Notizie da Casarano

In marcia per difendere il “Ferrari”. In centinaia dicono no al Piano di Emiliano

Mobilitazione oggi a Casarano contro le previsioni del piano di riordino ospedaliero. Consiglio intercomunale e corteo per rivendicare la centralità del nosocomio

Un momento del corteo a Casarano

CASARANO - L’orgoglio cittadino casaranese che torna in strada. Ora come allora. Per una giusta causa e per gridare ancora una volta, con disappunto e puntiglio, il proprio dissenso. “Il Ferrari non si tocca”. Il messaggio è più che esplicito e circostanziato. E la mobilitazione in difesa del presidio ospedaliero cittadino e del diritto alla salute pubblica si alimenta, e rafforza lo spirito della lotta. Pacifica, ma decisa. Oggi come quel 17 giugno di oltre tre anni addietro quando contro l’ipotesi di tagli e possibili ridimensionamenti del punto nascita del “Francesco Ferrari” la comunità di Casarano e del suo hinterland ha fatto udire la sua voce. Un pomeriggio cruciale quello vissuto nella cittadina salentina dopo alcuni giorni in cui si sono susseguiti momenti di dibattito, confronto e mobilitazione generale.

E senza dimenticare una corposa documentazione, corredata da circa 9 mila firme e consegnata al cospetto dell’amministrazione regionale e del governatore Emiliano per far comprendere e recepire che accorpamenti o depotenziamenti del Ferrari non rispetterebbero canoni e criteri di economicità, efficienza e anche di buon senso. Nulla di fatto, per ora. E la nuova previsione del riordino delle rete ospedaliera ha fatto trillare l’ennesimo campanello d’allarme. E l’amministrazione comunale di Casarano, il personale medico e sanitario e il comitato Pro Ferrari in primis hanno suonato la carica. Per comprendere anche, come e perché, sulle tavole del nuovo Piano di cui molti non hanno ancora contezza e percezione, l’ospedale casaranese perderebbe, e quasi all’improvviso, il suo ruolo di struttura di primo livello appannaggio di altre realtà quali Gallipoli e Scorrano.             

A raccolta, a partire dalle 16, presso l'auditorium comunale, l'amministrazione civica di Casarano guidata dal sindaco Gianni Stefàno e quelle dei Comuni del comprensorio, i consiglieri regionali,  e tutte le forze politiche, il comitato e le associazioni e quanti hanno organizzato diverse manifestazioni di dissenso e protesta verso quella previsione. Un consiglio intercomunale in cui spiccano i gonfaloni e le rappresentanze della Provincia di LecceIMG-20160225-WA0009-2 e dei Comuni di Casarano, Acquarica del Capo, Alliste, Collepasso, Matino, Melissano, Parabita, Presicce, Racale, Ruffano, Salve, Supersano, Taurisano, Taviano, Ugento. All'ordine del giorno ovviamente il nodo scorsoio che incombe sull'ospedale "Francesco Ferrari" di Casarano che, come ribadito più volte in aula, sta “rischiando di subire un forte ridimensionamento, con un gravissimo danno per tutti i cittadini del comprensorio”.

Lo ha esplicitato lo stesso primo cittadino di Casarano, Stèfano “qui noi non vogliamo avviare nessuna lotta di campanile, ma chiediamo al presidente della Regione solo il rispetto dei valori oggettivi previsti dalla normativa nazionale e anche regionale, e una valutazione sui dati reali poiché quelli contenuti nelle slides di presentazione del Piano di riordino lasciano intravedere diversi errori. Quello che chiediamo non è di elevare il nostro ospedale a struttura di primo livello, quello che chiediamo è ciò che è già nella natura delle cose. Il Ferrari, per tutta una serie di parametri a tutti i requisiti per essere un ospedale di primo livello, e non si capisce come mai dalla bozza di dicembre in cui la proposta era quella di considerarlo tale si è passati ad una seconda proposta che ora fa intravedere per il futuro del nosocomio quello di ospedale di base”.

I lavori e la voce unanime dell’assise intercomunale si protraggono sino oltre le 18 per poi raccordare la marcia cittadina che partendo dalla sede dell’auditorium comunale muove compatta e partecipata (in centinaia sono scesi in strada), sorvegliata dalle forze dell’ordine, transitando per piazza San Domenico, via XX Settembre, la villa comunale e via Roma, sino a piazza San Giovanni per il raduno conclusivo e gli ulteriori interventi istituzionali e del presidente del comitato pro Ferrari, Emanuele Legittimo, e dell’oncologo Giuseppe Serravezza, figura cardine della sanità casaranese. La comunità di Casarano, i sindaci del comprensorio, rappresentanze politiche, movimenti, associazioni, sodalizi sportivi e giovanili, scolaresche e il personale ospedaliero, con garbo e fermezza, invocano rispetto e dignità per la “buona sanità e la professionalità del Ferrari”. La sezione Lenin del Partito Comunista, che ha confermato l’appoggio alla manifestazione proposta dal comitato, invita anche all’occupazione del palazzo delle Regione, facendo rientro solo quando  “si avranno certezze. Diversamente Emiliano dovrà dimettersi” l’adagio reiterato anche lungo il corteo.  La marcia prosegue osteggiando quelle previsioni che serpeggiano e allarmano. E gli slogan verniciati sugli striscioni che invocano alla “ribellione” sono più che eloquenti. La riorganizzazione sanitaria predisposta dalla Regione, sulla scorta delle notizie circolate in questi giorni, prevedrebbe infatti per il Ferrari il declassamento a ospedale di base. “Ciò significherebbe per il nostro ospedale” spiegano all’unisono ancora il sindaco Stèfano e l’avvocato Legittimo, “la gravissima riduzione a 80 posti letto, rispetto agli attuali 261, e la conseguente perdita di diversi reparti e servizi attualmente erogati. Per restare ai documenti regionali nel non lontano 2010 e fino ad oggi risulta essere il secondo ospedale pubblico della provincia di Lecce, e uno tra primi dodici ospedali di Puglia, ma le successive scelte, a partire dalla chiusura del punto nascita, lasciano ipotizzare in un futuro non lontano un disegno che potrebbe portare alla sua definitiva chiusura”. L’appello finale, alle falde del campanile di piazza San Giovanni, è quello a rimanere uniti e dimostrare tangibile e forte la richiesta della comunità casaranese e del comprensorio. “Perché tutti insieme possiamo ancora dire la nostra” la chiosa finale. Aspettando l’ardua sentenza di Bari e di Emiliano.

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