Casarano

Fumata bianca nella vertenza Filanto. I lavoratori preferiscono ‘il male minore’

L'assemblea convocata a Casarano delibera il "sì" sull'ipotesi di accordo dei sindacati: mille euro a fine settembre, 400 euro al mese da dicembre in poi per le mensilità pregresse. Ottengono il minimo, ma la scelta è quasi "obbligata"

CASARANO – L’assemblea degli operai Filanto, convocata presso l’auditorium del Comune di Casarano, ha deliberato il sì. Una scelta non semplice, complicata dal clima di altissima tensione generale che ha frammentato i discorsi, infarciti di ragionevoli obiezioni e necessarie spiegazioni.

Due ore di discussione con i rappresentanti sindacali, intenti a trovare una soluzione univoca per l’intero cluster calzaturiero, e dettata dal mero calcolo più che dai ragionamenti di pancia, hanno traghettato i 467 dipendenti verso la firma dell’atto transattivo con l’azienda amministrata da Antonio Sergio Filograna. Confermando, quindi, quell’ipotesi di accordo che era stata elaborata poche ore prima nella sede di Confindustria Lecce e che attendeva solo il lasciapassare dei diretti interessati.

Ma prima di scendere nel dettaglio della complicata vertenza (diversamente non si può definire) sono necessarie due premesse: la prima è che ciascun lavoratore, nel nome di un interesse superiore che salva trasversalmente la posizione di tutti, con quella firma otterrà il ‘minimo sindacale’ cui poteva aspirare sia in termini di liquidità che di copertura contributiva. Secondo, poi, che lo scenario alternativo è apparso immediatamente più deprimente: il mancato accordo con la proprietà del cluster (frutto di un faticoso compromesso raggiunto dai due assessorati regionali al Lavoro ed alle Attività produttive, i tre sindacati Cgil, Cisl, Uil e rispettive categorie) avrebbe inaugurato la stagione dei licenziamenti e l’apertura delle procedure di mobilità.

La scelta di accedere immediatamente alle vie legali sembrava, inoltre il terreno più accidentato su cui ci si potesse avventurare. Un vero rischio, determinato dalle conseguenze imprevedibili  del possibile contenzioso aperto con le società in stato pre-fallimentare, dopo l’invio dei decreti ingiuntivi di pagamento per le mensilità di lavoro perse (compresi contributi ed assegni familiari). Vuoi per i tempi elefantiaci della macchina legislativa, vuoi perché l’unica certezza immediata dei dipendenti sarebbe stata l’accesso al ‘Fondo di garanzia’, utile a rimborsare solo tre stipendi nell’arco di un anno; e vuoi perché la presunta vendita dei beni societari (e redistribuzione delle risorse da parte della curatela fallimentare) sarebbe risultata un’incognita. “Tomaificio, Zodiaco e Tecnosuole non possiedono quasi nulla, sono state svuotate”, ha spiegato senza giri di parole il segretario Femca Cisl, Sergio Calò ad una platea comprensibilmente recalcitrante. Ma a digiuno di informazioni giuridiche sugli scenari futuri che normalmente si aprono in condizione di un fallimento societario.

In altre parole, se il magro “bottino” delle proprietà aziendali su cui rivalersi per ripianare i debiti contratti ( compresa la consistente ed imprecisata fetta che spetta alle maestranze) si fosse confermato tale, i lavoratori avrebbero ottenuto ben poco: nessun risarcimento integrale, a fronte di un’attesa potenzialmente lunga anni.

La strada alternativa che si è scelto di percorrere mira, quindi, ad ottenere liquidità subito. O nel prossimo futuro: l’ex impero delle calzature, con quella firma sulla transazione, s’impegna a  versare un anticipo di mille euro ciascuno a fine mese, e a rimborsare ciascuna delle mensilità “perse” per una cifra di 400 euro. L’intero importo, poi, verrà spalmato su sei rate, versate da dicembre  fino a maggio  2014. In più, l’amministrazione Filograna metterà sul piatto della bilancia un altro milione e mezzo di euro a copertura integrale delle posizioni contributive. Calcolate, neanche a dirlo, sui minimali contrattuali.

Cosa ci perde e cosa ci guadagna ciascuno, è presto detto. Con l’accordo le maestranze ottengono il minimo del sussidio che avrebbero preso se la cassa integrazione straordinaria (richiesta dalle aziende in seguito alla presentazione delle richieste di concordato preventivo) fosse stata autorizzata. Ma la cifra totale (1 altro milione di euro sborsato da Filanto) non ripiana totalmente il debito contratto con ciascuno dei suoi lavoratori. Considerata la varietà delle singole posizioni (si va da un minimo di 4 mesi arretrati ad un massimo di 7) la cifra totale del debito dell’amministrazione Filograna rimane ignota. Al momento si conoscono due cifre, dalla sproporzione lampante: 55 milioni di euro il debito totale delle 5 aziende del cluster. Due milioni e mezzo circa, la quota garantita dal cluster per saldare il pregresso delle maestranze.

filanto 026-3Diversamente, però, non si poteva fare. L’accordo si presenta, infatti, come il lasciapassare per il tavolo interministeriale (Lavoro e Mise) chiamato a valutare anche l’autorizzazione di una cassa con effetto retroattivo. Più probabile per due società: Filanto spa e Pellami srl. L’atto transattivo è, invece, la “conditio sine qua non” delle aziende del cluster per ripresentare la richiesta di concordato preventivo e ristrutturazione del debito. E ottenere, quindi, la copertura degli ammortizzatori sociali per altri dodici mesi: copertura già richiesta e che dovrebbe valere dal primo agosto in poi.

“Ovviamente ci perderemo dei soldi”, ammettono i tre segretari di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil. E nessuno garantisce il buon esito “del piano” elaborato. Tuttavia, per mettere al “riparo” i lavoratori, nell’accordo da presentare a Roma verrà inserita una clausola di ‘salvaguardia sociale’ che permette loro di accedere alle vie legali (richiedendo l’intero importo dovuto) nel caso di mancato rispetto degli accordi da parte delle società.

Il lumicino della speranza che l’azienda Leo Shoes srl possa procedere con le nuove assunzioni (da 35 a 50) previste nel ‘nuovo’ piano di ristrutturazione aziendale, rimane acceso. Così come i tre segretari sindacali si possono dire soddisfatti di aver sventato (si spera non rimandato) una nuova ondata di licenziamenti nel comparto calzaturiero.

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