Lunedì, 26 Luglio 2021
Galatina

Freddato in auto, indagata la moglie. E il presunto omicida ottiene i domiciliari

Ha lasciato il carcere Diego Alfieri, il barista accusato di aver ucciso Giampiero Murinu, nelle campagne tra Galatina e Collemeto. La moglie della vittima, Katia Valiani, per cui il reato ipotizzato è di detenzione illecita di arma da fuoco, è stata iscritta nel registro degli indagati

LECCE – Ha lasciato il carcere Diego Alfieri, il barista accusato dell’omicidio di Giampiero Murinu, l’agricoltore di 39 anni ucciso il 2 giugno dello scorso anno nelle campagne tra Galatina e Collemeto. Il gip del Tribunale di Lecce, Antonia Martalò, ha accolto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del 31enne, gli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna, concedendo ad Alfieri gli arresti domiciliari. Lo stesso magistrato inquirente, il sostituto procuratore Paola Guglielmi, aveva espresso parere positivo. Il pubblico ministero, inoltre, ha iscritto nel registro degli indagati la moglie della vittima, Katia Valiani, per cui il reato ipotizzato è di detenzione illecita di arma da fuoco.

Come nel più classico dei drammi di Garcia Lorca, la tragedia si consumò alle cinque della sera, sotto un sole feroce e abbacinante, in cui le umane passioni si trasformano in disgrazia. Secondo la ricostruzione dei fatti fornita dallo stesso alfieri al gip, la mattina la vittima, accecato dalla gelosia per la relazione che la moglie aveva intrapreso con lui, gli avesse annunciato un incontro chiarificatore, rinviandolo al pomeriggio. La coppia, dunque, sarebbe passata a prendere il 31enne dal bar dove lavora, a Galatina. Il presunto omicida, preoccupato, avrebbe portato con sé la pistola che la stessa donna gli aveva consegnato alcuni giorni prima (da qui l’accusa contestata), sottraendola da quelle del marito: “Ha una arsenale” gli avrebbe detto, “stai attento”. Murinu avrebbe quindi condotto i due in campagna, nei pressi della propria abitazione. Lì, dopo aver bloccato la chiusura delle portiere della sua autovettura, una Lancia Phedra, si sarebbe chinato per raccogliere un’arma nascosta sotto il sedile del passeggero, dove si trovava la compagna.

Alfieri, seduto sul lato destro della parte posteriore dell’autovettura, temendo per la propria incolumità, avrebbe estratto la pistola ed esploso almeno due colpi: il primo avrebbe colpito la vittima all’omero, il secondo tra la scapola e la nuca. La vittima e la moglie avrebbero prelevato il 31enne dal bar dove lavora, a Galatina. Il 31enne avrebbe portato con sé la pistola (una calibro 7,65) che, a suo dire, la stessa compagna di Murinu gli avrebbe consegnato alcuni giorni prima, mettendolo in guardia dai propositi del marito, accecato dalla gelosia. Il 31enne sarebbe stato condotto in campagna. Lì, dopo aver bloccato la chiusura delle portiere della sua autovettura, una Lancia Phedra, Murinu si sarebbe chinato per raccogliere un’arma nascosta sotto il sedile del passeggero.

foto ALFIERI Diego-2-3-2Alfieri, seduto sul lato destro della parte posteriore dell’autovettura, temendo per la propria incolumità, avrebbe estratto la pistola ed esploso almeno due colpi: il primo avrebbe colpito la vittima all’omero, il secondo tra la scapola e la nuca. Poi, sarebbe fuggito dal finestrino. Nessuna delle due armi, però, è stata rinvenuta dalla polizia o dai carabinieri. Il barista ha poi testimoniato di aver ricevuto un sms dal figlio della vittima, che lo avvertiva dell’arrivo dei carabinieri.

Molti ancora i lati oscuri legati all’omicidio, a cominciare dal ruolo avuto dalla moglie della vittima nell’intera vicenda. Inoltre, a distanza di circa un anno, non sono stati ancora consegnati i risultati dell’esame dello stub compiuto su Alfieri e la Valiani.

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