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Galatina Galatina / Via Pietro Siciliani

Ladri di opere d'arte sottraggono tela dell'antica chiesa dei Maria Addolorata

Scomparso a Galatina un dipinto raffigurante Sant'Andrea Apostolo. Si trovava da diverso tempo nel palazzo attiguo alla chiesa di via Siciliani, anch'esso della Curia, perché la navata in cui era appeso è oggetto di lavori. Sul posto per le indagini gli agenti di polizia del commissariato

GALATINA – Non ci sono volute corde per arrampicarsi sul palazzo, ventose per agganciarsi sui vetri, particolari sistemi tecnologici per disinnescare antifurti, chiavi bulgare, cacciaviti, trapani, fiamma ossidrica e Dio solo sa cos’altro appartenga all’armamentario dei ladri di professione.

E’ stato sufficiente intrufolarsi nel palazzo attiguo alla chiesa della Madonna dell'Addolorata di via Pietro Siciliani, a Galatina, aprire una porta e andarsene via con la tela. E che tela. Un dipinto antico di Sant’Andrea Apostolo, uno dei doni con cui famiglie galatinesi hanno reso omaggio all’antica basilica del 1710 per adornarne le già fastose pareti.

Al momento non è noto il valore economico (anche perché la denuncia formale deve ancora essere depositata, e sarò fatta probabilmente domattina), ma, di certo, quel dipinto, che fino a poco tempo addietro faceva sfoggio di sé nella navata minore, ha un indiscusso interesse storico e per i cultori dell’arte.       

Il quadro, però, come anticipato, non si trovava nella chiesa, bensì nel palazzo accanto, anch’esso di proprietà della Curia. Era stato deposto in una stanza da qualche mese, perché nella navata in questione al momento sono in atto alcuni lavori di restauro. E i ladri dovevano di certo sapere dove fosse custodito il dipinto.

Che non sia stato un furto “fortunato”, cioè messo in atto da qualche malvivente che magari cercava denaro e altri oggetti e s’è ritrovato fra le mani una tela antica, lo dimostra il fatto che nell’edificio non sembra che manchi altro. Questo, almeno, stando al primo sopralluogo svolto dagli agenti del commissariato locale. Gli investigatori della polizia sono stati avvisati dal priore della scomparsa del quadro intorno alle 11,20 di questa mattina.

I poliziotti hanno così scoperto che i malviventi hanno giusto dovuto forzare un portone. E’ stato sufficiente solo questo. Poi una volta dentro, sono entrati nella stanza dov’era custodito il dipiento e se ne sono impossessati. Nessun antifurto, nessun sistema di videosorveglianza. Un gioco da ragazzi che deve aver sorpreso gli stessi malviventi, probabilmente esperti che agiscono nel settore su commissione. 

E’ plausibile che tutto ciò sia avvenuto di notte, ma il problema principale è capire di quale data preciso del calendario. Il priore, infatti, ha riferito agli uomini diretti dal vicequestore aggiunto Giovanni Bono, di essere entrato nel palazzo per l’ultima volta solo mercoledì 15. Non sono, cioè, locali in cui si reca con abitudine quotidiana. Una cosa però è certa: se la chiesa rifugge la superstizione, impossibile fare a meno di notare che l’amara scoperta è avvenuta proprio di venerdì 17. Gli unici baciati dalla fortuna, allora, sono stati proprio i banditi.        

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