Torna Moscardelli, ma il Lecce deve fare 'mea culpa': attacco troppo leggero

L'attaccante ha scontato le quattro giornate di stop rimediate a Catanzaro. Ma il Lecce paga in primis una sterilità offensiva che si è acuita nell'ultimo terzo del campionato: restare con un solo centravanti di ruolo in organico è stata una scelta sbagliata

Davide Moscardelli.

LECCE – Davide Moscardelli ha finalmente scontato la maxi squalifica rimediata a Catanzaro: cinque giornate, poi ridotte a quattro. Il capocannoniere della squadra è pronto a riprendere il suo posto in squadra, ma, solo un miracolo sportivo può regalare ai giallorossi l’accesso ai play-off. Al termine della stagione regolare mancano due giornate e il Lecce, che ha 63 punti, contende a Juve Stabia e Matera, a quota 66, e Casertana, con un punto in meno, la terzo e quarta piazza.

Favorita negli scontri diretti con tutte le concorrenti, la formazione di Alberto Bollini deve conquistare, su sei punti a disposizione, tre in più di Matera a Juve Stabia, sperando che la Casertana non ne faccia più di quattro. Uno scenario che è quasi da fantascienza, considerando gli impegni previsti dal calendario: certo, il derby lucano tra Matera e Melfi e quello campano tra Casertana e Savoia potrebbero domenica prossima riservare qualche sorpresa, perché si tratta di partite molto particolari e sentite, ma è la necessità che si verifichi una serie di combinazione tutta favorevole al Lecce a rendere quasi vane realistiche prospettive di play-off. Ai salentini resta comunque l’obbligo di fare fino in fondo il proprio dovere.

Non c’è dubbio che aver fatto a meno del suo bomber (14 goal di cui due su rigore) per cinque gare, perché a Catanzaro l’espulsione arrivò ad inizio gara, è stato un handicap per i giallorossi che proprio in terra calabra e a Melfi sono usciti con le ossa rotte, ma le undici sconfitte subite, di cui nove in trasferta, sono davvero tante, così come sono pochi i 45 goal segnati (settimo posto) nonostante una buona tenuta difensiva (terzo posto).

E dire che ad inizio stagione, con Moscardelli, Miccoli e Della Rocca, il Lecce sembrava aver compreso la lezione dell’anno precedente quando in organico si avvertiva la mancanza di un centravanti di ruolo, prolifico e affidabile, pur disponendo di Miccoli, Beretta e Zigoni. Uno di questi ultimi due, così come lo stesso Della Rocca, avrebbero invece risolto in questa seconda parte di stagione molti dei problemi che si sono acuiti dopo il mercato di gennaio: partito in extremis l’attaccante brindisino – e non bisogna dimenticare quanto sia stato preso di mira da molti tifosi sia durante le partite che nel corso degli allenamenti – non si è provveduto a reperire un attaccante di peso. Anzi, si è proceduto ad un rinnovo del parco esterni, con l’ingaggio di Embalo, Gustavo ed Herrera, più Di Chiara che ha caratteristiche comunque da difensore e Manconi che, seconda punta più che da centravanti, è rimasto di fatto un corpo estraneo. I numeri dicono che nelle 19 partite condotte da Lerda il Lecce ha segnato 23 goal, nove nelle cinque con Dino Pagliari e 13 in quelle con Bollini in panchina: la media realizzativa, che già non era entusiasmante, si è quindi ulteriormente ridotta nell'ultimo terzo del campionato, quello disputato cioè dopo la finestra invernale del mercato. 

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In questa operazione di riorganizzazione del reparto offensivo, non si sa poi fino in fondo quanto concertata con Bollini (anche lui arrivato nel Salento per il rotto della cuffia dopo l’esonero di Dino Pagliari) è rimasta l'incognita relativa all’apporto che Miccoli avrebbe potuto dare agli equilibri della squadra. I numeri dimostrano che il suo impiego è stato ridotto al lumicino, ora per scelte tecniche, ora per qualche infortunio. E tutto il peso è finito per ricadere sulle spalle di Moscardelli che si è speso con generosità e anche profitto fino a che non ha incontrato un arbitro mediocre sulla sua strada. Ma da qui a pensare che il Lecce sia stato solo sfortunato o penalizzato ce ne corre: anche un problema muscolare di qualche settimana, come del resto accade spesso, avrebbe ridotto la squadra alla stessa necessità di inventarsi alternativa in attacco nel momento più delicato della stagione. Insomma, la campagna trasferimenti di gennaio condotta dal direttore sportivo, Antonio Tesoro, non è stata delle più felici. 

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