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Martedì, 24 Maggio 2022
Già sindaca dal 2006 al 2009 / Galatina

“Galatina ridotta a feudo elettorale”. Antonica in corsa per il riscatto

L'esponente progressista espone in questa intervista le ragioni della sua candidatura e alcune linee guida del programma di governo che propone ai cittadini

GALATINA – Mancano cinque settimane al voto amministrativo e a Galatina, il comune più grande di quelli chiamati in questa tornata al rinnovo del consiglio comunale, l’attività dei candidati sta entrando nel vivo. Sono quattro: il sindaco uscente, Marcello Amante, Fabio Vergine, Antonio Antonaci e Sandra Antonica che ha già guidato l’amministrazione per tre anni, dal 2006 al 2009. È lei la protagonista di questa intervista.

Si va chiudendo il perimetro di forze e movimenti a sostegno della tua candidatura. Con aggettivazione politica, come lo definiresti a beneficio dei i lettori che vogliono chiaramente collocarlo sullo scacchiere?

“Una coalizione progressista, allargata a forze moderate e civiche, che condividono visione, progetto e impegno”.

A ben vedere, profili di centrosinistra si riscontrano anche nelle liste che supportano Vergine, che ha l’appoggio del consigliere regionale Donato Metallo del Pd, e financo nella coalizione di Amante. È finita definitivamente l’idea della politica come missione collettiva ed è iniziata quella dei personalismi?

“No, non è finita la politica come si vuole far credere. Nella mia visione, la politica appartiene ai bisogni delle persone, non alla vanità dei personalismi. Non mi piace commentare le scelte e le coalizioni degli altri, sono impegnata a disegnare una città attrattiva, inclusiva ed educante. Ma quello che accade oggi a Galatina non è mai avvenuto prima di oggi. E nella città va formandosi un giudizio negativo sul 'reclutamento' indistinto di tutto e di tutti. Saranno gli ex militanti del Pd oggi, probabilmente candidati nella coalizione di Vergine, a giustificare la scelta con i loro elettori. Per quello che mi riguarda la mia candidatura è un punto di chiarezza: non ho mai amato le marmellate, non difendo i partiti 'a prescindere', dico però che la politica è rappresentanza, missione collettiva e prospettiva di bene comune, non costruzione di carriere personali. Nella coalizione del sindaco uscente sono presenti ex consiglieri ed ex assessori della giunta Montagna, che hanno scelto di aderire a Italia Viva: hanno probabilmente compiuto una scelta personale, che rispetto ma non condivido. Non sconfesso il periodo passato insieme all’interno del Pd prima della scissione, così come non sconfesso il giudizio che avevamo e che ho sull’operato del sindaco Amante, che era e resta inconcludente per la città”.

Com’è cambiata Galatina, dal suo punto di vista, da quando ha dismesso la fascia di sindaca?

“Ho lasciato Galatina da città protagonista, viva sul piano politico e culturale, una città attrattiva per i comuni limitrofi e in cui Fiera e ospedale erano ancora in buona salute. Ci sono state poi tante opere messe in cantiere dall’amministrazione che guidavo, e alcune di esse sono state completate successivamente molti anni dopo, per via di errori commessi nella realizzazione. Altre sono addirittura andate perse, come il completamento della tangenziale e l’allargamento della Galatina-Collemeto in un complice silenzio da parte di tutti. Ho ritrovato una città soggiogata dagli interessi di protagonisti della politica, legittimi ma forestieri, che l’hanno relegata a mero feudo elettorale. Il vero motivo che mi ha spinto a ricandidarmi è questo”.

Turismo sostenibile, innovazione e smart cities, progettazione culturale: sono espressioni efficaci, ma forse anche abusate. Qual è la loro declinazione pratica, quali sono le idee che i cittadini possono valutare nella loro concretezza?

“Galatina e il territorio devono tornare a essere distretto culturale per identità e per servizi. La cultura non è solo marketing territoriale, è più un modo di intendere la vita e la comunità. Le associazioni sono spesso lasciate sole, umiliate da scelte calate dall’alto e che non sono sostanziate. Dobbiamo considerare Galatina nella sua interezza e il suo centro correlato all’intero territorio. La nostra vera mission è quella di attrarre un intero territorio presso di noi, delocalizzare l’interesse turistico dal mare verso l’entroterra. Ecco perché io, più che di smart city, concetto applicabile nelle aree metropolitane, parlo di smart land. E la tecnologia ci aiuta molto. Galatina è attrattiva per la sua bellezza e la sua storia, ma deve essere organizzata e ospitale. Si deve partire dalla digitalizzazione dell’intero territorio comunale con l’implementazione delle infrastrutture di comunicazione, wi-fi pubblici e banda larga, fino ai sensori che trasmettono informazioni e rendono i cittadini più consapevoli e correlati. Il centro dovrà essere fruito in maniera sostenibile: la sua bellezza deve essere a disposizione anche dei bambini - al momento non ci sono parchi verdi e per i più piccoli-. Bisogna raggiungere migliori standard di pulizia, sicurezza e segnaletica, qualificare e coordinare l’arredo urbano pubblico e privato, dotarsi di un piano urbanistico particolarizzato per il centro storico, mai realizzato. Occorrono interventi strutturali, dotazione dei parcheggi e qualificazione dei percorsi. Per farle un esempio piccolo, guarderei alla nuova gara dei parcheggi, prendendo in considerazione la possibilità che ci si possa dotare di bus elettrici prevedendo un costo all’interno del ticket del parcheggio, laddove si utilizzasse. Insomma una città da riprogettare con competente umiltà e partecipazione attiva delle scelte da parte dei cittadini”.

I dati sanitari, riferiti ad alcune patologie tumorali, indicano da anni nel Galatinese un cluster. Esiste un problema urgente di emissioni inquinanti e un conflitto tra ragioni dell’ambiente e quelle del lavoro?

“Il diritto al lavoro e il diritto alla salute, purtroppo, nel Sud Italia, sono talvolta in conflitto e quando i diritti vanno in conflitto è il segno del fallimento della politica. Oggi dobbiamo guardare al futuro pretendendo autorevolezza politica nel chiedere innovazione e tecnologie adeguate a superare preoccupazioni assolutamente legittime. L’ambientalismo radical chic spesso corrisponde a un alibi: dobbiamo fare in modo di realizzare completamente la transizione ecologica con consapevolezza e piccole rinunce da parte dei cittadini. Penso ai week end di “aria sana”, per esempio, e a tutte quelle buone prassi che fanno diminuire le emissioni di CO2. Buona l’iniziativa della Regione Puglia, resa nota in questi giorni, sul finanziamento alle famiglie con Isee inferiore a 20mila euro, per l’efficientamento energetico e la produzione di energia pulita a uso domestico. Energia pulita, autoproduzione e autoconsumo, comunità energetiche: occorre passare dalle chiacchiere ai fatti quando si parla di fotovoltaico sugli edifici pubblici, aumentare il verde urbano è una priorità, piantumare nuove unità previo censimento delle specie arbustive. Più in generale occorre introdurre e realizzare il bilancio ambientale. Perché lo sviluppo o è sostenibile o non è sviluppo”.

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