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Le ragioni del cuore vincono sempre. Adesso avanti, con orgoglio e umiltà

La conquista della serie B non è solo un traguardo sportivo, questa volta ha il sapore del riscatto di una storia che ora può arricchirsi di nuove soddisfazioni

LECCE – Come si può rendere in parole una liberazione attesa così a lungo, una promozione sfiorata per più stagioni per poi fermarsi a un metro o poco più dal traguardo?

Difficile talvolta è il mestiere del cronista perché quando il cuore aumenta i battiti al secondo fino a sentirti scoppiare il petto di felicità due sono le cose: o è amore o è amore, e la lucidità viene meno. Si può amare in molte maniere, e si può anche rimanere vittima del proprio amore, ma la passione per la propria squadra è qualcosa che è allo stesso tempo un luogo comune ma anche un momento particolarmente intimo e per questo unico.

A ognuno la sua dedica, a ciascuno i propri ricordi, la vittoria del campionato e la conquista della promozione in serie B sono per il Lecce e i leccesi una nemesi profonda, radicale: dopo aver pagato con gli interessi l’onta di una doppia retrocessione nel giro di poche settimane, il club giallorosso si riprende ciò che suo, un palcoscenico degno del suo nome e della sua storia.

La felicità dei tifosi ha un sapore particolare quest’anno: è quello della redenzione, della liberazione. È contagiosa, è spiazzante, è riconciliante. Polvere e terra, terremoti emotivi, mille scaramanzie. Lacrime per gli amici che non ci sono più, per i nonni che ti hanno istruito discretamente e caparbiamente al dono della fede, per gli amici con cui condividi un’ansia che fa parte del codice genetico e del quale a una certa età ti potresti anche vergonare ma non lo fai nemmeno per sogno, per le persone con cui hai scelto di condividere il momento, quello e quello soltanto, che sancisce lo spartiacque tra il prima e il dopo: quel triplice fischio finale dopo il quale ti puoi lasciare andare allo sfogo più scomposto, anche se non dovresti, tra i colleghi con cui hai condiviso per sei lunghissime stagioni le angosce di un riscatto sempre annunciato e mai compiuto.

La “tragedia” contro il Carpi, ma soprattutto il ritorno infausto da Frosinone, dopo il palo di Beretta per il possibile 0 a 2, poi la superiorità del Foggia, la lotteria dei rigori ad Alessandria. Non avremmo mai potuto pensare a un destino così avverso e, ditemi la verità, quanti fantasmi si sono materializzati quando Catania e Trapani erano a un passo dal compiere la rimonta perfetta?

Ma così non è stato, perché in fondo il calcio ha ancora un cuore, nonostante tutto: il Lecce torna in serie B dalla porta principale, senza dire grazie a nessuno, con l’orgoglio di chi ha rischiato più volte di piegarsi davanti al traguardo sfumato ma si è sempre rialzato per ricominciare. Non senza errori, non senza fraintendimenti, ma con una determinazione che alla fine ha piegato tutte le contrarietà.

È luminosa questa festa per la promozione, perché irradia una gioia che proietta il club giallorosso verso un futuro che, naturalmente, ha mille incognite e una sola grande certezza: il Lecce c’è e oggi ha reso felice la sua gente, che continuerà a sostenerlo verso nuovi, difficili, intriganti traguardi.

Questo trionfo reca le firme di tanti protagonisti: il presidente Saverio Sticchi Damiani e la dirigenza tutta, per l’audacia con la quale hanno sfidato tempeste e aspettative che avrebbero stritolato molti altri sotto il loro peso; Fabio Liverani, il tecnico che ha messo il suo sigillo dove una dozzina di allenatori non sono arrivati; il capitano Franco Lepore e tutta la sua ciurma, nella quale Andrea Arrigoni, Ciccio Cosenza, Filippo Perucchini, Marco Mancosu, Marco Armellino giganteggiano per continuità di rendimento; tutti coloro che senza mai avere le luci della ribalta puntate sopra non hanno mai smesso di lavorare e di crederci.

Sono persone che il grande pubblico non conosce ma che meritano di essere considerati protagonisti al pari degli altri: Angelica De Mitri, Ernesto Bruno, Antonio Giannuzzi, e poi Vincenzo e Alfredo che sopportano tutte le paturnie di noi giornalisti, insieme allo storico addetto stampa Andrea Ferrante, in quel settore un po’ indisciplinato di tribuna riservata che non perde mai il contatto con i tifosi, senza mai prendersi troppo sul serio ma senza mai lesinare energie. Grazie a tutti loro, a tutti voi che avete seguito queste cronache dai paesi più impensati del mondo. È stato un gran giorno, ce lo siamo meritato. Adesso avanti Lecce, ancora e per sempre.

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