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Possibile accorpamento del punto nascita e depotenziamento dell’ospedale: insorge il sindacato

La Fp Cgil ha chiesto spiegazioni alla Regione Puglia e alla Asl di Lecce sulle possibili rimodulazioni che potrebbe subire il “Santa Caterina Novella”, a causa della carenza di personale medico

GALATINA – Si fanno strada dei timori, negli ambienti sanitari, per un possibile accorpamento del punto nascita dell’ospedale di Galatina al Reparto Ostetricia di altri presidi della provincia, a causa di carenza del personale medico. La denuncia arriva dalla Funzione pubblica di Cgil Lecce che, per ottenere chiarimenti sul depotenziamento della struttura, ha scritto nelle scorse ore al direttore del Dipartimento di Promozione della Salute della Regione Puglia, ai consiglieri regionali, al direttore generale della Asl di Lecce, al personale ospedaliero galatinese e al sindaco di Galatina.

"In questo susseguirsi di voci e notizie, non si comprende quale connotazione e rimodulazione dovrebbe avere tutto il presidio di Galatina: se deve essere un ospedale di base, un ospedale di comunità o altro”, scrive il segretario Floriano Polimeno. Stando a una delibera di giunta dello scorso luglio, il nosocomio galatinese dovrebbe essere infatti dotato di 223 posti letto di cui 24 di riabilitazione, unitamente a tutti i servizi di diagnostica.

Appare chiaro come la mancata attivazione o il mancato potenziamento di dette unità rende l’ospedale di Galatina pericoloso per l’esito clinico dei pazienti e poco competitivo di fronte alla concorrenza del settore privato, che invece nella stessa città copre “fette di mercato della salute” sempre più ampio. Si aggiunga a tutto ciò che il mancato raggiungimento del pareggio del bilancio, imposto dalla normativa, comporta la chiusura dell’ospedale”, proseguono i sindacalisti della Cgil. Da via Merine fanno sapere che scelte così importanti non possano essere delegate a un riunione di un Dipartimento. “Non si può stare ad assistere passivamente, di fronte a notizie di chiusura, accorpamenti, trasferimenti di reparti, senza intravvedere una minimo di rimodulazione”, concludono.

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