Casarano

Casarano in lutto, muore Angela Parrotto: fu testimone del dramma di Marcinelle

Assieme al marito Lucio, minatore, ha tenuto vivo il ricordo di quell’orribile giornata di 60 anni addietro

La cerimonia con i 22 studenti che si svolge da anni

CASARANO – Se ne va una delle testimoni della tragedia di Marcinelle. Angela Parrotto si è spenta nello sconforto di tutta la comunità di Casarano, dove aveva vissuto accanto al marito, Lucio, uno dei “miracolati” del terribile crollo della miniera in Belgio. Un inferno di carbone e claustrofobia che Angela ha raccontato in più occasioni pubbliche ai cittadini casaranesi. Di origini bresciane, era la figlia a sua volta di un minatore che aveva raggiunto il Nord Europa come numerosi italiani, per ottenere un posto di lavoro sottoterra: sottopagato e rischioso. Come ha dimostrato quella tremenda giornata dell’8 agosto di 60 anni addietro: 262 minatori, provenienti da 11 nazioni, persero la vita. Almeno 136 di quegli emigrati erano italiani.  E’ proprio lì, tra i villaggi nati attorno alle miniere, che aveva incontrato il suo amore salentino.

E’ a lei, e al suo coniuge Lucio, che si deve “Il piccolo museo del paese nero“ in cui sono raccolti documenti, articoli di giornali, foto, utensili, attrezzature, oggetti carichi di storia e di memoria, foto d’epoca e soprattutto la dedica dei Reali del Belgio che hanno premiato Lucio a Angela  per tutto il contributo offerto al Paese ospitante.  E’ stata proprio la moglie del minatore a rievocare in pubblico il famoso accordo “uomo-carbone”: l’Italia avrebbe spedito in Belgio i propri lavoratori ottenendo in cambio, per ognuno di loro, 200 chili di carbone al giorno.

La denuncia di Angela Parrotto non ha risparmiato neppure “l’attualità”, come la tassazione dei minatori da parte del governo italiano nel 1995. Fu lei, assieme a suo marito, a cercare di lottare contro le ingiustizie che ha fatto seguito a una delle vicende più toccanti della storia europea. La sua forza di volontà le ha consentito di rimanere in Belgio dopo la tragedia e fare qualunque sacrificio per tenere viva la memoria di  coloro  che avevano perso la vita nella miniera.

 A sostenerla la volontà di tramandare i suoi ricordi e rendere partecipi gli studenti, i docenti e i curiosi  della sofferenza e dei sacrifici di tanti compatrioti italiani, delle loro lotte ma anche del loro coraggio nell’affrontare le difficoltà. Ha sempre ricordato il duro lavoro nella miniera con temperature che superavano i 45 gradi e in cunicoli alti 30 centimetri: chi doveva scendere fino a mille metri trovava l’inferno. Per questo in tanti si rifiutavano di lavorare per poi essere rinchiusi in un luogo di detenzione chiamato Petit Château a Bruxelles, finché non era rispedito a casa. Ora l’eredità lasciata da questa donna è la cerimonia presso la Statua del minatore, a Casarano: è qui che Angela, assieme a studenti con una candela in mano, era solita ricordare i 22 minatori deceduti nel dramma belga.

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