Sabato, 25 Settembre 2021
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Fondi “preziosi” per potenziare i depuratori. Udicon sollecita Regione ed enti

L’associazione dei consumatori rammenta la possibilità di attingere alle quote del Pnrr per migliorare la gestione delle risorse idriche e non sprecare i reflui depurati. Nel 2020 sono solo quattro gli impianti di affinamento che hanno conferito acqua per usi irrigui in agricoltura: Ostuni, Gallipoli Corsano e Fasano

GALLIPOLI - Potenziamento e adeguamento delle piattaforme depurative della Puglia e del Salento (sono 185 gli impianti di depurazione complessivi e 37 quelli della provincia di Lecce) per il recupero integrale delle acque reflue affinate. Alla spinta già in atto da parte di Regione e acquedotto pugliese per il riuso dei reflui depurati e l’abbattimento degli scarichi, potrebbe essere determinante attingere, a piene mani, dalle importanti risorse messe a disposizione dalla “mission” specifica del Pnrr, il Piano nazionale resilienza e rinascita, che prevede investimenti nella resilienza dell’agro-sistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche.

Per tali misure il Piano nazionale mette sul piatto dei territori un importo da investire di 880 milioni di euro, di cui il 40 per cento da destinare al Mezzogiorno. E il termine per presentare i progetti in merito è il 25 settembre prossimo. Un’opportunità che viene rimarcata anche dall’Udicon, l’Unione per la difesa dei consumatori della provincia di Lecce, che con i suoi referenti territoriali, il commissario regionale Maurizio Rampino e il presidente provinciale Biagio Malorgio, sollecita la Regione Puglia e la Provincia e tutti gli enti interessati alla tutela delle acque (Aqp, Consorzi di bonifica, ente irrigazione, distretti produttivi agricoli) ad accelerare i tempi per non perdere la possibilità di usufruire di risorse preziose da destinare ai depuratori.

“I fondi per i depuratori ci sono, il Salento ne ha bisogno. Dobbiamo fare presto” incalzano dall’associazione di difesa dei consumatori. “Altre Regioni ed altri territori hanno già presentato progetti di intervento ed attivato confronti con le associazioni” lamentano Rampino e Malorgio, “ci chiediamo se Regione, Provincia e gli enti strumentali abbiano presentato istanze per investire le risorse finanziarie del Pnrr, considerato che ad oggi le associazioni di rappresentanza non sono state né informate, né coinvolte su queste questioni. Si tratta di risorse importanti anche per l’agricoltura e per la realizzazione e potenziamento degli impianti di depurazione di Casarano, Specchia, Taurisano, Tricase, Taviano, Nardò e Porto Cesareo”.

La Regione sta puntando decisa sull’affinamento e il riuso integrale delle acque depurate, che non  dovranno più essere disperse, ma utilizzate a fini agricoli o civili, per l’irrigazione e anche per spegnere gli incendi. Negli ultimi anni l’ente di via Capruzzi ha messo in campo numerose iniziative finalizzate a incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura, finanziando 12 interventi con le risorse del Por Puglia 2014-2020, tra questi quelli per le piattaforme salentine di Santa Cesarea Terme, Tricase, Castro e Castrignano del Capo. E altri 19 interventi grazie alle risorse Fsc 2014-2020, tra cui quelli sempre per l’impianto di Tricase, e quelli di Corsano, Ugento, Sternatia, Taurisano e Zollino.

Nel 2020 però, come rilevato anche dall’ultimo report estivo di Legambiente sulle attività depurative, sono solo quattro gli impianti di affinamento che hanno conferito acqua per usi irrigui in agricoltura: Ostuni, Gallipoli e Corsano, a cui si aggiunge l’impianto di Fasano che non è gestito dall’acquedotto pugliese.

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“Il Salento, storicamente, si è sempre mobilitato sulle questioni legate all’acqua: salinizzazione delle falde, sprechi, riutilizzo delle acque depurate, scarsità delle acque per l’agricoltura, problemi della siccità e le gravi ripercussioni sul sistema agro-industriale” concludono i referenti dell’Udicon, “e a questo proposito, non mancano contraddizioni e responsabilità sullo spreco nelle acque reflue depurate, affinate e scaricate a mare”.

“Se infatti il depuratore di Casarano, con una capacità di 108.465 metri cubi annui, riutilizza al cento per cento le acque depurate, il depuratore di Gallipoli su 764.869 metri cubi disponibili, ne riutilizza solo 53.539 metri cubi” evidenziano Rampino e Malorgio, “con l’aggravante del costruendo mega impianto della condotta marina che scaricherà a mare l’intera quantità delle acque depurate con uno spreco enorme di risorse finanziarie e di enormi quantità di acque che potrebbe essere riutilizzate al cento per cento in agricoltura e nel sistema produttivo salentino”.

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