Mercoledì, 22 Settembre 2021
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Viola, pari in extremis. Lecce, è davvero addio serie A

Lecce più tonico, viola imballati e con una difesa imbarazzante. Castillo fallisce due occasioni d'oro, po il Tir firma il vantaggio. Ma nel finale, da una mezza papera, ecco il pari di Jorgensen

Un bimbo sventola con orgoglio la sua bandiera nel settore vuoto.

Visiera in testa per ripararsi da un sole cocente, addosso una maglia a strisce verticali gialle e rosse. Un bimbo sventola una bandierina, fieramente solo nell'ingombrante silenzio del parterre della curva sud, sognando magari un gol in rovesciata con tutta la freschezza della sua età. A fine gara tornerà da papà al quale forse toccherà dargli una pillola amara da ingoiare: è davvero finita, figlio mio, siamo in B. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo bucato sulla vittoria del Genoa a Torino, e invece nella penultima giornata tocca anche mordersi le mani per quel gol di Jorgensen siglato a ridosso del recupero dopo un rimpallo balordo sul corpo di Giacomazzi. Scalognato fino all'ultimo secondo, questo Lecce, segnato da un destino che si diverte ad impartire ai tifosi la beffa di regalare giusto per una manciata di secondi una speranza dal sapore improbabile, per poi farli tornare immediatamente alla catatonica realtà di una sfida, quella con la Fiorentina, segnata dall'inutilità allo stato puro. Retrocessi, nonostante avversarie dirette dagli organici per nulla superiori e dalla qualità di gioco mediocre.

Si torna tra i cadetti, con una squadra in parte da smantellare ed una società sull'orlo della crisi di nervi anche per lo strappo con una tifoseria che chiede soprattutto una rifondazione ai vertici. Non sarà certo firmata nelle prossime ore una pace, ma urge comunque qualche mossa decisa per ristabilire un barlume di feeling e infondere la speranza che possa rinascere quell'idea di un "progetto Lecce" a tutt'oggi, dati di fatto alla mano, finito in qualche buia cantina di via Templari. E' serie B, dunque, dopo una gara giocata a testa alta contro una Fiorentina che, a livello teorico, avrebbe dovuto fare sfaceli al Via del Mare, e che invece si presenta con una difesa lenta e imbarazzante, un colabrodo che sputa acqua ovunque. Una gara che solo per certi clamorosi scivoloni dei giallorossi, Castillo in testa, non si trasforma in un inatteso bagno di sangue viola. La discreta vitalità di questo Lecce di fine stagione, il dopo-Beretta targato Gigi De Canio, è l'unico aspetto positivo in mezzo ad un'annata da archiviare come una delle peggiori della storia del calcio leccese, iniziata con una campagna acquisti dozzinale e proseguita quasi per la sua interezza con prove sconcertanti sul campo.

Piagato dalle assenze, De Canio chiama in panchina anche giovani della primavera e in campo allestisce un 4-4-2 con qualche insolita novità: tra i pali va Rosati, in difesa giocano Ariatti, Fabiano, Esposito e Giuliatto, in mediana presenti alla chiamata Giacomazzi, Edinho, Zanchetta e Vives nell'inusuale posizione di esterno e in avanti Castillo torna a fare coppia con Tiribocchi. Cesare Prandelli, un passato sfortunato ad inizio carriera proprio a Lecce, schiera i suoi con un 4-2-3-1 che vede impiegati Frey, Comotto, Gamberini, Kroldrup, Pasqual, Felipe Melo, Montolivo, Semioli, Jovetic, Vargas e Gilardino. La gara appare vivace fin dalle prime battute ed i salentini, memori forse di aver vinto proprio a Firenze con due reti in fuorigioco non ravvisato, provano ancora una volta a raggirare le linee difensive, ma all'11' Vives, davanti a Frey, questa volta viene visto in posizione più che sospetta e fermato. Sfuma un'opportunità, rispondono immediatamente i viola con Jovetic, che trova spazio in area, ma spara al lato destro di Rosati e la palla si perde di poco al lato. La Fiorentina punta ai piani alti, terza o quarta posizione per agguantare la Champion's League, ma sembrano i giallorossi più motivati, collezionando angoli a ripetizione. E proprio sugli sviluppi di un corner Fabiano colpisce di testa e spedisce alto di un soffio. Poi Zanchetta prova a pescare il jolly su punizione, ma la sua foglia morta sotto l'incrocio sinistro è precisa quanto lenta, Frey riesce ad intercettare, ma senza bloccare: irrompe Castillo che però si fa anticipare da Gamberini. E' il 18' quando Jovetic prova a seminare il panico in area, servito da Gilardino, e la conclusione finale finirebbe in porta, se ad un metro dalla linea non fosse appostato Fabiano. Giusto un lampo, perché il Lecce riprende in mano il gioco ed al 25' Castillo fallisce la prima, clamorosa occasione per rimpinguare il suo bottino personale: Ariatti s'invola sulla destra in beata solitudine e vede l'attaccante argentino scattare al centro, quasi all'altezza del dischetto di rigore. Il rasoterra è un invito a nozze, la conclusione di piatto, con Frey in disperata uscita, da harakiri: un liscio imperdonabile, e la sfera finisce tra le braccia dei raccattapalle.

I viola si rivedono al 33' con un'altra iniziativa sull'asse Gilardino-Jovetic (palla fuori), poi due minuti più tardi con un assolo del primo e pallonetto finale su Rosati che termina sopra la traversa. Passati i cinque minuti di furore agonistico, la Fiorentina si smarrisce nuovamente in un bicchier d'acqua, ma Castillo non riesce a farsi perdonare il primo errore, anche perché ne combina una semmai ancor più grossa: al 37' riesce ad infilarsi tra le maglie troppo larghe della difesa avversaria e si trova di nuovo a tu per tu con Frey; invece di angolare la sfera, però, non si sa per quale grillo nella testa, decide di sparargli il pallone addosso al corpo. Prandelli capisce che deve fare qualcosa per puntellare il reparto arretrato, così, ad avvio ripresa, spedisce un confuso Kroldrup in panchina e inserisce Dainelli. Ma la questione non cambia di una virgola e, anzi, non passano che cinque minuti e Tiribocchi s'invola su un lancio, si sposta sul fianco sinistro di Frey, dove la difesa è sguarnita, e, entrato in area, lo supera con un morbido pallonetto. L'uno a zero mette ansia nel cuore dei viola, che si catapultano disordinatamente all'attacco. Al 13' Felipe Melo ci prova su punizione, ma la sfera termina fuori. Il Tir crede così di poter chiudere i giochi al 17', quando entra ancora una volta in area avversaria con sorprendente facilità, ma il suo bolide sfiora soltanto l'incrocio dei pali.

La Fiorentina, sospinta più che altro dal nervosismo, riesce solo al 21' a creare una vera opportunità, ma il pallonetto di Gilardino in piena area, ben servito da Felipe Melo, non sorprende Rosati, che riesce a respingere. Inizia a farsi largo la stanchezza, nelle due squadre, e nella girandola di sostituzioni, ecco i volti di Jorgensen, del redivivo Cacia e di Caserta rispettivamente per Jovetic, Castillo e Zanchetta. In mezzo, un tentativo ravvicinato di Ariatti che Frey respinge di piede e, proprio prima di lasciare il campo, un'altra punizione velenosa di Zanchetta che sfiora il palo sinistro, con Frey proteso in plastico tuffo laterale. I viola, al culmine della frustrazione, perdono al 43' Felipe Melo per un'entrata killer su Vives che l'arbitro Gava sanziona con il secondo giallo (il primo era scattato al 36'). E sta per arrivare l'ultimo minuto, quando Basta prende proprio il posto di Vives, e subito dopo, sulle radioline dei pochi intimi del Via del Mare, rimbalza una notizia dal sapore inverosimile: il Genoa è appena passato in vantaggio a Torino, il Lecce è per assurdo ancora matematicamente in gioco per la salvezza. Non c'è però neanche il tempo di iniziare a stilare qualche misero calcolo, giocando con la cabala, che Jorgensen mette in mezzo all'area un pallone che Giacomazzi tocca involontariamente, fornendo un quanto mai inopportuno assist allo stesso Jorgensen, al quale non resta che trafiggere Rosati con un rasoterra chirurgico. Uno a uno, tanto per cambiare nel finale di gara, e nei cinque minuti di recupero accordati, il Lecce non riesce più a riaggrapparsi al tenue filo della speranza, che si spezza per sempre al 50'. Ma forse, è davvero meglio così: parola fine ad un incubo durato otto mesi.

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