Galatina

Usura, per Santo Paglialunga ora si aprono le porte del penitenziario

Il 69enne di Aradeo deve scontare la pena divenuta definitiva. Accumulò un impero enorme, del valore di 8 milioni di euro

ARADEO – E’ arrivato il momento di scontare la pena, divenuta definitiva. Per Santo Fernando Paglialunga, 69enne di Aradeo, si aprono così le porte del carcere. Nel penitenziario di Borgo San Nicola l’hanno condotto ieri i carabinieri della stazione locale. L’ordine di carcerazione è stato emesso dall’ufficio esecuzione penali della Procura leccese. Paglialunga deve espiare una pena di quattro anni e dieci mesi di reclusione per vicende legate all’usura, che si sarebbero perpetrate per circa sette anni, fra il luglio del 2000 e il gennaio del 2007.

Risale al 2013 la confisca dei beni riconducibili a Paglialunga, accusato di usura aggravata, il cui valore complessivo ammonta a circa otto milioni di euro. Il provvedimento, emesso dalla Corte di Cassazione, segue la misura di prevenzione patrimoniale emessa dalla prima sezione penale del Tribunale di Lecce, sulla base di una proposta del direttore della Dia, al termine di lunghe e complesse indagini economico-patrimoniali condotte dalla Dia di Lecce, guidata all'epoca dal colonnello Francesco Mazzotta.

Si trattava di un’iniziativa autonoma della Dia, che prese spunto dalla vicenda penale, ma seguì un procedimento parallelo. Le indagini evidenziarono la netta sproporzione tra le capacità reddituali dichiarate dal presunto usuraio e l’ingente valore dei beni che risultano di fatto in sua disponibilità. Beni che la famiglia Paglialunga avrebbe accumulato attraverso prestiti usurai. Il patrimonio, oggetto della confisca, è costituito da una società finanziaria, tre aziende immobiliari, diciannove immobili e trentasette terreni. Fra questi, c’è anche Castello Lazzari, che si trova in contrada Capano a Cutrofiano, un Kartodromo in contrada Pini, a Galatina, e alcune ville.

A dare avvio alle indagini fu la denuncia di un imprenditore salentino operante nel settore delle carni, vittima del Paglialunga. Secondo gli inquirenti l’uomo, attraverso l’Istituto Finanziario Aradeo Spa, approfittando dello stato di bisogno di alcuni imprenditori, concedeva prestiti usurai a un tasso d’interesse pari al 60 per cento annuo. Veri e propri tassi usurari cheSanto Paglialunga. costringevano le vittime, che quasi mai riuscivano a saldare il debito, a pagare direttamente con propri beni immobili, che finivano dunque per essere intestati ai Paglialunga. Curiosamente, infatti, il presunto usuraio non si sarebbe mai avvalso di prestanome, come accade in altre realtà criminali.

Santo Paglialunga, titolare della finanziaria e capo dell’organizzazione, riusciva a mascherare l'usura con un semplice stratagemma: facendo cioè sottoscrivere alle vittime contratti fiduciari di mutuo in bianco, compilati successivamente maggiorando le cifre del prestito reale. Furono ben 570 quelli trovati durante la perquisizione eseguita dagli uomini della Dia. Centinaia, invece, le vittime cadute nella rete dei presunti usurai, che in tal avrebbero accumulato un patrimonio di svariati milioni di euro, frutto, come detto, di 3 aziende immobiliari, 19 immobili, 37 terreni per una superficie complessiva di oltre 423mila metri quadrati e conti correnti bancari e postali. Eppure, come emerso dalle indagini, il totale dei redditi dichiarati negli ultimi undici anni dalla famiglia Paglialunga, dal 1996 al 2006, ammonta a poco più di 68mila euro, con una media di 6mila e 200 euro l'anno. In pratica una famiglia sulla soglia di povertà.

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