Domenica, 25 Luglio 2021
Gallipoli

La Seta non paga l’affitto. E dopo lo sfratto pignorati 50mila euro

Nuova tegola giudiziaria per l'ex società dei rifiuti. I proprietari dei capannoni della zona artigianale vincono causa per morosità. Già disposto lo sgombero entro due mesi, ora bloccate le somme. Nulle contestazioni della ditta

Il tribunale di Gallipoli.

GALLIPOLI - Piove sul bagnato per la Seta-Cogei che sino al dicembre scorso si è occupata del servizio di igiene urbana in città. Dopo il provvedimento amministrativo con il quale il Comune di Gallipoli ha decretato la decadenza del contratto e la revoca dell’appalto (affidato per tre mesi in via transitoria alla Navita srl di Bari) altri guai giudiziari pendono sul capo della società dei rifiuti. Il Tribunale di Gallipoli infatti con un recente provvedimento depositato il 7 gennaio scorso, aveva già accolto la richiesta della proprietà, assistita dall’avvocato Bartolo Ravenna, ordinando alla società Seta il rilascio, entro due mesi, del capannone adibito a ricovero degli automezzi necessari al servizio di raccolta dei rifiuti urbani sul territorio.

Ora invece i giudici, con un recente provvedimento convalidato il 18 febbraio, hanno disposto il “sequestro conservativo dei beni mobili appartenenti alla Seta, ovvero delle somme dovute a quest’ultima a qualsiasi titolo o ragione fino alla concorrenza di 50mila euro”. Il sequestro a quanto reso noto dal legale dei ricorrenti, l’avvocato Bartolo Ravenna, è stato concesso “a tutela del credito vantato dalla proprietà dell’immobile adibito a ricovero degli automezzi necessari al servizio di raccolta dei rifiuti, stante il fondato timore di perdere la garanzia del credito a causa della presenza di numerosi pregiudizi in capo alla Seta”. In virtù del provvedimento di sequestro sono state bloccate le somme dovute dal Comune di Gallipoli alla società a titolo di conguaglio per il corrispettivo dell’attività di raccolta di rifiuti svolta sino al 31 dicembre scorso, data in cui il contratto d’appalto è stato risolto. Come detto già il 7 gennaio scorso il tribunale aveva ordinato alla Seta lo sgombero del capannone entro il termine di 60 giorni.

Si tratta dei capannoni dell’area artigianale a ridosso della statale 274, utilizzati sin dal 2003 come  cantiere dalla Seta e nella quale sono stati depositati i mezzi e le attrezzature per la raccolta dei rifiuti. Locali ovviamente privati e concessi in locazione alla ditta ormai da una decina d’anni. Ma negli ultimi sei mesi è sorto un contenzioso per via della mancata corresponsione del relativo canone mensile che si aggirava sui 4 mila euro. Da qui il ricorso dei proprietari che hanno deciso di intentare causa per via di circa 25 mila euro di canone non versato dalla ditta. Il provvedimento del Tribunale favorevole ai ricorrenti era stato adottato nonostante l’opposizione della Seta eu, tramite gli avvocati Venerando Monello e Francesco Risi.

Per i giudici la società Seta “si è resa gravemente inadempiente nel pagamento dei canoni sin dal giugno 2012”. Quindi il Tribunale richiamando un autorevole orientamento della Corte di Cassazione ha rigettato le eccezioni proposte dalla Seta ritenendo che qualora un conduttore abbia continuato a godere dell’immobile locato, pur in presenza di eventuali e contestati vizi, ciò non legittima la sospensione da parte sua del pagamento del canone, perche tale comportamento non sarebbe proporzionale ad un eventuale inadempimento del locatore. Pertanto si legge poi nella sentenza "l'eccezione di inadempimento del contratto di locazione per la presenza di vizi nell’immobile  locato, peraltro avanzata solo nel corso del giudizio di convalida di sfratto per morosità, non può essere utilmente invocata da Seta che peraltro di quell’immobile gode sin dal 2003”.

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