Giovedì, 29 Luglio 2021
Casarano

Inchiesta per truffa, sequestro da oltre 10 milioni di euro. Trema l'impero della Filanto

I finanzieri hanno posto sotto sequestro beni mobili, immobili e conti bancari riconducibili a persone del gruppo calzaturiero casaranese, ora indagate. La vicenda riguarda erogazione di contributi al Consorzio produttori salentini

CASARANO – Si chiama operazione “Old machine” quella messa in atto dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale della guardia di finanza di Bari che questa mattina hanno sottoposto a sequestro beni e valori mobiliari per circa 10 milioni e mezzo di euro, dando esecuzione ad un decreto di sequestro per equivalente emesso dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta del pm Antonio Negro della Procura di Lecce.

Il provvedimento, che riguarda beni mobili, immobili e somme di denaro, è stato eseguito nei confronti di sei persone giuridiche e sette persone fisiche, riconducibili alla Filato Spa di Casarano, la più nota società specializzata nella produzione delle calzature del Salento. L’ipotesi di reato è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni della Regione Puglia e dell’Inps.

L’operazione giunge al termine di un’inchiesta avviata nel 2009, riguardante le sovvenzioni pubbliche erogate dalla Regione nell’ambito del Programma operativo regionale “Por Puglia 2000/2006, misura 4.1, azione d) Pia” (Pacchetti integrati di agevolazioni) al Consorzio produttori salentini calzature di Casarano.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, svolte dal Gruppo tutela spesa pubblica della finanza, gli indagati, in violazione del bando di concessione del finanziamento regionale, avrebbero posto in essere un’operazione finalizzata a scorporare veri e propri rami d’azienda della Filanto (riconducibile al defunto patron Antonio Filograna), per trasferirli alle società aderenti al già citato Consorzio, formato da Tecnosuole Srl, Tomaificio Zodicaco Srl, Italiana Pellami Srl e Iris Sud Srl, tutte con sede a Casarano, per consentire a queste ultime di aderire al Por ed ottenere contributi per circa 4 milioni e mezzo di euro, altrimenti non spettanti. La Filanto, infatti, società di notevoli dimensioni, non aveva i requisiti soggettivi necessario, in quanto non definibile pmi (piccola e media impresa).

I finanzieri hanno anche accertato che le società consorziate non avrebbero goduto dei requisiti oggettivi, dato che non sarebbe stato realizzato alcun nuovo impianto, come previsto dal programma d’investimento, limitandosi ad utilizzare beni strumentali già nella disponibilità della Filanto (da cui il nome dell’operazione, “Old machine”, cioè “vecchio macchinario”).

Sempre stando agli esiti dell’inchiesta, gli indagati avrebbero smobilizzato gli asset della Filanto, la quale avrebbe così ottenuto le necessarie liquidità per fornire ai responsabili delle società consorziate i mezzi finanziari per comprovare le disponibilità finanziarie utili ad ottenere le erogazioni pubbliche. Le consorziate, infatti, ottenuti i contributi regionali avrebbero “restituito” le liquidità alla Filanto.

La ricostruzione di queste operazioni finanziarie non è stata semplice, per via dell’interposizione di una società fiduciaria di Milano, utilizzata, secondo gli investigatori, per ostacolare la riconducibilità diretta della Filanto alle imprese consorziate. Le quali, per fruire degli sgravi contributivi, pari a circa 6 milioni di euro, previsti dalla legge numero 233/91 in materia di incremento occupazionale, avrebbero assunto dipendenti precedentemente licenziati dalla Filanto. Per l’esattezza: 165 sarebbero confluiti in Tecnosuole, 210 in Topmaificio Zodiaco e ventitré nella Italiana Pellami.

Sette le persone iscritte nel registro degli indagati e destinatarie del decreto di sequestro: Sergio Antonio Filograna, attuale presidente del Consiglio di amministrazione della Filanto spa; sua sorella Maria Antonietta Filograna, uno dei legali rappresentanti del Consorzio ;il consigliere provinciale Gabriele Caputo, in qualità di legale rappresentante della Iris Sud; Anna Lupo, legale rappresentante del Tomaificio Zodiaco; Antonia Montedoro, legale rappresentante Italiana Pellami e i legali rappresentanti che si sono succeduti alla Iris: Giuseppe Baiardo, Silvia Perico, oltre a Caputo. Alle aziende è stata anche applicata la misura cautelare interiettiva dell’esclusione delle stesse da agevolazioni e finanziamenti per un anno. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto.

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