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Mercoledì, 19 Giugno 2024

"Storie sbagliate", il teatro per guardare oltre le sbarre

Andrà in scena venerdì 24 maggio 2024 nel teatro "Multiplex" di Taviano, lo spettacolo scritto dal giudice Roberto Tanisi, con la regia di Marco Antonio Romano della compagnia "Temenos. Recinti teatrali"

TAVIANO - Dall’esperienza e dalla conoscenze maturate in quarant’anni di carriera come giudice penale nasce uno spettacolo teatrale focalizzato sul tema del carcere. “Storie sbagliate” è questo il titolo dell’ultimo lavoro firmato da Roberto Tanisi, già presidente del tribunale di Lecce, che andrà in scena venerdì 24 maggio alle ore 20.30 nel teatro “Multiplex” di Taviano, con la regia di Marco Antonio Romano della compagnia “Temenos Recinti Teatrali”.

L’obiettivo dell’opera è sensibilizzare alle problematiche che rendono i penitenziari italiani delle vere e proprie bombe a orologeria: sovraffollamento dei detenuti, carenza del personale di polizia penitenziaria, aumento di reati commessi all’interno della struttura carceraria, e un incremento di suicidi, soprattutto quelli tentati. A oggi sono 34 i detenuti che si sono tolti la vita, l’ultimo, solo due giorni fa.

“Da sempre, il carcere è considerato, dai più, un luogo di perdizione e di emarginazione, lo specchio di un Paese la cui ‘civiltà giuridica’ sempre più spesso si misura sulla base di vuoti slogan, piuttosto che su leggi, servizi, strutture, comportamenti in linea col dettato costituzionale. Non è certo un caso se l’Italia ha subito diverse condanne dalla Corte Cedu di Strasburgo a causa del sovraffollamento carcerario”, ha spiegato l’autore. Che ha aggiunto: “Tale situazione di degrado rende incompatibili i percorsi rieducativi previsti alla legge, calibrati sul singolo detenuto, strumentali all’attuazione del principio costituzionale sancito dall’articolo 27, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato”.

“Nel carcere vive una varia umanità, uomini e donne che qualcuno, anni fa, ha definito ‘avanzi della giustizia’, autori di reati legati, per lo più, alla marginalizzazione civile, alla povertà, al degrado sociale. Ovviamente, non li si deve, per questo, giustificare, né tanto meno si devono dimenticare le vittime del reato. Ma se le pene devono essere eseguite, occorre vedere come ciò debba accadere, e come sia resa effettiva la funzione rieducativa della pena”: è l’analisi che ha stimolato il giudice a raccontare il carcere e i carcerati.

“Storie sbagliate” cerca, attraverso testimonianze di storie realmente vissute, di posare lo sguardo oltre le sbarre, di frugare nelle vite di chi è recluso, di cercare sensi di colpa e future speranze, o magari illusioni.

Lo spettacolo, anche attraverso immagini e canzoni, stimola la riflessione sugli interrogativi dell’esistenza, sul senso del castigo, su un luogo “non -luogo”, dove il tempo è come rarefatto, e dove a entrarvi deve essere la persona, non il reato che ha commesso. O, almeno, così dovrebbe essere.

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