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Sospesi tra Oriente e Occidente, tre podisti salentini conquistano Istanbul

Hanno ripercorso strade antiche, viaggiando nella storia di una città senza tempo, fatta di miti e leggende, contraddizioni e fascino. Tre podisti salentini, moderni crociati della fatica e del podismo, hanno sfidato se stessi e il tempo nella 36esima edizione della maratona di Istanbul

LECCE – Hanno ripercorso strade antiche, viaggiando nella storia di una città senza tempo, fatta di miti e leggende, contraddizioni e fascino. Istanbul è sogno e incanto, immagini che ti conquistano e ti rimangono impresse, soprattutto se, viaggio nel viaggio, la percorri lungo i 42.195 metri di una maratona. Tre podisti salentini, moderni crociati della fatica e del podismo, hanno sfidato se stessi e il tempo nella 36esima edizione della maratona di Istanbul. Una gara difficile, tra i saliscendi di una città fondata su sette colline, unita da ponti difficili da scalare quanto le proprie ambizioni. Francesco D’Elia, Franzi Roselli e Claudio De Mori hanno rappresentato il Salento in una gara dal sapore internazionale, fregiata del titolo di Iaaf gold label, con ben 180 nazioni presenti. Nonostante il tempo inclemente e le difficoltà di un percorso tutt’altro che agevole, i tre atleti dell’Asd Gpdm hanno ottenuto tempi eccezionali. Il talentuoso Rosellli ha tagliato il traguardo in 3.03.12 (107esimo assoluto), precedendo di 42 secondi il professor D’Elia (12esimo di categoria), autentico guru del podismo salentino, una vita spesa a insegnare e praticare sport ad alti livelli. Giornata poco fortunata per De Mori (capace in passato di scendere sotto le tre ore) che, frenato da alcuni problemi fisici, ha dovuto rinunciare ai sogni di primato fermando il tempo su 3.23.28. Tre storie diverse unite da una grande passione e una grande amicizia, a sublimare una grande impresa.

Da brividi la partenza sul ponte sul Bosforo, sospesi tra oriente e occidente, mar Nero e mar di Marmara, sulle tracce del cammino sognato da Dario il Grande. Poche centinaia di metri e si lascia l’Asia alle spalle, la salita è impegnativa e mette a dura prova i muscoli ancora freddi. Inizia un continuo saliscendi, tra colori e suoni che ammaliano, sino al ponte di Galata, un legame simbolico tra l'Istanbul ottomana storica e la città che era degli stranieri. Sembra di scivolare col proprio passo tra i mille volti di una città che fu Bisanzio e Costantinopoli, sede di regni e civiltà. Attraversando il ponte si percepisce la multiculturalità profonda di quella che fu la capitale di un grande impero. Inizia il lungo viaggio lungo il Corno d'Oro (l'istmo che attraversa la parte europea della città), prima di tuffarsi su via Kennedy, il lunghissimo vialone che costeggia il mare. Si viaggia verso l’aeroporto, poi si torna indietro, con il vento gelido che soffia sui muscoli provati dai tanti chilometri, portando umidità e salsedine. Ti volti, vedi tutto, anche quello che non c’è.

Le tre ore di gara coincidono con la seconda preghiera del giorno e i muezzin che dai minareti intonano la loro salmodia cantilenante. L’arrivo nel parco all'Ippodromo è una scarica di adrenalina ed emozioni. Si affronta un’altra salita, circa tre chilometri di sofferenza che rappresenta il tributo da pagare per un arrivo tra la magnificenza di Aja Sofia e della Moschea Blu. Lo speaker legge tutti i nomi e la nazionalità degli arrivati, mentre una folla festante incita gli atleti. La mente diventa un turbinio di emozioni, fatica, felicità e gioia. Senti che la tua diventa una storia nella storia, urlo silenzioso, dentro di te. La corsa è una storia da copiare, come amanuensi della fatica. La maratona è il viaggio. Si fugge per arrivare. Per capire che alla fine non si è più gli stessi. Si corre, si cambia, si diventa. 

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