Domenica, 1 Agosto 2021
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Woody Allen fra "Sogni e delitti" e senza umorismo

Niente più jazz e simpatiche nevrosi. Woody Allen riprende le fila di "Match Point" per riipidingere un Dostoevskij in chiave britannica. Ma questa volta manca di originalità

sogni-delitti

"Sogni e delitti"
Regia di Woody Allen. Con Ewan Mc Gregor, Colin Farrell, Peter Hugo Daly, John Benfield, Clare Higgins, Ashley Medekwe, Ayley Atwell, Tom Wilkinson.
Genere: drammatico
Durata: 108'
Produzione USA-UK

"Sogni e delitti". Il regista Woody Allen rappresenta Dostoevskij in chiave britannica. Egli ambienta ancora una volta la drammatica storia a Londra (dopo "Match point" e "Scoop"), come se volesse attribuire a questa città un'anima nera. Terry (Colin Farrell) e Ian (Ewan Mc Gregor) sono due fratelli dalle facili ambizioni e molto legati l'uno all'altro. Il primo accanito giocatore di poker e appassionato scommettitore, il secondo affarista e arrampicatore. La trama scorre piana fino a che Terry non perde al gioco una somma considerevole che non riesce a restituire e Ian non si innamora di un'attricetta di teatro (Ayley Atwell) sulla quale vuole fare colpo a tutti i costi. A questo punto i due ragazzi hanno un disperato bisogno di denaro. Come un diabolico deus ex machina, si materializza sullo schermo il loro zio d'America, Howard (Tom Wilkinson), ricco fratello della madre che li ha spesso aiutati economicamente, ma che, invece di raccogliere gratuitamente le richieste di aiuto dei due nipoti, chiede in cambio una costosa contropartita: assassinare uno scomodo testimone dei suoi affari poco onesti che potrebbe farlo finire in galera per il resto dei suoi giorni. Se Ian sembra non avvertire il peso della richiesta, Terry è da subito più dubbioso, ma alla fine i due fratelli finiscono per accettare.

In questo film niente più jazz, simpatiche nevrosi e la buffa presenza del regista a sdrammatizzare le tensioni, non c'è niente di cui ridere. Woody Allen si nasconde dietro la macchina da presa e ci descrive la sua visione tragica dell'animo umano. Ma non si può raccontare "Sogni e delitti" se non lo si confronta con "Match point". Le due pellicole hanno in comune gli espliciti riferimenti al "Delitto e castigo" di Dostoevskij e gli interrogativi che entrambe suscitano nello spettatore: è possibile uccidere e non provare rimorso? Per aumentare la propria libertà, si può comprimere quella degli altri? Ma se le domande si equivalgono, le risposte cambiano. La differenza macroscopica tra i due film, infatti, sta nella correzione che Allen apporta alla morale che aveva scelto per il finale di "Match point", in cui all'omicidio, per uno strano gioco di equilibrio, non seguiva alcuna punizione; in "Sogni e delitti", invece, i due improvvisati assassini troveranno la loro espiazione. "Cassandra's dream", l'inquietante titolo in lingua originale del film, derivato dal nome della barca, comprata in società dai due fratelli, ne suggerisce l'epilogo.


Non è più il caso a determinare la vittoria o la sconfitta, ma il libero arbitrio. Come a voler ripristinare la giustizia, umana o divina, il regista sembra fare un passo indietro e scusarsi per aver osato l'impunità nella chiusa della precedente opera. Allen, come al solito, si serve di un ottimo cast al suo servizio (Farrell e Mc Gregor sono perfetti nei loro ruoli di mediocri ragazzi di periferia) e di una superlativa colonna sonora di Philip Glass che sottolinea, forse più delle stesse immagini, i momenti di maggiore drammaticità. Ma se la costruzione di " Match point" risultava perfetta, oltre che avvincente, in "Sogni e delitti" l'eccessiva linearità della sceneggiatura rischia di banalizzare il film e gli intenti del regista. Woody Allen, in quest'ultima opera al confine tra commedia drammatica e tragedia greca, racconta, senza mai però appassionare, la sua seconda personale riflessione sulla fragilità dell'etica umana. Ma il limite più grande di questo film, forse emerge proprio dall'inevitabile confronto con il precedente, in cui proprio la morale accattivante del delitto perfetto, che il regista ha voluto capovolgere, gli donava quel tocco di spregiudicata originalità che a "Sogni e delitti" manca.

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