato tutto merito di un allenatore straordinario, di un direttore sportivo che sotto traccia ha lavorato benissimo e dei ragazzi che, oltre a essere ottimi calciatori, hanno capito subito di giocare in un posto in cui non si poteva scherzare".

Il presidente individua il momento in cui il gruppo ha preso davvero consapevolezza della sua grande unità: "Penso al momento in cui Scavone ha avuto quel bruttissimo incidente. In quel momento un gruppo che comunque lavorava bene dal punto di vista professionale è diventato un insieme di uomini che davano tutto l'uno per l'altro". Un altro passaggio fondamentale, per Sticchi Damiani, si era verificato poco prima, nei giorni di chiusura della sessione invernale del calciomercato: "Ho avuto la possibilità di dare via Lucioni a una cifra molto importante, ma in quel momento sapevamo che l'asticella si era alzata". 

Per quanto riguarda il futuro, il presidente del Lecce ha assicurato che il passo del club sarò quello del sano realismo: "Ci sarà tempo e modo per parlare dei progetti: cercheremo di fare scelte logiche, mai il passo più lungo della gamba. L'unica sconfitta che non potremo mai accettare sarebbe far saltare i conti. Se verrà il risultato sportivo saremo ancora più felici, ma non saremo schiavi del risultato: la vita del club al primo posto".

3Z3A7941-2Dopo Sticchi si è seduto davanti ai cronisti l'allenatore, Fabio Liverani, che con la sua filosofia di gioco ha dato al Lecce quel valore in più senza il quale il campionato non sarebbe mai stato così esaltante. Per il tecnico romano i segnali che lo hanno persuaso che la sua squadra avrebbe potuto stupire sono stati due: "La partita con il Venezia è la prima: perdevamo a venti minuti dalla fine, poi c'è stata la doppietta di Palombi con la vittoria nel recupero. È come se la squadra avesse tolto il freno a mano. Poi ci sono state le tre partite in casa, una cosa che non capita mai se non in quella circostanza fortuita (il recupero della gara con l'Ascoli, sospeso per l'infortunio a Scavone, precedette le partite con Verona e Cosenza, Ndr): è già difficile poterle vincere due di seguito, figuriamoci tre. Ecco, quello è stato il passaggio fondamentale per credere a quell'obiettivo che era inimmaginabile nel momento in cui le squadre hanno presentato la propria rosa all'inizio del campionato. Con il cuore, con l'organizzazione, con la qualità di alcuni giocatori abbiamo colmato le distanze. Credo che questo gruppo un posto nel cuore della città e della società lo avrà sempre". 

Liverani ha voluto rendere ampio merito al suo staff, alla società e ai suoi ragazzi, per un motivo in particolare: "Aver capito che allenatore sono, a prescindere dalla tattica. Quello che fa la differenza è saper riconoscere il tipo di persona che hai davanti: i ragazzi hanno preso nel verso giusto.tutto quello che io pretendo, che trasmetto, ma è una linea sottile, perché ti puoi anche mettere di traverso". 

Sollecitato sull'exploit di La Mantia, bomber della squadra, Liverani è partito da lontano nell'analisi: "Il momento cruciale di Andrea è stata la prima parte del campionato: arrivato in ritardo, con problemi di tesseramento che lo hanno ulteriormente fermato, ha perso oltre dieci giorni di lavoro. A livello di condizione fisica era quasi un ex calciatore, faceva fatica a fare esercizi fisici da un minuto. Arriviamo a Livorno e prima della partita mi confronto con lo staff per conoscere il parere dei miei collaboratori sull'impiego dall'inizio di La Mantia. Tutti erano perplessi, però poi ho pensato che non tutti i giocatori sono eccellenti nell'allenamento e che forse lui fosse più un animale da gara. Da lì si è sbloccato, ha lavorato tanto perchè ha capito che il mio calcio pretendeva una concezione di centravanti diversa da quella tradizionale".

Di un anno più giovane del presidente, l'allenatore ritrova la seria A dopo una brevissima apparizione sulla panchina del Genoa: "Credo di esserci arrivato in maniera meritata e ritengo che mantenere la categoria sarà molto difficile. Io sono ambizioso, voglio crescere con umiltà e determinazione, il mio obiettivo è fare sempre il massimo: mi reputo fortunato, faccio quello che ho sempre segnato di fare".

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