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Rigore finanziario e pochi errori: la ripartenza del Lecce a fari spenti

Tutti i soci del club hanno partecipato a un incontro con la stampa per la comunicazione delle linee guida per la prossima stagione. De Picciotto, che ha il pacchetto azionario più consistente, ha chiesto una gestione più oculata

Foto di gruppo per i soci dell'Us Lecce e il direttore dell'area tecnica, Corvino.

LECCE - La ripartenza del Lecce si annuncia all'insegna del rigore finanziario, della patrimonializzazione dell'area tecnica con l'acquisto di giovani promettenti e dell'alleggerimento del monte ingaggi che ancora quest'anno era gravato dagli "avanzi" della precedente stagione in serie A. Non ci saranno proclami di alcun tipo, ma lo sforzo di fare il massimo con il minimo margine di errore. È questa la sintesi telegrafica della strategia annunciata questa mattina dal presidente dell'Us Lecce, Saverio Sticchi Damiani, in conferenza stampa. 

Si tratta in pratica del rilancio, con maggiore ortodossia, del corso annunciato in estate, dopo la retrocessione dalla massima categoria, con una stretta ai cordoni della borsa che determina la messa a disposizione del direttore dell'area tecnica, Pantaleo Corvino, di un budget limitato. A lui è affidata la continuità di quel progetto pluriennale che è sembrato menomato dall'allontanamento di Eugenio Corini e che ora trova in Marco Baroni - che sarà presentato domani - il nuovo interprete per il ruolo di allenatore della prima squadra. Proprio il suo arrivo lascia pensare che alla base dell'accordo (un anno di contratto più l'opzione per il secondo) ci sia l'assicurazione sull'allestimento di una squadra all'altezza della situazione, per cui più che di un ridimensionamento in stile austerity, conviene leggere gli eventi come l'adozione di un profilo più basso nel contesto di una organizzazione più attenta.

Non bisogna, del resto, ripartire proprio da zero, perché i frutti di ciò che si è iniziato a seminare già si vedono, come è stato ricordato: proprio mentre era in corso la conferenza a Palazzo BN, la formazione Primavera contendeva alla Cremonese il diritto di disputare il massimo campionato di categoria. I giallorossi di mister Grieco alla fine si sono imposti per 1 a 0 (intanto, il presidente aveva fatto in tempo a precipitarsi al Kick Off di Cavallino). Sugli spalti erano presenti anche Baroni, e Pablo Rodriguez che con sei marcature in B è stato il capocannoniere Under 21 del torneo di B. Il settore giovanile, insomma, sta già dando risposte: va ricordato che la formazione Under 17, allenata da Primo Maragliulo, è al momento alla testa del proprio girone (insieme al Crotone). E la prima squadra può comunque puntare su elementi di proprietà che hanno già suscitato interesse: allo spagnolo si aggiunge il danese Hjulmand, ma ci sono anche Bjorkengren e il polacco Listkowski che lo scorso anno è stato martoriato da problemi fisici e Gallo che è entrato nel giro dell'Under 20 italiana.

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Tornando all'incontro con la stampa, va rimarcata la partecipazione di tutti i soci che affiancano il presidente: la famiglia Carofalo, Corrado Liguori, Alessandro Adamo e René De Picciotto (nella foto di A.Scuro, sopra) che detiene il pacchetto di azioni più rilevante, pari a circa il 40 percento. Quest'ultimo, è stato detto con chiarezza, avrà un ruolo più incisivo nella gestione del club: personalmente o tramite una figura di fiducia entrerà nel consiglio di amministrazione, in scadenza nel prossimo autunno. In cambio del suo maggiore coinvolgimento, l'esperto e facoltoso imprenditore, che controlla una sessantina di società impegnate in svariati settori in tutto il mondo, ha chiesto un cambio di passo nella governance: quella che riguarda il campo, con una guida più ferma, e quella che riguarda i conti attraverso una serie di passaggi, dall'accordo con una società di revisione contabile non limitata al mondo del calcio all'assenza di debiti, passando da una serie di certificazioni che al momento mancano. In altre parole De Picciotto punta alla massima trasparenza e alla capacità di non indebitarsi.

Per la prima volta da quando è entrato nella famiglia del Lecce il suo intervento è stato centrale, da prima linea, sebbene con toni pacati ed essenziali e l'atteggiamento del buon padre di famiglia: ricordando la sua specializzazione come esperto in contabilità, ha spiegato che il club non ha alternativa al rigore finanziario perché la fase attuale è quella di una economia di guerra, in conseguenza della pandemia. Ha aggiunto che le regole di gestione di una società di calcio non possono essere "speciali" e che cuore, attaccamento alla maglia, capacità di sognare non bastano. Si è definito un tifoso ragionevole. e non si è sottratto a un'analisi dell'epilogo del campionato: ha raccontato di aver detto a Corini, riconoscendo in lui una persona seria e preparata, che in un paese anglosassone nessuna squadra si sarebbe fatta sfuggire il traguardo finale considerando il vantaggio che il Lecce aveva, rimproverando così al bresciano un deficit di grinta.

Nel suo più ampio intervento, invece, Sticchi Damiani ha ricordato ai complottisti, la cui teoria è che il club non avesse interesse a vincere il campionato per non affrontare i costi della seria A, che la promozione avrebbe significato introiti garantiti per una somma tra i 40 e i 50 milioni di euro e che la società aveva depositato in Lega un impegno per un premio promozione che nella storia del Lecce non ha quasi precedenti. 

Il presidente ha poi ripercorso tutti gli sforzi fatti nella stagione per superare le difficoltà che nel tempo si sono presentate, a partire da quelle iniziali relative all'insofferenza di alcuni calciatori che avrebbero preferito giocare in A. Ha fatto anche un accenno anche alla proposta fatta a Pettinari in autunno, un accordo triennale, rifiutato dal calciatore nonostante le cifre fossero di un certo peso. Questo passaggio è stato poi ripreso dal direttore Corvino che ha ribadito che l'attaccante non rientra nei piani tecnici della squadra anche in ragione di un modulo che prevede un attaccante centrale (Coda e Rodriguez). 

Non è mancato un passaggio che è suonato un poco come autocritica, un poco come una frecciata a Meluso, il direttore sportivo di allora. Parlando della stagione di due anni addietro in seria A, infatti, Sticchi Damiani l'ha definita una occasione perduta: si può retrocedere onorevolmente, ha detto, ma non si può fallire l'obiettivo della patrimonializzazione con un budget di 30 milioni di euro, fatto salvo l'arrivo di Gabriel e di Gallo (ma a parametro zero dopo il fallimento del Palermo). Molto intenso è stato anche l'intervento di Pantaleo Corvino, di cui si riferisce a parte (qui l'articolo).

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