Domenica, 1 Agosto 2021
Gallipoli

“Falso lo studio di Sel sul Piano del parco”. Vincenti smonta accuse

Il presidente dell'Autorità di gestione dell'area naturale di Punta Pizzo replica alle valutazioni negative di Sel sul piano territoriale che sarà adottato dal Consiglio comunale. "Previsioni fuori luogo. Ecco le risorse del parco"

GALLIPOLI - Troppi parcheggi e zone di caccia nell'area protetta e una serie di incongruenze, su fauna, mobilità, pressione antropica e quant’altro nella stesura del Piano del parco naturale di Punta Pizzo. Questa la valutazione negativa resa nota in questi giorni del direttivo cittadino di Sel sullo strumento di pianificazione dell’area naturale gallipolina prossimo all’adozione in Consiglio comunale. E sulla quale ora il presidente dell’Autorità di gestione del parco regionale “Isola di Sant’Andrea-litorale di Punta Pizzo”, l’avvocato Fabio Vincenti, tende invece a precisare numerosi passaggi e a fugare dubbi e perplessità troppo enfatizzate e per altro non rispondenti, a suo dire, anche alle tavole, alle relazioni e alle previsioni pubblicate ufficialmente. Il tutto senza perdere di vista anche un altro aspetto, non del tutto trascurabile, relativo alla tempistica di approvazione del Piano del parco che dovrà essere adottato entro il 30 giugno prossimo per non incorrere nel commissariamento regionale e per non perdere i finanziamenti concessi e precludere l’accesso a nuove risorse.

“L’adozione del Piano del parco è l’occasione di sviluppo economico più grossa degli ultimi tempi” spiega il presidente Vincenti, “sia per l’Ente, che potrà approvvigionare le casse con enormi finanziamenti legati al piano economico sociale, sia per l’intera comunità che potrà legare al parco un'intera economia riveniente dal turismo ecosostenibile e cercando di attirare turismo internazionale di qualità”.

Da qui il responsabile pro tempore dell’Autorità di gestione replica nel dettaglio ai rilievi di Sinistra, ecologia e libertà ritenendo del tutto “gratuite e non rispondenti al vero” le accuse mosse dai vendoliani. O quanto meno le stesse valutazioni non sarebbero nemmeno emerse, secondo quanto ha evidenziato Vincenti, nei verbali dei lavori istituzionali, in Consiglio o nelle commissioni, dove la forza politica di opposizione è comunque rappresentata dal suo consigliere di riferimento della coalizione. Ma netto della polemica politica il presidente dell’Ente Parco intende “smontare” il quadro accusatorio, lontano dalla realtà, mosso da Sel sul Piano territoriale dell’area protetta.           

“Va subito detto che il processo di formazione del Piano è stato costantemente condiviso con l’Ufficio Parchi regionale” puntualizza da subito Vincenti, “a partire dalle premesse e sino ad ogni singola modifica apportata per giungere alle soluzioni ed alle visioni. Sulle finalità non si discute poiché non possono essere che quelle sancite dalla legge istitutiva e dettate dalle norme quadro nazionali. Atteso che la procedura di Vas deve ancora prendere avvio”. Proprio per tutelare ed incrementare le valenze ambientali di una delle aree più studiate della Regione, il presidente dell’Ente Parco evidenzia come il Piano in questione contiene, tra le azioni di programma e le conseguenti zonizzazioni, il recupero dell’area umida de “Li Foggi” e della fascia dunale, il ripristino e la sostituzione delle formazioni vegetazionali non autoctone, la rinaturalizzazione di ampie superfici oggi di utilizzo agricolo, nonché la interdizione totale dell’accesso veicolare all’interno della fascia costiera, già in atto dal 2008. “Con buona pace degli amici di Sel di Gallipoli che pare non se ne siamo ancora accorti”.

Ovviamente non si può ignorare tout court la presenza e l’impatto dell’uomo in un parco che insiste sul territorio a maggiore densità di presenze dell’intera Regione, sia pure limitatamente al periodo estivo.  Per questo Vincenti spiega altresì nella sua corposa nota esplicativa che “la necessità di contemplare il fattore antropico e di garantire la gestione di queste dinamiche in maniera efficace ai fini della sostenibilità ambientale, ma anche sociale del parco non è solo prevista dalle norme, ma ha portato lo stesso Ufficio Parchi regionale a imporre una drastica riduzione delle aree a riserva integrale, inizialmente previste per circa un terzo della superficie del parco, per poterne garantire la reale applicabilità”. E’ a questo “parco dell’uomo” quindi, che incarna una delle principali finalità dell’area protetta, che il piano del Parco deve delle risposte. E secondo il presidente dell’Ente tali risposte “sono contenute nelle aree attrezzate in pineta, già sperimentate su un’area campione ancora pressoché integra a otto anni dalla messa in opera, previste dal Piano; nei centri servizi integrati, microstrutture energeticamente autosufficienti per la somministrazione dell’acqua alla spina, la raccolta differenziata ed i servizi igienici, informativi, di primo soccorso ed intervento antincendio”.

Poi entrando nel cuore della problematica principale il nodo delle aree parcheggio e della mobilità. “Coerentemente con le previsioni del Piano comunale della costa” spiega il presidente Vincenti,  “che prevede lo smantellamento della litoranea a nord della foce del Canale dei Samari, il piano propone l’arretramento dell’asse passante litorale nel tratto più impattante compreso tra la zona alberghiera e la confluenza della strada provinciale 221. Altrettanto coerentemente questo strumento deve dare risposte alla richiesta di accessibilità, e lo fa individuando aree di parcheggio che ben distanti dai numeri mirabolanti asseriti dagli esponenti di Sel, devono riscontrare una richiesta di fruizione ed al contempo un diritto non sopprimibile, ma contenibile e gradualmente reindirizzabile verso altre forme e più sostenibili, nell’arco dei pochi anni, che prevedono il suo aggiornamento. Perché questo non è il Piano “ora e per sempre” del Parco, ma una prima applicazione di norme volta a modificare in maniera efficace i comportamenti radicati, tra cui quello di intasare le litoranee con migliaia di auto impedendo il pubblico transito e lo stesso soccorso. Per chi conosca il territorio e sappia leggere i regolamenti e senza fermarsi alle mappe colorate” evidenzia Vncenti, “risulterà evidente che le aree a parcheggio individuate sono in realtà tutte già esistenti e fruite in alcuni casi da anni, fuori da aree a riserva integrale o contermini ad esse, e nel caso in cui non siano ubicate su colmate di materiali di riporto, ne risulta obbligatorio per regolamento il ripristino alle colture agricole o la ricrescita della flora spontanea dopo il periodo di utilizzo stagionale. Ma soprattutto i parcheggi sono solo una parte del sistema della mobilità che dispone già oggi una rete di percorsi fruibili a piedi, in bici ed a cavallo che attraversano tutti gli ambiento del Parco con esclusione di quelli soggetti a tutela integrale o particolarmente vulnerabili dal punto di vista geologico o floro faunistico, ed è già predisposto a porsi in continuità con la rete delle ciclovie del Sac e delle connessioni con le altre aree Parco e del sistema Natura 2000. Ciò prefigurando e favorendo scenari di mobilità lenta e sostenibile già oggi concretizzati in un parco bici che assomma nell’area urbana a migliaia di unità, e di circa cento in dotazione del nostro Parco”.

Sul versante delle attività, promozioni e riconoscimenti riconducibili all’area del parco naturale gallipolino, l’Autorità di gestione elenca “l’ingente e documentata” attività realizzata con istituti scolastici del territorio e da tutta Italia e persino dall’estero, o le decine di eventi realizzati ufficialmente nell’ambito dei format regionali Puglia Open Days e Discovery Puglia di Pugliapromozione, il conseguimento della carta Cets, il lavoro di pubblica utilità, il gemellaggio con il Parco di Porto Cesareo per il progetto dell’anellamento del gabbiano corso e del fraticello che partirà tra pochi giorni. E ancora la partecipazione dell’Ente al progetto Epa della Provincia grazie al quale il parco riceverà il servizio di trasporto e di collegamento presso gli altri parchi naturali, la creazione di punti di fermata con pensiline dove il turista potrà aspettare il trasporto presso un altro parco, così visitando tutto il territorio. La chiosa finale è invece sulle previsioni di Sel sull’area di caccia, considerate “mistificatorie e surreali” da Vincenti, atteso  “i limiti dell’Azienda faunistico venatoria previsti dalla famigerata delibera di Consiglio comunale del 2008 della precedente amministrazione comunale, che votò all’ unanimità detta delibera,  vengono riportati nel Piano per dovere di completezza e coerenza con gli atti amministrativi posti in essere pena l’invalidità della rappresentazione giuridica dello stesso Piano”, o sulla edificabilità di aree interne al suo perimetro, “tutte attività vietate in linea di principio dalla normativa e quindi escluse dalle stesse competenze dello strumento”.

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