Notizie da Gallipoli

Choc a Gallipoli: rubati negli uffici di via Pavia dodici pistole, munizioni e mille carte d'identità

Negli uffici comunali prese le armi da assegnare alla polizia locale, i documenti in bianco e soldi. Usata una fiamma ossidrica. Evidenti le analogie con i furti nella forestale a San Cataldo e negli uffici anagrafici di Lecce. Sul caso indagano i carabinieri. Ma le telecamere oscurate da impalcature

GALLIPOLI – “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi fanno una prova”. Se la maestra del brivido Agatha Christie si fosse trovata in visita nel Salento, avrebbe senz’altro rispolverato una delle sue massime più celebri, in questo strano luglio dal tempo incerto, in cui ci sta pensando la cronaca nera a scaldare il clima. Anzi, a renderlo rovente.

Aforismi e citazioni a parte, ormai sembra quasi certo: ci potrebbe essere un’unica, diabolica mente, alla guida di un manipolo di uomini molto scaltri, in grado di mettere a segno tre fra i colpi più eclatanti degli ultimi anni.

Tutto in rapida successione, nella stretta parentesi di due settimane e mezzo: notte fra 13 e 14 luglio, una banda viola la caserma della forestale di San Cataldo, marina di Lecce, e s’impossessa di due mitragliatori M12, quattro serbatoi con 200 cartucce e un giubbotto antiproiettile; notte fra 27 e 28 luglio, dall’ufficio anagrafico del capoluogo, in via Lombardia, spariscono ottantasette carte d’identità in bianco; notte fra ieri, 30, e oggi, 31 luglio, la scoperta che dagli uffici comunali distaccati di Gallipoli, in via Pavia, sono spariti ancora una volta documenti, ma anche e soprattutto armi e munizioni.    

IL COLPO

Nella sede comunale decentrata di Gallipoli i ladri hanno preso di mira due obiettivi ben precisi: il comando della polizia locale, che si trova al primo piano della palazzina di via Pavia, e i contigui uffici che ospitano la sede del protocollo e dell’anagrafe.

Dopo aver scassinato il portone d’accesso della sede della polizia locale, i malviventi, con una fiamma ossidrica, hanno forzato un armadio blindato. Dentro erano custodite le armi in dotazione al corpo, ma ancora non assegnate, e le munizioni. Dopo l’inventario, s’è scoperto che hanno preso il largo 200 cartucce (di cui 50 calibro 9.21 e 150 calibro 9 corto) e dodici pistole con serbatoio, ma senza proiettili. Tutte armi prodotte dalla Beretta per forze armate e di polizia, otto di modello 98ss e quattro 84ss.

Quel bottino avrebbe potuto di certo soddisfare ogni tipo di ladro, ma i malviventi si sono spinti oltre, evidentemente già sapendo cos’altro cercare. Si sono quindi intrufolati nelle stanze dell’ufficio Anagrafe, rubando anche mille e 49 carte d’identità e i soldi contenuti in alcuni cassetti, incassati per i diritti di segretaria o altro. Sono in queste ore ancora in corso i rilievi e l’inventario per capire se dalla sede comunale gallipolina sia stato portato via altro materiale. 

INDAGINI DIFFICILI

Le indagini sono affidate ai carabinieri. I primi ad arrivare, quelli della compagnia locale, diretti dal capitano Michele Maselli. Il comandante si è recato di persona sul posto per seguire l’inchiesta insieme con i suoi militari del Nucleo operativo e radiomobile. Come già nel caso del furto nella forestale di San Cataldo, sono poi giunti da Lecce i carabinieri dl Nucleo investigativo, sotto la direzione del capitano Biagio Marro. I rilievi sono stati svolti dagli uomini del Reparto investigazioni scientifiche, comandati dal luogotenente Vito Angelelli. Sul posto si sono diretti anche gli agenti di polizia del commissariato, guidati dal vicequestore aggiunto Emilio Pellerano. 

L’indagine si è scontrata però fin dai primi momenti con alcuni ostacoli. L’assenza di un sistema di antifurto è stato il motivo principale per cui la banda ha agito quasi del tutto indisturbata. L’impianto di videosorveglianza di cui è dotata la sede comunale, inoltre, non potrà fornire forse molti dettagli utili, poiché “ostruito” nella visuale da un’impalcatura montata per alcuni lavori.

Nel giardino della sede di via Pavia, tuttavia, sono state ritrovate una bombola di gas da 5 chili e un’altra di acetilene da 10 chili, con due manometri e un cannello, usate quindi per divellere la cassaforte. Gli oggetti sono ovviamente stati acquisiti e saranno analizzati, in cerca di impronte, anche se è lecito pensare che malviventi di tal fatta si siano cautelati indossando guanti in lattice.  

LE IPOTESI INVESTIGATIVE

Come detto, le analogie con gli altri “colpi” già messi a segno sono evidenti. Di più: quella di oggi si può definire un po’ la summa di tutto, il furto principale, la firma finale (?) di una banda non certo improvvisata, ma che potrebbe nutrire stretti legami con la criminalità organizzata locale, che però potrebbe agire in questo caso su commissione. 

Lo suggeriscono tanti elementi: capacità di pianificazione, conoscenza del territorio e delle falle di sicurezza in uffici pubblici e caserme di Lecce e provincia d'importanza strategica per quanto contenuto, fra armi e documenti. Aspetto, questo, che dovrebbe essere vagliato molto attentamente dalla Prefettura.

Ma cosa c’è veramente sotto? L’incetta di armi fatta questo mese può servire a uno scopo ben preciso, come un assalto in grande stile in via di preparazione, o è “solo” un modo per rimpinguare l’arsenale della criminalità, considerando anche i tanti sequestri e gli arresti che si sono susseguiti negli ultimi tempi? 

Non si parla solo di armi nascoste in vari punti della provincia (case e terreni), ma anche delle tante scoperte lungo le coste, appena sbarcate e subito sequestrate. I pattugliamenti via mare si fanno più intensi per via dei continui viaggi della speranza dei migranti (fenomeno sempre vivo), il che rende difficile solcare i canali classici d’approvvigionamento dai Paesi dell’Est.     

Interessante anche l’aspetto legato ai documenti d’identità. Il loro utilizzo, tramite magari qualche esperto in tipografia per la falsificazione, può tornare utile per mille scopi. Se ne possono ricavare carte d’identità contraffatte per clandestini o latitanti, per far due esempi. In realtà, il ventaglio di possibili impieghi è davvero vasto. Basti pensare soltanto a quanti tipi di truffe si potrebbero organizzare, comprese quelle a banche e finanziarie.

Tutti elementi al vaglio degli inquirenti già dagli episodi precedenti, per un’escalation che sta diventando sempre più preoccupante e che destabilizza l'opinione pubblica. Al momento, però, uno degli aspetti più pressanti è capire se mitragliatori, pistole, documenti siano destinati al Salento stesso o altrove, sempre in Italia, e se magari questi furti, oltre all'oggettiva utilità per chi li ha compiuti, non celino anche un messaggio contro lo Stato, dopo i continui colpi ai clan.

D'altro canto, c'è da aggiungere anche che sono stati attaccati obiettivi relativamente semplici. Questure, comandi dei carabinieri, ma anche più piccoli commissariati di polizia e stazioni di paese dei militari godono di sistemi di sicurezza tali per cui arrivare proprio alle armi è la cosa in assoluto più difficile.  Di seguito, il commento del sindaco della Città Bella, Francesco Errico.

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Le foto della gallery per gentile concessione di Rita de Bernart.

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