Casarano

Caso Filanto, la Corte dei conti batte cassa: sequestro conservativo per milioni di euro

La Sezione giurisdizionale per la Puglia ha disposto il sequestro conservativo di quarantaquattro immobili in provincia di Lecce e ventinove conti correnti bancari e postali intestati ad amministratori e società del territorio di Casarano, che operano nel settore delle calzature

CASARANO – Sugli imputati nel processo scaturito dall’operazione “Old Machine”, pende oggi un sequestro conservativo per 4 milioni e mezzo di euro. Su richiesta della Procura regionale della Corte dei conti di Bari, infatti, la Sezione giurisdizionale per la Puglia ha disposto il sequestro conservativo di quarantaquattro immobili in provincia di Lecce (ventinove fabbricati e quindici terreni) e ventinove conti correnti bancari e postali intestati ad amministratori, ex amministratori e società del territorio di Casarano, che operano nel settore delle calzature.

Come noto, il 9 giugno dello scorso anno, il gup Carlo Cazzella ha rinviato a giudizio: Sergio Antonio Filograna, presidente del Consiglio di amministrazione della Filanto spa; sua sorella Maria Antonietta Filograna, uno dei legali rappresentanti del Consorzio; Antonio Filograna, legale rappresentante della Tecnosuole; l’ex consigliere provinciale Gabriele Caputo, in qualità in questo caso di legale rappresentante della Iris Sud; Anna Lupo, legale rappresentante del Tomaificio Zodiaco; Antonia Montedoro, legale rappresentante della Italiana Pellami; i legali rappresentanti che si sono succeduti alla Iris, Giuseppe Baiardo e Silvia Perico. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Antonio Negro.

L’ipotesi di reato: truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni della Regione Puglia e dell’Inps. Le indagini furono avviate nel 2009. Riguardavano le sovvenzioni pubbliche erogate dalla Regione nell’ambito del Programma operativo “Por Puglia 2000/2006, misura 4.1, azione d) Pia” (Pacchetti integrati di agevolazioni) al Consorzio produttori salentini calzature di Casarano.

Il sequestro patrimoniale (operazione ribattezzata “Redde Rationem”) trae origine proprio da quell’inchiesta svolta sul campo dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bari. All’epoca delle prime contestazioni, che risalgono al marzo  del 2013, fu eseguito il sequestro preventivo per equivalente di beni mobili, immobili e valori mobiliari per un valore di circa 15 milioni di euro.

Dalle indagini è emerso che le società coinvolte, non solo avrebbero ottenuto indebitamente i contributi pubblici, pari a circa 4,5 milioni di euro destinati alla realizzazione di nuovi impianti produttivi, ma anche beneficiato di sgravi contributivi non dovuti concessi dall’ente previdenziale per l’assunzione di personale in mobilità per circa 6 milioni di euro.

La Procura regionale della Corte dei conti ha delegato alla guardia di finanza ulteriori accertamenti, ritenendo sussistente un danno erariale, pari ai contributi comunitari indebitamente percepiti, di 4,5 milioni di euro. La Procura contabile, diretta da Francesco Paolo Romanelli, temendo il pericolo che gli imputati potessero disfarsi dei beni, ha richiesto, tramite il viceprocuratore generale Carlo Picuno, il sequestro odierno, quale garanzia patrimoniale nei confronti dell’erario.

La sezione giurisdizionale per la Puglia, con provvedimenti del presidente Francesco Lorusso, condividendo l’impianto probatorio, ha disposto quindi l’intervento su beni immobili e conti correnti, eseguito dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Bari (Gruppo tutela spesa pubblica), con la collaborazione di ufficiali giudiziari di Bari e Lecce. Agli otto coinvolti e alle cinque società, è stata notificata, nel contempo, anche una diffida al pagamento delle somme dovute all’erario, oltre interessi e rivalutazione monetaria, e un invito a dedurre. Il processo si aprirà a ottobre.

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