Tifosi inviperiti, la Digos ferma la squadra diretta al settore ospiti

Singolare fase al termine della gara che il Lecce ha perso a Melfi: i giocatori si radunano per salutare i supporter giallorossi al seguito, ma un funzionario di polizia li esorta platealmente a soprassedere nel timore di reazioni scomposte all'ennesima umiliazione

Bollini e alcuni giocatori ascoltano le parole del personale della Digos (foto Chilla).

LECCE - Al termine della partita che il Lecce ha perso a Melfi, il personale della Digos giunto dal capoluogo salentino ha fermato la squadra che si stava dirigendo mestamente a salutare i circa 150 tifosi salentini al seguito (tutti muniti regolarmente di tessera del tifoso). Non che ci fosse nulla da celebrare, ma il rituale si compie puntualmente, quasi sempre al di là del risultato, per ringraziare i sostenitori per il viaggio affrontato e per l'incoraggiamento.

Per quanto si è capito dalla tribuna, buona parte dei tifosi voleva che i giocatori si avvicinassero, probabilmente per esternare senza tanti complimenti la propria rabbia. I calciatori, che in un primo momento sembravano volersi dirigere speditamente negli spogliatoi, si sono poi radunati attorno a mister Alberto Bollini ma, all'altezza della trequarti sono stati di fatto fermati da un funzionario della questura leccese che, con ampi gesti, ha indotto la truppa giallorossa a desistere, volendo probabilmente prevenire eventuali disordini. L'allenatore del Lecce ha provato ad insistere ma non ci sono state ragioni.

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Una scena, quella andata in onda sui titoli di coda di un match tutto da dimenticare, che è l'esatta rappresentazione dello scoramento generale nell'ambiente e delle tensione che serpeggia da tempo per un campionato fatto di alti e bassi, ma soprattutto di troppe prestazioni disarmanti. Da segnalare, nella concitata fase finale, un infortunio alla caviglia per una tifosa, probabilmente a seguito di una spinta, ed uno striscione contro le eradicazioni degli ulivi infetti dal batterio della Xylella fastidiosa.

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