Giovedì, 17 Giugno 2021
Casarano pimmenthal

Per fare il contadino bisogna andare a scuola. Nasce “Mammarao”, il primo orto urbano

Riqualificazione di aree degradate e periferiche, green economy e sostenibilità ambientale, gli studenti del Santa Cecilia di Casarano puntano a fare impresa. Rinunciando all'assistenzialismo

Il punto che sarà riqualificato.

CASARANO - Andare a scuola per imparare a zappare la terra? Sembra una contraddizione, eppure c’è chi non solo crede sia possibile, ma vuol insegnare ai giovani che fare impresa è tutta questione di applicazione “sul campo”. E in tempi in cui crisi e inquinamento affliggono sempre più la società e l’ambiente, l’idea degli insegnanti della scuola di formazione professionale Santa Cecilia di Casarano merita certamente un plauso.

Sarà presentato domattina, sabato 13, il progetto sperimentale di orto urbano, il primo del genere nel comune salentino, che si pone obiettivi niente affatto scontati.

L’idea nasce, anzitutto, per avviare i ragazzi dell’istituto a una start-up nel settore della green economy. Il che equivale a recuperare e valorizzare il patrimonio agricolo e tradizionale del territorio per trarne economie sostenibili. Insomma un po’ quello che fino a due generazioni addietro si cercava d’insegnare ai propri figli. Figli che, però, erano più attratti da ben altre economie che da quelle legate alla terra. E sì che si è sempre accostata la figura del contadino a condizioni di vita misere e, spesso, indice di arretratezza culturale e sociale, ma il cambiamento degli stili di vita e la crescente esigenza di ricreare spazi vitali qualitativamente più salubri e rispettosi dell’impatto ambientale hanno registrato un sensibile cambiamento di tendenza.

L’orto urbano del quartiere Mammarao, altrimenti noto come “zona di via Pimmenthel”, vuol essere anche un incentivo alla riqualificazione del territorio, un contributo certamente esiguo, eppur concreto, affinché s’intraprendano nuovi percorsi formativi ed economici a partire da ciò che si ha a disposizione. Contestualmente al recupero di una zona degradata e periferica, si diceva, gli ideatori del progetto serbano l’auspicio che l’orto Mammarao diventi esempio di una buona prassi per l’immediato futuro. Ovvero quella di offrire ai giovani una reale occasione di lavoro nel settore agricolo, anch’esso schiacciato dai costi della manodopera specializzata e dall’uso indiscriminato di concimi chimici e pesticidi.

Proprio in tal senso il progetto è stato saggiamente suddiviso in aree o segmenti con delle proprie specificità. Ma potrebbero anche essere chiamati sotto-progetti. Se sul primo appezzamento, infatti, troveranno posto un campo di calcetto e una baby pista di mountain bike insieme a un’area adibita al prosieguo della tradizionale focara di San Giuseppe, nel secondo e terzo appezzamento si concentreranno la coltura di piante officinali e ortaggi appartenenti all’areale mediterraneo salvaguardando così anche la biodiversità tipica delle nostre zone.

Il tutto nel rispetto di logiche ed economie eco-sostenibili e con costi a totale carico dell’Ente. Dalla Santa Cecilia i ragazzi usciranno preparati ad affrontare il mondo del lavoro creando imprese estranee al malvezzo dell’assistenzialismo che ha prodotto più danni che benefici a un Mezzogiorno ormai dimentico della propria vocazione territoriale. A tal proposito dicono bene Marco Mazzeo, ideatore del progetto, e Federica Tania Toma, direttrice Ente Santa Cecilia, che alle persone giovi di più ricevere una canna da pesca e imparare a pescare, che avere in dono il pesce.

L’appuntamento per la seconda fase del progetto – la prima già realizzata prevedeva l’illustrazione partecipata ai cittadini – che vedrà la bonifica del terreno è per domani mattina in zona via Pimmenthel. E chissà che d’ora innanzi la frase “braccia sottratte all’agricoltura” non assuma un nuovo e più edificante significato.

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