Gallipoli

Depuratore e reflui in mare, il Comune “scarica” una nuova diffida

A Nardò monta la protesta per la realizzazione di una condotta a Torre Inserraglio e dal litorale gallipolino parte la diffida alla Provincia e all'Autorità idrica per la soluzione degli scarichi. Richiesta di risarcimento danni

Il depuratore di Gallipoli.

 

GALLIPOLI - Mentre a Nardò monta in queste ore la protesta e il tam tam virtuale del “No tub” per fronteggiare la realizzazione della condotta sottomarina sul litorale di Torre Inserraglio (per allontanare dalla costa lo sversamento dei reflui del depuratore di Porto Cesareo), proseguendo a ritroso sul il litorale nord verso Rivabella, prosegue la battaglia del Comune di Gallipoli per risolvere l’annosa questione degli scarichi a mare del depuratore consortile. E parte una nuova diffida nei confronti stavolta non solo della Regione Puglia, ma anche della Provincia di Lecce e dell’Autorità idrica regionale (la ex Aato), al fine di adottare tutte le soluzioni possibili e immaginabili per bloccare lo sversamento dei reflui depurati lungo il litorale nord di Torre Sabea. Il Comune ionico infatti su disposizione del commissario straordinario Vincenzo Petrucci e  tramite il proprio legale incaricato, l’avvocato Bartolo Ravenna, è tornato dunque in pressing al fine di venire a capo della incresciosa questione ambientale. Corredando alla richiesta-diffida di un intervento risolutore, anche la riserva di un risarcimento danni per la ricaduta negativa per l’immagine turistica e per la salvaguardia ambientale del territorio gallipolino.

Provincia e Autorità idrica sono state invitate entro il tempo massimo di tre mesi, a bloccare gli scarichi a mare e a trovare un’alternativa alla condotta sottomarina che la Regione Puglia non vuole realizzare e finanziare sulla costa gallipolina, anche perché non più prevista nella programmazione delle opere territoriali. Il Comune non ci stà, ed eccepisce che in mancanza di soluzioni alternative demandate al tavolo di coordinamento della Provincia e al quale prendono parte anche i comuni del comprensorio (oltre a Gallipoli, Alezio, Tuglie e Sannicola), quello della condotta sottomarina resta pur sempre un intervento realizzabile e fattibile per arginatre il danno ambientale. E il Comune di Gallipoli aveva già presentato un ricorso contro la decisione della Regione Puglia di non realizzare la condotta sottomarina (per altro già prevista da oltre un decennio) per allontanare dalla costa lo scarico dei reflui del depuratore consortile di via Scalelle.

Lo scorso 2 febbraio la decisione del Tar è stata rinviata a fine maggio proprio per consentire al Comune di estendere l’azione di responsabilità all’Autorità idrica regionale e alla Provincia di Lecce alle quali secondo quanto eccepito dalla Regione Puglia, sarebbero da “ascrivere l’inerzia nella risoluzione della problematica degli scarichi a mare del depuratore”. Da qui è partita la diffida a tutti è tre gli enti istituzionali a trovare le soluzioni alternative e definitive entro 90 giorni. “E’ una situazione di grave illegalità che da anni si consuma a danno dell’ecosistema ambientale e dell’immagine della città di Gallipoli” commenta in merito l’avvocato Ravenna, “e il tutto avviene sotto gli occhi di quelle istituzioni sempre attente alle questioni ambientali. Non è accettabile che i reflui continuino a sversare in mare e sotto costa per altro sulla base di un’autorizzazione rilasciata dalla Provincia in via provvisoria nel lontano 2002 e condizionata alla esecuzione di una condotta subacquea mai realizzata ed oggi addirittura esclusa”. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Depuratore e reflui in mare, il Comune “scarica” una nuova diffida

LeccePrima è in caricamento