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Giovedì, 23 Maggio 2024
I fatti nel maggio del 2020 / Gallipoli

Controlli alle antenne e poi offese “social” al vigile: il giudice lo condanna per diffamazione

A quattro anni dall’episodio di via Gian Giacomo Russo si è concluso il processo. Il 57enne autore del video e del post condannato a sei mesi (pena sospesa) per l’oltraggio ad un maresciallo della polizia locale in servizio

GALLIPOLI - Controlli alle antenne della telefonia in una palazzina e poi una sequela di offese sulla piattaforma social all’indirizzo di un agente della polizia locale. Il giudice condanna l’autore del filmato e del post considerato lesivo e diffamatorio nei confronti del pubblico ufficiale in servizio.

A quattro anni dall’episodio di via Gian Giacomo Russo, a Gallipoli, si è concluso il mese scorso il processo a carico di un 57enne, autore del video e del post incriminato, condannato a sei mesi (pena sospesa) per l’oltraggio ad un maresciallo della polizia locale in servizio.

Nella sentenza il giudice ha sottolineato il fatto che seppur “pentito e avendo chiesto scusa in aula” la condotta dell’uomo e la diffusione del video “ha leso pesantemente la reputazione dell’agente della polizia locale”. E da qui le basi per motivare la condanna. La sentenza del 16 aprile scorso del giudice della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, Maddalena Torelli, è stata pubblicata in questi giorni. I fatti risalgano al maggio del 2020.

Dopo i controlli alle antenne degli agenti della polizia locale aveva pubblicato un video sui social e postato dei commenti offensivi nei confronti di uno dei vigili in servizio. Finito a processo è stato condannato a sei mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento delle spese con l’accusa di diffamazione.

A quattro anni dal fattaccio arriva quindi la condanna per Maurizio Pacciolla, gallipolino di 57 anni, autore di un video, poi pubblicato sul suo profilo facebook, condensato di  accuse e offese rivolte nei confronti del maresciallo della polizia locale, Fabio Oltremonte, che dopo essere venuto a conoscenza della circostanza, tramite il comando della polizia locale (anche allora retto da comandante Antonio Morelli) aveva inoltrato la relativa denuncia in procura che ha poi portato all’identificazione dell’autore del video incriminato.

Nel corso del dibattimento l’imputato ha ammesso di essere stato l’autore del video e del post, dimostrando anche pentimento e rivolgendo le scuse per il suo comportamento, ma questo non è bastato per evitare la condanna essendo che la sua condotta, come esplicitato nella sentenza, ha scatenato anche una serie di commenti e di ulteriori offese ai danni della reputazione del maresciallo della polizia locale, quest’ultimo costituito in giudizio come parte civile con l’avvocato Americo Barba.

Riconosciute le attenuanti generiche il giudice lo ha condannato a sei mesi di reclusione, e al pagamento delle spese, con pena sospesa subordinata al pagamento della provvisionale di 4 mila euro in favore della parte civile. Particolarmente gravi alcune delle frasi rivolte da Pacciolla all’indirizzo dell’agente della polizia locale del tipo: “questo signore che fa il gradasso con me ignorandomi..un povero frustrato che dopo anni di lec…nto è entrato nei vigili…, oppure: “valutate voi questo vigliacco con la divisa prima tenta un’offesa timida, poi si silenzia il ca…sotto”.

Il fatto da cui prende origine tutta la questione risale al maggio del 2020 quando una pattuglia della polizia locale di Gallipoli è intervenuta a seguito delle richieste da parte di alcuni abitanti di via Gian Giacomo Russo (una traversa del centralissimo Corso Roma), che chiedevano di effettuare dei controlli su alcuni lavori in corso sul lastricato di un palazzo condominale dove insiste un’antenna-ripetitore per la telefonia mobile.

Il timore di molti dei residenti era alimentato dal sospetto che tale intervento fosse legato all’adeguamento della stazione radio per l’eventuale sperimentazione della nuova tecnologia delle telecomunicazioni wireless del 5G. Il tutto magari autorizzato e con il benestare del Comune.

Quando la pattuglia della polizia locale si è recata sul posto per il sopralluogo richiesto qualcuno, poi identificato in Pacciolla, si è adoperato a filmare e commentare il tutto e avvicinandosi per chiedere dei chiarimenti sulla questione, sempre a fotocamera attiva, ha poi ricevuto un “invito” a non intralciare il lavoro da parte di uno degli agenti.

Una situazione che sarebbe potuta terminare tranquillamente con una reciproca intesa tra uomini in divisa e cittadini bramosi di conoscere la reale natura di quei lavori sull’antenna telefonica. Invece la storia ha poi assunto una piega diversa. E mentre da un lato il controllo dei vigili ha appurato che non era in corso nessuna installazione legata al 5G, dall’altro il video-denuncia di quella giornata è finito sulla piattaforma social. Con commenti e valutazioni a corredo (valutati e condannati dalla sentenza come diffamatori) nei confronti dell’agente della polizia locale e per il lavoro delle autorità comunali.

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