Martedì, 27 Luglio 2021
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Un Lecce Ardito vince contro Avellino, vento e freddo

Finisce 2 a 0 un match caratterizzato da vento gelido, folate di nevischio e pochi spunti. Segna Corvia nel finale del primo tempo, nella ripresa arriva il raddoppdio di Abbruscato

L'ingresso in campo delle squadre

Cercare di spiegare Lecce-Avellino è come tentare di rendere fruibile all'intelletto la fisionomia del Nulla. Ci proveremo. Primo tempo, assist di Angelo dalla destra, la retroguardia biancoverde resta a guardare, arriva Corvia, ed è gol. Secondo tempo. Finale di gara, svarione della difesa irpina, irrompe Abbruscato, sorpassa Gragnaniello in uscita disperata con un dribbling secco, ed è ancora gol. Triplice fischio e tutti sotto la doccia bollente per riprendere un po' di colore. Il sangue gelato nelle vene, la pelle bluastra. Nel catino ghiacciato del "Via del Mare" ad un certo punto il cielo assume una patina plumbea da Fine dei Tempi. Il nevischio si stampa sui volti, mentre un grecale vigliacco soffia sul pallone spostandolo dove gli pare. Chiedetelo a Benussi se non gli sale il nervoso addosso, mentre cerca invano di rinviare dal fondo una palla che si muove senza avvisare.

Certo, ridurre poco più di un'ora e mezza di gioco ad una disamina così sciapita sarebbe irriverente per chi ha sfidato la sorte e le intemperie scendendo in campo e prendendo il posto dei troppi assenti di giornata. E non era neanche assodato che il Lecce dovesse uscire vittorioso dal confronto, nonostante l'abissale divario in classifica sull'avversario. Anzi. Imbottiti di rincalzi, freschi di sconfitta infrasettimanale, i salentini erano oggi più che mai un'incognita. Alla fine, la squadra tiene sotto tutti i profili, nel confronto, e in modo onorevole, avendo la meglio però più per l'impegno profuso, che per gli spunti di gioco, davvero pochi. Su tutti, svetta Ardito, che recupera palloni all'infinito, lottando senza sosta: diga invalicabile di centrocampo. Prova da gladiatore nel giorno in cui Papadopulo deve rinunciare in un colpo solo a Tiribocchi (ancora infortunato), a Zanchetta e a Valdes. Ma non per questo al suo abituale 3-5-2. Ecco, allora, la promozione a titolari dei neo-acquisti, Budyanskiy (a centrocampo) e Corvia (in attacco). Ed ecco un Lecce rinnovato nei nomi, ma non nella forma.

La fase di studio iniziale si protrae oltre ogni limite noto e per oltre 25 minuti si assiste ad un noioso ping-pong senza schiacciate. Verso la mezzora Munari abbozza il primo tiro di giornata, un diagonale affilato, ma impreciso che si spegne al lato. Poco prima, ci aveva provato Abbruscato con un pallonetto talmente lento da consentire a Gragnaniello di recuperare il tempo necessario di voltarsi di spalle e fare tre o quattro passi indietro verso la propria porta, bloccando ben prima della linea, senza affanni. Avrebbe potuto improvvisare una capriola, giusto per dare un po' di verve.

Ma il calcio è un gioco maledetto, e chi lo pratica lo sa. Quando sembra che la storia stia per finire a tarallucci e vino, arriva sempre qualcuno che tira la tovaglia e getta tutto all'aria. E' Corvia, in questo caso, che al 41' irrompe di piatto su un traversone da destra partito dal piede di Angelo, insaccando. Gol di rapina e per l'attaccante, che si arrampica sui cartelloni pubblicitari a salutare la Nord, il primo con la nuova maglia. Per l'Avellino, il segnale che qualcosa continua come sempre a non funzionare. Evanescente in attacco, addormentato in difesa. Nonostante alcuni confortanti barlumi.

La ripresa non consegna il piacere di novità. La temperatura continua a precipitare, gli irpini escono fuori dal guscio della timidezza e provano ad alzare la cresta. Ma Benussi deve raccogliere solo caramelle. Si arriva senza infamia e senza lode verso la metà del tempo, quando iniziano i cambi. Paonessa per Salgado, Pellicori per Tombesi. E quando nel Lecce Vives rileva proprio Corvia, l'autore del gol, qualcuno urla: "Ecco, siamo al 3-6-1". Sarà, ma intanto proprio il centrocampista incute una scossa e spara al volo al 35' verso Gragnaniello, che deve superarsi spedendo in corner. Due minuti più tardi, Abbruscato schiaccia di testa, ma il portiere dell'Avellino intuisce e respinge. Il raddoppio è maturo, usando una formula consolidata, ed in effetti al 40' ancora lui, Abbruscato, finalmente si sblocca dopo una serie di gare a vuoto, raccogliendo una maldestra respinta della difesa irpina e battendo Grangnaniello dopo averlo messo a sedere.

Subito dopo Papadopulo lo toglie, lasciandogli il piacere di una standing ovation e dando a Konan la gioia di calcare il campo dopo tempi immemori. Finisce con il Lecce vittorioso. La corsa, frenata ad Ascoli, prosegue. Anche se Bologna e Chievo continuano a volare. Nota stonata: sarà stato anche il freddo polare, ma il "Via del Mare" così vuoto (5mila anime) è una tortura. Il Lecce, in fin dei conti, sta sempre e comunque puntando alla serie A.

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