Terzapagina. Champions League e il segreto della prima finale tutta tedesca

Due squadre della Germania, il Bayern Monaco e il Borussia Dortmund, si contenderanno la coppa dalle grandi orecchie: Ubaldo Villani-Lubelli prova a raccontare cosa si nasconde dietro questa ascesa, che sembra aprire un dominio

@TM News/Infophoto

Due squadre tedesche nella finale di Champions League. Ieri, in Bundesliga un anticipo di quella che sarà la partita che vale una stagione (per la cronaca, finita 1-1). A raccontare meglio l'evoluzione calcistica della Germania è Ubaldo Villani-Lubelli.  

"Lezione tedesca per l’Europa. Non stiamo parlando di euro, austerità e di riforme del lavoro, ma di calcio. La prima finale tutta tedesca della storia della Champions League è il segno del dominio teutonico nel vecchio continente. L’impotenza del grande Barcellona di fronte al solido e spietato Bayern è stato il più classico dei passaggi di consegne.

Saranno i bavaresi a dominare nei prossimi anni il calcio europeo, in virtù anche dell’arrivo dell’ex allenatore del Barca, Pep Guardiola, alla guida del club. Se anche l’allenatore più corteggiato del mondo decide di lavorare nella fredda e noiosa Germania, nella kitsch e fighetta Monaco, ci sarà forse un motivo. Il calcio tedesco è destinato a giocare un ruolo da protagonista e il Bayern certamente è la squadra più accreditata a guidare quest’invasione tedesca dell’Europa.

Ma perché il calcio tedesco è diventato improvvisamente un modello per tutti? In realtà non è un fenomeno recente. Il Bayern è già alla terza finale negli ultimi quattro anni e nel ranking Uefa i tedeschi ci hanno già superato da tempo.

I successi di Borussia Dortmund e Bayern Monaco hanno una storia lunga che risale al Mondiale del 2006 nell’organizzazione del quale sono stati ristrutturati per bene gli stadi che oggi sono di alto livello tecnologico, permettono di giocare anche in condizioni atmosferiche avverse e sono di proprietà delle società.

Non è un caso che gli stadi tedeschi siano sempre pieni. Da questo punto di vista la Germania è al primo posto, nessun altro campionato ha tanti spettatori quanti la Bundesliga. Se in Inghilterra la media è di 34.601 spettatori a partita, nella Bundesliga è 44.293 (+2.192 rispetto allo scorso anno). Molto più indietro Spagna e Italia. Il Bayern Monaco ha dovuto stabilire un tetto massimo di abbonamenti per dare la possibilità ai propri tifosi che non possono permettersi l’abbonamento di poter acquistare anche biglietti per ogni singola partita. Il Borussia, nel 2011, ha avuto una media spettatori di oltre 80.000 spettatori.

L’indotto dato dai biglietti è notevole perché i tifosi che riempiono gli stadi della Bundesliga acquistano anche bandiere, sciarpe, magliette, mangiano e bevono. Il fattore legato alla presenza dei tifosi pone la lega tedesca già al primo posto rispetto alla Premier League inglese. Ma non è solo una questione di numeri. La Bundesliga compete per il primo posto con la Premier anche dal punto di vista tecnico e ha già superato non solo il calcio italiano, ma anche quello spagnolo, come è risultato evidente dalle recenti semifinali. Le squadre tedesche, come dimostrano anche i risultati della scorsa settimana, arrivano atleticamente più fresche in primavera perché hanno una pausa invernale di circa un mese e perché la Bundesliga è composta da diciotto squadre, dunque si gioca di meno rispetto a Italia, Spagna e Inghilterra.

Ma il modello che oggi tutti vogliono seguire prevede soprattutto una seria e credibile programmazioneinfophoto_2013-05-04_155619273_low_p0001584080-2. Ogni società deve ottenere dalla Federazione una licenza sulla base di un progetto economico-sportivo effettivamente realizzabile e che non prevede, ovviamente, debiti. Tale progetto deve soddisfare criteri sportivi, finanziari, personali, mediatici, infrastrutturali, di sicurezza e giuridici. Si tratta di un sistema che permette alle società una programmazione a lungo periodo.

Infine, il fatturato delle squadre tedesche è ancora ben distribuito: i diritti televisivi contribuiscono per il 26,4 per cento, la pubblicità per il 26,5 e i biglietti (insieme ad altri introiti ad essi collegati) per il 21,18.

Ma non è finita qui. In Germania il trasferimento dei giocatori pesa solamente per il 10 per cento sulle entrate delle società. Le squadre tedesche investono moltissimo nel settore giovanile (76 milioni di euro nel 2010/11, l’8.4 per cento in più rispetto alla stagione precedente) come dimostra il caso del Borussia Dortmund, una squadra che nel 2006 era vicina al fallimento e che grazie all’investimento nel settore giovanile e in giocatori (e allenatore) semisconosciuti, ha creato una squadra di livello internazionale. La lezione tedesca è semplice e lineare: programmazione, niente debiti, tutela dei tifosi. La finale del 25 maggio a Wembley sarà una partita sorprendente. 

Ubaldo Villani-Lubelli

twitter@uvillanilubelli

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