Mercoledì, 22 Settembre 2021
Casarano Ugento

Lavoro e sicurezza: elettricista folgorato nella cabina Enel, quatto indagati

Per tutti ipotizzato il reato di concorso in lesioni personale colpose, nella vicenda che vide nel marzo dello scorso anno ferito in maniera grave l'operaio casaranese Giovanni Aredano, 60enne, nell'impianto che sorge lungo via per Supersano. Subì un trauma cranico commotivo e varie ustioni

CASARANO – Il pubblico ministero Paola Guglielmi della Procura di Lecce ha chiuso le indagini preliminari a carico di quattro fra opeai e funzionari di Enel distribuzione Spa. Per tutti ipotizzato il reato di concorso in lesioni personale colpose, nella vicenda che vide nel marzo dello scorso anno ferito in maniera grave l’operaio casaranese Giovanni Aredano, 60enne, nell’impianto che sorge lungo la Supersano-Casarano. 

Il provvedimento è stato notificato a Giuseppe Manfreda, 50enne di Ugento, Roberto Zanchi, 53enne di Mogliano Veneto (provincia di Treviso), Enrica Irene Sanguedolce, 35enne di Montalto Uffugo (provincia di Cosenza) e Giuseppe Marra, 55enne di Leporino (provincia di Taranto). Manfreda risponde perché a capo del gruppo operativo di Casarano dell’azienda, Zanchi in qualità di responsabile dell’area Puglia e Basilicata, Sanguedolce di responsabile della zona di Maglie e con delega alla sicurezza e Marra come responsabile in materia di sicurezza dell’area Puglia e Basilicata.

Aredano, con mansioni di elettricista, rimase folgorato da una scarica e riportò nell’incidente un trauma cranico commotivo e ustioni di secondo grado sul 25 per cento del corpo. Fu anche operato, con invalidità di 51 giorni.  Intorno alle 2,30 del mattino del 20 marzo, l’uomo si trovava sul posto con alcuni colleghi della sua squadra dopo la richiesta d’intervento per ripristinare l'erogazione di corrente elettrica. 

Un’operazione sostanzialmente di routine rischiò però di trasformarsi in tragedia, perché il 60enne fu colpito da una violenta scarica e sospinto all’indietro. Da qui l’urto alla testa e le ustioni su un quarto del corpo. L'essere catapultato all'estero gli salvò la vita, nonostante i rischi dovuti all'urto. Qualora fosse rimasto incollato alla cabina, infatti, con ogni probabilità non avrebbe avuto scampo.

Una volta soccorso, fu trasportato prima presso il Ferrari di Casarano, poi al Perrino di Brindisi e infine – non essendovi qui posto – al Policlinico di Bari. Sul posto, oltre al 118, intervennero i vigili del fuoco e i carabinieri. 

Questa la ricostruzione dei primi momenti. E ora, la Procura, dopo tutti gli accertamenti, ha formulato una sua tesi, indagando i quattro funzionari che rischiano quindi il rinvio a giudizio. Secondo le ipotesi Aretano (che peraltro sembra avesse accumulato in un giorno ben sedici ore di lavoro, fatto esplicitato in sede d'indagini), prima lavorò sulla cella di media tensione “Sm Collepasso” – con saracinesca di protezione chiusa - con due colleghi e il preposto Mafreda, lubrificando interruttori, terminali e binari, poi si sporse in quella “Sm Parabita” (che sembra avesse la saracinesca di protezione aperta) per compiere le stesse operazioni, subendo però la scarica e la conseguente caduta, dopo aver urtato con la mano destra uno dei terminali d’uscita. 

Secondo gli inquirenti, questo sarebbe avvenuto come conseguenza del mancato adeguamento dei quadri di media tensione alle innovazioni che avrebbero impedito l’accesso ai terminali interni se non sicuri, ma anche in assenza di adeguati cartelli con divieti. Fra le contestazioni avanzate, pure la mancata osservanza delle norme di sicurezza e l’assenza di indicazioni per le zone a rischio, oltre che di una valutazione del rischio.  Gli indagati sono difesi dagli avvocati Tommaso Marrazza. 

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