Tesoro lascia senza pretese: "Solo una firma in banca per le garanzie di 2 milioni"

In conferenza stampa il patron del Lecce ha liquidato le presunte trattative per la cessione del club e ha ribadito, conti alla mano, le sue condizioni per il passaggio di consegne. Da parte sua garantirà la continuità del titolo sportivo ma non l'iscrizione alla Lega Pro

Savino Tesoro ribadisce l'addio al Lecce.

LECCE - Per rilevare l'Us Lecce servono pochi milioni di euro, ma se nessuno dovesse farsi avanti l'attuale proprietà garantirà la continuità del titolo sportivo ma non l'iscrizione in Lega Pro, lasciando alla Figc l'assegnazione a un campionato minore. "Se io iscrivessi la squadra - ha chiesto in conferenza Savino Tesoro ai cronisti - chi pagherebbe poi gli stipendi dal mese successivo"?

Il patron del club giallorosso non ha mostrato dubbi, l'esperienza della sua famiglia nel calcio leccese è terminata, come già annunciato a febbraio: per chi verrà dopo la richiesta è unicamente quella di sostituire le garanzie bancarie, per circa 2 milioni di euro, e nemmeno quella di un corrispettivo per il patrimonio, però in cambio il presidente vorrebbe la presentazione di un piano di investimenti credibile per una ripartenza che non poggi su piedi di carta. Nemmeno un centesimo di queste somme, quindi, entrerebbe nelle sue tasche. 

Il presidente del Lecce ha fatto questa mattina il punto della situazione sulle presunte trattative per la cessione del pacchetto azionario, accreditando solo Massimo Ferrero e Massimiliano Lippolis di un interessamento per le sorti della squadra non sfociato però in alcuna seria interlocuzione per mancanza delle condizioni preliminari richieste dal patron giallorosso. Nessuna considerazione, invece, per cordate locali di cui si è tanto discusso nei giorni scorsi.

Il commiato.

"Avrei voluto congedarmi regalando la seria B ai tifosi che hanno gioito e che si sono disperati, anche se a Lecce ho trovato chi si disperava quando vincevamo e gioiva se perdevamo. Avrei voluto regalare la promozione a me e alla mia famiglia, ma non ci siamo riusciti e ci facciamo da parte". L'esordio dell'incontro con i cronisti, da considerarsi l'ultimo salvo quello che ci potrebbe essere qualora ci fosse da presentare un nuovo proprietario, contiene già quel nocciolo indigesto che, dopo tre stagioni caratterizzate da due finali play-off un sesto posto, ha portato il patron a decidersi per il passo indietro: quel sentimento di ostilità, diffusa in città e talvolta preconcetta, che ha fatto da contorno alla gestione del club. 

"Tre anni fa - ha proseguito il patron - trattavo l'acquisto della società. Per esperienza personale volevo evitare la Lega Pro, ma mi ci sono trovato e sono partito con entusiasmo e tanti sacrifici economici. Abbiamo allestito organici competitivi: faccio presente che abbiamo perso con Carpi e Frosinone, che ora sono in seria A e che hanno mantenuto la stessa ossatura che avevano in Lega Pro: forse vuol dire che le nostre squadre così scarse non erano. Di certo posso garantire che il nostro impegno si è svolto in tutta onestà" ha aggiunto il presidente con riferimento all'ultima inchiesta della magistratura che nelle scorse ore ha portato all'esecuzione di 50 arresti nell'ambito dell'operazione "Dirty soccer". 

La stampa.

Nel secondo passaggio Tesoro ha voluto sottolineare un concetto che aveva già palesato in altre circostanze: "Certa stampa è andata sempre contro di me, ma soprattutto contro la squadra, per interessi personali. Ma il Lecce non è un bene di Tesoro, ma del territorio e allora fatevi dare un consiglio: con chi verrà dopo non commettete gli stessi errori".

Un monito, a dire il vero, che accende un faro su quello che è stato l'atteggiamento costante di alcuni profeti del web e pontefici dell'inchiostro, apparso finalizzato più che a una critica costruttiva - in fondo i soldi li ha tirati sempre fuori Tesoro - al sensazionalismo e alla destabilizzazione di un ambiente che non ha mai davvero compreso quanto fosse arduo togliersi dal pantano della terza serie, quasi bastasse il blasone e le glorie dei tempi che furono per garantire un lasciapassare verso il calcio che conta.

In questo modo è stato consequenziale dividere il campo degli addetti ai lavori, in maniera impropria, tra "illuminati" che sanno tutto del pallone e delle vicende leccesi e "ostinati tesoriani", magari prezzolati sol perché, in fondo, hanno cercato di anteporre l'interesse della squadra a qualche effimera soddisfazione personale sul riconoscimento del proprio gradi di competenza o di arrivare prima ad un presunto scoop. Di questa contrapposizione edonistica, che ha sacrificato il realismo necessario ad affrontare con successo la Lega Pro, ne hanno finito per fare le spese anche i tifosi, quelli da tastiera, ma anche quelli sugli spalti. E quindi l'umore generale. I cocci che si raccolgono oggi sono anche conseguenza di quell'aria viziata.

Il quadro economico e il patrimonio.

Tesoro ha illustrato nel dettaglio anche la situazione economica del club: "Al 30 giugno i conti vedranno 4,2 milioni di debiti così suddivisi: 1,9 con le banche, 800mila euro con fornitori e calciatori, 400mila con l'erario, 590mila con la Lega e 400mila a vario titolo. I crediti ammontano a 3,7 milioni per un saldo negativo di 600mila euro che sarà ripianato". Fatta questa premessa il presidente è andato oltre: il marchio Lecce ha un valore di 3 milioni, poi c'è il vivaio e i circa 20 calciatori sotto contratto per un totale di 2 milioni. "Io sono disponibile anche a regalarlo - ha chiarito - ma almeno l'acquirente deve dimostrarmi di poter investire una somma equivalente". 

L'incontro con il sindaco e l'immediato futuro.

Un breve accenno Tesoro l'ha fatto anche all'incontro con il sindaco, Paolo Perrone, avvenuto ieri: in quell'occasione il primo cittadino avrebbe fatto capire di essere al corrente dell'interessamento di un gruppo di imprenditori di un'altra regione. Questa mattina, invece, il patron ha avuto un breve confronto con il presidente della Provincia, Antonio Gabellone, dal quale non avrebbe ricevuto alcuna rassicurazione sulla presenza di disponibilità economiche in loco tali da poter rilevare il Lecce.

Insomma, la conferenza d'addio, versione bis, è servita a sgombrare il campo dalle "voci" che sono in qualche modo interessate a strumentalizzare la delicata fase in corso. Tesoro ha voluto ribadire, perché i tifosi sappiano come stanno le cose, che la condizione fondamentale è che qualcuno abbia la credibilità tale da presentarsi presso le banche creditrici della società e sostituire le garanzie che oggi portano la sua firma. Quella del presidente è stata nella sostanza una rinnovata sfida, non a chiacchiere ma con i fatti, all'imprenditoria locale. "Non posso credere - ha ripetuto anche questa volta - che il territorio non sia in grado di assicurare 2 milioni di euro". 

Nessuno spiraglio, invece, per un suo ripensamento: la parole di oggi sono state ancora più drastiche di quelle pronunciate a febbraio. In attesa di ulteriori sviluppi Tesoro domenica sarà a Monza dove è impegnata la formazione Allievi negli ottavi di finale e più di qualcuno è disposto ancora a scommettere che il presidente procederà comunque all'iscrizione della prima squadra in Lega Pro se non si dovessero fare avanti interlocutori credibili. Ma l'unica nota di ottimismo della mattinata si coglie solo in zona Cesarini: "Mi sto prodigando per trovare persone affidabili che diano continuità e sono fiducioso". 

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