Martedì, 15 Giugno 2021
Sport

Tre ipotesi per il futuro del Lecce, una sola verità

L'eco del disimpegno dei Semeraro non si è ancora spento e le voci si rincorrono: il nuovo capitolo del calcio potrebbe portare, ancora, la firma di una banca. Come accadde sedici anni addietro

Il presidente Pierandrea Semeraro. Alla sua destra Giulio Simonelli di Banca Apulia e alla sinistra Armando Bersan di Veneto Banca (foto del 14 ottobre 2010).

LECCE - A 24 ore dalla conferenza del patron Semeraro, tra lamenti, rimpianti, farneticazioni, invocazioni e retorici appelli, tutto sembra fermo. Sembra, appunto. Non ci sono fonti affidabili, non ci sono anticipazioni da sbandierare, solo congetture alle quali dare la patina notizia sarebbe intellettualmente disonesto. Però qualche rumors c'è già e pare doveroso darne conto aggiungendoci qualche riflessione.

Allo stato dell'arte ci sono tre ipotesi di futuro per il calcio a Lecce. Primo: non si fa avanti nessuna persona "per bene" - come ha specificato Giovanni Semeraro, facendo capire che magari qualche avances non è nemmeno stata presa in considerazione - ed allora si passerà alla gestione commissariale affidata alla diligenza del buon padre di famiglia (che probabilmente si chiama Claudio di nome e Fenucci di cognome).

Una meticolosa gestione ragionieristica basata sulle esigenze del saldo di fine anno, condizione necessaria per garantire la sopravvivenza ad oltranza, che dovrebbe essere accompagnata dal compimento di un miracolo: quello di una scelta infallibile sul tecnico (e sul direttore sportivo) e sui pochissimi "acquisti" (inteso anche come prestiti) che si potranno fare per allestire una squadra decente e con qualche speranza di arrivare fino in fondo con tre squadre dietro, proprio come quest'anno. Un percorso stretto, più simile alla forche caudine.

Scenario numero due: irrompe sulla scena un socio di minoranza, possibilmente espressione del territorio, in grado di alleggerire il fardello che pesa sulla famiglia Semeraro da sedici anni. Uno con i soldi pronti e di poche parole, come si conviene al mondo della finanza. Verrebbe così rotto il tabù del disinteresse totale del mondo imprenditoriale locale e potrebbero realizzarsi le condizioni per una gestione appena più ambiziosa, sicuramente austera ma non commissariale, comunque di piccolo cabotaggio. Proporzionale, insomma, alla dimensione economica reale del Salento, per cui una squadra in A era e resta un privilegio.

Secondo l'ipotesi numero tre, la cordata veneta facente capo (probabilmente) alla banca sponsor dei giallorossi - con ancora due anni di contratto - sarebbe interessata a rilevare l'intero pacchetto azionario, tanto da aver intavolato dei sondaggi già da tempo e, ultimamente, qualcosa di più. Ma non certo per fare filantropia in versione sportiva. Partendo dal presupposto che il calcio è business, e tutto il resto viene dopo, è possibile che nel coacervo di interessi che spingerebbero la coalizione dei volenterosi a scendere nelle Puglie, ci sia anche quello legato alla costruzione del nuovo stadio, con tutto l'allegato di benefici ed attività connesse per fare cassa non solo due volte al mese.

La legge nazionale di cui tanto si discute (e ancora da approvare) va in questa direzione, con sostanziali benefici per chi si accolla questa "scommessa". A latere, ma non troppo, tutta una serie di iniziative legate alle potenzialità turistico ricettive del territorio, rispetto alle quali la politica, cioè le istituzioni, dovrebbero prendere preventivamente un qualche impegno. Una sceneggiatura di tipo inglese, se si vuole. Già si odono rulli di tamburi contro l'invasione dello straniero, si intuiscono improbabili candidature di alfieri del territorio, si apre la conta dei favorevoli e dei contrari.

Ma perché a Lecce si possa ancora respirare calcio ad alta quota c'è bisogno di una cosa soltanto: competenze manageriali per ottimizzare l'ambito gestionale - con le risorse che eventualmente ci saranno - e capacità tecniche per raggiungere il risultato sportivo. Le une e le altre non sono sconosciute al Lecce e chissà che non possano far parte del progetto di insediamento. Se così fosse, una volta verificata la serietà della proposta economica, non si perda tempo in antistoriche diatribe di stampo provinciale. Il calcio si fa con i soldi veri, è questa l'unica, amara quanto si vuole, verità.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Tre ipotesi per il futuro del Lecce, una sola verità

LeccePrima è in caricamento