Roselli alla "conquista" di Boston: un salentino nella maratona più antica

Quest'anno la maratona di Boston vedrà ai nastri di partenza anche un salentino: Franzi Roselli, atleta dell'Asd Gpdm Lecce

LECCE – E’ il traguardo più ambito di ogni vero maratoneta. Quello di tagliare il traguardo in Boylston Street, nel cuore di Boston, dopo aver percorso i 26,2 miglia che la separano da Hopkinton, è il sogno, o se vogliamo l’ambizione, di ogni podista di buon livello. Già, perché la maratona di Boston è con Atene la più antica del mondo (quest’anno si corre la 120esima edizione, la prima edizione fu organizzata nel 1897 e fu ispirata dalle prime Olimpiadi dell’era moderna, che si svolsero ad Atene nel 1896), e si è ammessi alla partenza attraverso tempi di qualificazione molto severi, ma soprattutto perché la gara mantiene un’anima antica, i valori stessi della corsa e dello sport.

Quest’anno la maratona di Boston vedrà ai nastri di partenza anche un salentino: Franzi Roselli. L’atleta dell’Asd Gpdm Lecce ha ottenuto il tempo di qualificazione (2.58.38) nella scorsa edizione della maratona di Torino. Pur essendo approdato nel mondo del podismo da pochissimi anni, Roselli si sta imponendo nel panorama locale e non a suon di grandi prestazioni, frutto di doti fisiche, talento e allenamenti rigorosi. Ha affrontato la preparazione per Boston correndo spesso prima che il sole sorgesse, spezzando con i suoi passi veloci il silenzio di una Lecce ancora addormentata. A novembre scorso l’atleta 44enne ha disputato la maratona di New York, vestendo i panni dell’ambasciatore dell'Associazione Lorenzo Risolo. “Siamo felici e onorati che un grande atleta come Roselli – commenta il presidente dell’Asd Gpdm e coordinatore di Laica Sport, Simone Lucia – rappresenti la nostra squadra e tutto il Salento in una maratona ricca di fascino, storia e prestigio come quella di Boston”.

Come da tradizione si corre il terzo lunedì di aprile, in occasione del Patriots' Day, la festa che commemora l'inizio della Guerra di indipendenza americana. Nulla a che vedere con altre maratone blasonate come New York, Londra, Berlino e Roma, in cui maratoneti attraversano luoghi ricchi di fascino e di storia, fotografati e visitati da migliaia di turisti. Il percorso della maratona di Boston porta i podisti attraverso la campagna del Massachusetts. Così come nella maratona di Atene si attraversano paesini anonimi, in cui i passi dei maratoneti squarciano il silenzio e la quiete.

Lasciata Hopkinton, si attraversano le cittadine di Ashland, Framingham, Natick e Wellesley (dove si supera la metà gara). Qui la gara si trasforma, transitando dinanzi al Wellesley College, dove un muro umano di studentesse incita a viva voce i podisti in un clima da stadio. Si entra quindi nel comune di Newton, caratterizzato dalle Newton Hills, una successione di quattro salite che culmina con la Heartbreak Hill. La Heartbreak Hill (collina spacca cuore) è una salita di circa 600 metri tra il 32esimo e il 33esimo chilometro. È l'ultima delle quattro Newton Hills, che rappresentano un passaggio difficile della maratona. Il nome Heartbreak Hill prende origine da un episodio accaduto nell'edizione del 1936. Proprio su questa salita il campione uscente John A. Kelley superò il leader della corsa, Ellison “Tarzan” Brown, dandogli una "amichevole" pacca sulle spalle. Questo gesto produsse una reazione da parte di Tarzan Brown che incrementò la velocità, superò Kelley e tagliò per primo il traguardo “spezzando”, secondo le parole del reporter del Boston Globe, Jerry Nason, “il cuore di Kelley”. Superato il Boston College (al 37esimo chilometro), si entra a Boston in Beacon Street, poi Kenmore Square, quindi si percorre Commonwealth Avenue, Hereford Street e il vialone di Boylston Street: ottocento interminabili metri per la consacrazione finale.

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Il 15 aprile del 2013, quando a Boston erano le 14:49 e in Italia erano le 20:39, due bombe (realizzate con due pentole a pressione piene di polvere da sparo, bulloni, chiodi e pezzi di ferro) esplosero vicino al traguardo della maratona. Le vittime furono tre e almeno 264 i feriti, molti dei quali subirono amputazioni. Quel giorno è diventato il “One Boston Day“: il giorno in cui si ricordano i morti e i feriti. Anche quest’anno lo spirito della maratona e del maratoneta rimarrà indomabile. Ognuno correrà con la sua personale storia, ma tutti correranno per il trionfo della vita e dello spirito umano sulle tenebre e sulla violenza. Lunedì prossimo a Boston si correrà per ricordare le vittime e per sancire che la libertà di espressione – sia essa perseguita nello sport, nell’arte, nella letteratura – non potrà mai essere annientata.

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