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Niente caccia nel parco naturale di Gallipoli

La Cassazione pone fine ai contenziosi amministrativi sull'istituzione dell'area protetta di Punta Pizzo. Annullate richieste di annullamento dell'iter formativo avanzate al Tar da Azienda faunistica

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GALLIPOLI - Il Parco Regionale "Isola di Sant'Andrea-Litorale Punta Pizzo" non si tocca. A stabilirlo sono stati i giudici della Suprema Corte di Cassazione, che accogliendo il ricorso del difensore del Comune di Gallipoli, l'avvocato Pietro Quinto, hanno dichiarato l'assoluta incompetenza del Tar a sindacare gli atti di procedimento preparatorio della legge regionale. Ed ora anche i cacciatori sono costretti ad abbassare le doppiette e rinunciare alla loro attività prediletta in area parco. Era stata infatti l'Azienda Faunistica Venatoria "Diana" a rivolgersi ai magistrati del Tribunale amministrativo regionale, argomentando la presenza di vizi procedurali nell'iter formativo della legge per l'istituzione del parco. Argomentazione rese vane in questi giorni dalle disposizioni enunciate dalle Sezione Unite della Corte Suprema di Cassazione, che accogliendo il ricorso proposto dal difensore del Comune di Gallipoli, l'avvocato Pietro Quinto, hanno dichiarato l'assoluta incompetenza del giudice amministrativo a sindacare gli atti del procedimento preparatorio della legge regionale in questione.

Si pone così la parola definitiva a favore del Comune ionico nel complesso contenzioso giudiziario instauratosi a vari livelli per tentare di bloccare il Parco Regionale "Isola di Sant'Andrea - Litorale di Punta Pizzo", istituito con la legge regionale numero 20 del 10 luglio 2006, ed oggi operante. La questione si era posta perché l'Azienda Faunistica Venatoria "Diana" aveva adito il Tar di Lecce, nonostante l'avvenuta pubblicazione della legge istitutiva del Parco, deducendo vizi del procedimento formativo della legge e, particolarmente dei verbali della conferenza di servizio, che, ad avviso del ricorrente, dovevano qualificarsi di tipo amministrativo, e, come tali, impugnabili innanzi al Tar. Tale tesi era stata contrastata dall'avvocato Quinto, che aveva eccepito l'impossibilità di un sindacato da parte del giudice amministrativo di atti "facenti parte dell'iter formativo di una legge regionale".

Per risolvere questa controversia sulla competenza a decidere, il difensore del Comune si era rivolto alla Corte di Cassazione. Il ricorso è stato discusso innanzi alle Sezioni Unite della Suprema Corte, che, con ordinanza pubblicata in questi giorni hanno dichiarato il difetto assoluto di giurisdizione del Tar Lecce sul ricorso proposto dall'Azienda Faunistica e di fatto blindato e legittimato l'istituzione del parco naturale "non spettando ad alcun giudice, né ordinario, né amministrativo, il sindacato su un atto facente parte dell'iter formativo di una legge regionale". Non potranno, quindi, essere introdotti nuovi ricorsi avverso l'istituzione del Parco di Gallipoli, mentre il Comune aveva già incassato il giudizio favorevole della Corte Costituzionale, che, con sentenza del 2008, ha affermato che la legge regionale pugliese è pienamente conforme ai principi costituzionali di ragionevolezza e di buon andamento e di tutela degli interessi collettivi prevalenti su quelli individuali.

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