Venerdì, 18 Giugno 2021
Gallipoli

Condotta chilometrica per allontanare i reflui. Sinistra Italiana: “Opera dannosa”

La soluzione rilanciata nell’incontro presso Confindustria contestata dal segretario di Si: “Un tubo costosissimo che distruggerà l’ambiente”

Una foto durante l'incontro presso Confindustria.

GALLIPOLI - Depuratore consortile sotto accusa e scarichi a mare sul litorale nord di Gallipoli, dal focus interistituzionale promosso nei giorni scorsi da Confindustria Lecce è arriva l’accelerata sperata: accanto al riuso totale dei reflui depurati in agricoltura e per gli usi civici, si farà anche la condotta sottomarina per allontanare il recapito finale dalla costa e per poter eliminare il divieto di balneazione per un chilometro sul litorale di Torre Sabea.

Quella soluzione già contemplata fin dal 2002, anno di attivazione della piattaforma, e ribadita anche dopo l’ultima autorizzazione del 2017 concessa dalla Provincia ai gestori del depuratore consortile per lo scarico a mare, ma che sui tavoli della programmazione di Aqp, Autorità idrica e Regione è stata contemplata, con abissale ritardo, solo dallo scorso anno. Come chiarito dal direttore generale dell’Autorità idrica pugliese, Vito Colucci, “la condotta sottomarina che agirà da scarico di emergenza a Gallipoli, si farà”.

È già stato avviato dal 2017 lo studio meteo marino e tra breve si potrà avere a disposizione uno studio di fattibilità per la posa in opera della condotta dimensionata in base alle correnti della zona e con lo scarico posto ad almeno 8 chilometri di distanza dal litorale. Una soluzione che sarebbe dovuta arrivare da oltre un decennio, ma che solo ora sembra sboccarsi anche se richiederà un esborso di fondi ben oltre i 5 milioni di euro inizialmente previsti. Una soluzione alternativa e al tempo stesso complementare ai progetti già avviati per il potenziamento dell’affinamento dei reflui e il riutilizzo irriguo in agricoltura per mezzo del consorzio di bonifica Ugento-Li Foggi e per gli usi civici, irrigazione del verde pubblico, agricoltura, antincendio e nettezza urbana, sulla quale si sono riaccese le invettive da parte del circolo gallipolino di Sinistra Italiana che non risparmia valutazioni critiche sulla scelta progettuale per fermare lo scarico sottocosta dell’impianto di via Scalelle, al servizio dei comuni di  Gallipoli, Sannicola, Alezio e Tuglie, attraverso la realizzazione del tubo sottomarino.

Esposito a muso duro: “Monumento allo spreco lungo otto chilometri”

Un dissenso palese contro l’opera, sotto il profilo ambientale ed economico, è stato motivato dal segretario cittadino di Sinistra Italiana, Massimo Esposito, che ritiene del tutto anacronistico ricorre alla condotta sottomarina come unica soluzione possibile al problema del recapito finale del depuratore consortile. “Rimaniamo a dir poco basiti per il fatto che nell'affrontare la discussione sul depuratore si sia omesso di valutare quale impatto può avere l'installazione di otto chilometri di tubo e lo sversamento dei reflui sull'ecosistema marino interessato” lamenta Esposito, “ciò a fronte delle conseguenze catastrofiche documentate nei luoghi ovunque vi sia stata l'installazione di altre condotte sottomarine. E' stato omesso inoltre di dire che il fondale interessato dal tragitto del tubo è ricco di posidonia unico polmone verde necessario per la l'esistenza e sopravvivenza di flora e fauna marina e che questo habitat è protetto dalla Comunità europea”. 

Al netto di tali rilievi la compagine gallipolina di Sinistra Italiana si pone anche altri interrogativi legati alla vicenda. “Se l’acquedotto afferma, con in mano i risultati delle analisi fatte dall'Arpa ogni qualvolta sono comparse delle macchie in mare, che è tutto in regola certificando l'ottimo funzionamento del depuratore perché mai si dovrebbe ricorrere all'installazione di una condotta lunga otto chilometri e del costo di oltre 5 milioni di euro?” si chiede Esposito, “e se invece fosse provato il malfunzionamento dell’impianto di depurazione e l’inquinamento del mare allora chiediamo di conoscere i dati che Arpa e Aqp evidentemente non hanno reso pubblici fino ad oggi. Ma anche questa ipotetica, e mai provata, situazione di inquinamento non giustificherebbe la realizzazione di una condotta”. Dalla contrarietà alle soluzioni alternative proposte da Sinistra Italiana, che nel caso della presenza di reflui non a norma propone di utilizzare “i fondi disponibili per potenziare il depuratore, magari procedendo anche all'installazione di un bacino dove contenere i reflui depurati e delle reti di distribuzione per usi non potabili: antincendio, lavaggio strade, aree produttive, irrigazione aree verdi, come è stato fatto a Fasano dove, sotto la guida dell’ex assessore ed ora consigliere Amati è stato realizzato un lago di oltre sette ettari”. Per il segretario Esposito sarebbe “solo da folli affermare che per risolvere eventuali malfunzionamenti del depuratore si debba ricorrere ad un costosissimo tubo. Perché invece non pensare al recupero delle cave dismesse attigue al depuratore per realizzare un affinamento tramite fitodepurazione dotando così l’impianto di una migliore capacità di assorbire le variazioni di carico dell’utenza nella stagione turistica?”.

La conclusione di Sinistra italiana propende quindi, di fatto, per l'inutilità dell'installazione della “costosissima condotta sottomarina” che peserebbe sui portafogli delle famiglie di Gallipoli e dintorni e non essendo prevista nel piano regionale di tutela delle acque. Esposito conclude inoltre chiedendosi “chi di fatto ha interesse affinché tale assurdità venga posta in essere?” e rivolgendo un appello al sindaco Stefano Minerva al quale rammenta di “mantenere i propositi espressi durante la campagna elettorale contro la condotta e ogni tipo di scarico in mare” e lo esorta “ad abbandonare ogni proposito o ipotesi di installazione di un vero e proprio monumento allo spreco lungo chilometri a carico della cittadinanza”.

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