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Domenica, 23 Gennaio 2022
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Il Gallipoli trova una nuova società. Ma mister Volturo non sarà l’allenatore

Si sblocca la crisi societaria del Gallo dopo il disimpegno annunciato dalla famiglia Barone. Sottoscritto un preliminare per la cessione del titolo ad una nuova cordata guidata da Calvi e Quintana e da un gruppo toscano. Lettera aperta dell'ex mister

GALLIPOLI - Le nubi si diradano sul futuro societario e calcistico del Gallipoli con all’orizzonte una nuova cordata imprenditoriale che ha sancito, con la dirigenza uscente e l’ex patron Marcello Barone, il passaggio di consegne del titolo sportivo e dei libri contabili. E già in queste ore il nuovo corso del Gallipoli calcio è già avviato. La lunga, anzi lunghissima settimana di passione è trascorsa dopo il disimpegno annunciato, e comunicato anche all’amministrazione comunale, da parte di Marcello e Tonino Barone. E il cerchio si è chiuso con ripercussioni limitate al minimo sindacale. Spazzate le ipotesi funeste di liquidazione, radiazione o penalizzazioni. La squadra infarcita di juniores è scesa regolarmente e stoicamente in campo nella trasferta di Cava dei Tirreni (la sconfitta per 6-1 è buona solo per infarcire le statistiche) e ora anche per la prossima  sfida casalinga con il Bisceglie si farà il possibile per mettere in campo una formazione competitiva. Perché l’onore e il campionato sono ora già salvi. E il nuovo assetto societario in via di definizione, dopo il preliminare di acquisto sottoscritto nella tarda serata di ieri dal nuovo gruppo imprenditoriale che vede in campo una cordata con referenti locali Davide Calvi e Sandro Quintana, e parte attiva anche l’associazione “il Mio Gallipoli”. E per il tramite di Gregory Inglese, già tecnico della Pro Italia Galatina, anche un gruppo imprenditoriale già presente nel mondo del calcio in Toscana.

Si attendono dunque solo i tempi tecnici e burocratici per formalizzare la cessione della società dal gruppo Barone ai nuovi timonieri del Gallo per poi rinforzare l’organico che sinora ha visto smobilitare sette elementi della vecchia rosa: Andrea Presicce ed Emilio Volpicelli accasati, rispettivamente al Bisceglie (che domenica arriva al Bianco) e all’Andria. E il quintetto composto da Cosimo Tedesco, Giuseppe Negro, Mauro Puglia, Claudio Zaminga e Pietro Sportillo che hanno preso la volta di Casarano ai primi spifferi della crisi societaria, fortunatamente per i colori giallorossi durata solo breve tempo. Ma c’è ora nuovo tempo, sinergie e volontà per ripartire. Sarà quanto prima formalizzato il nuovo quadro dirigenziale e arriveranno nuovi acquisti. Ma come ogni cambio societario che si rispetti anche lo staff tecnico e la guida della panchina subirà i suoi risvolti. La brillante esperienza del mister lucano, Sergio Volturo, sembra giunta al capolinea. E con molta probabilità proprio Gregory Inglese potrebbe assumere la direzione tecnica. Ma su quest’ultima eventualità, per ora, siamo nel campo delle ipotesi.                                

A confermare invece il divorzio ormai imminente sulla panchina giallorossa è giunta in queste ore anche una lettera aperta, a firma di mister Volturo, che annuncia l’epilogo della sua esperienza in riva allo Ionio e con la quale intende chiarire anche la sua personale posizione sull’evoluzione della vicenda societaria del Gallo. Di seguito il testo integrale della lettera dell’ormai ex tecnico giallorosso: “Siamo purtroppo arrivati all’epilogo di quella che, per me e per i miei splendidi compagni d’avventura, è stata una bella favola. Solitamente le favole si concludono sempre con il lieto fine, ed anche se la nostra non finisce così, per noi rimane una meravigliosa favola. Vorrei quindi iniziare ringraziando i protagonisti di questa avventura, seppur breve, ed il primo pensiero va alle nostre famiglie, ai nostri figli, alle persone a cui abbiamo sacrificato tempo, attenzioni, e risorse economiche per impegnarci in questa difficile sfida.

Un gruppo di persone che ha vissuto questi mesi come un’unica grande famiglia, che hanno sofferto e gioito con noi vivendo i ritmi ed in funzione del Gallipoli calcio, cementando un’amicizia che è figlia di questa favola. Poi tutti i collaboratori, il mio “splendido” staff tecnico (Andrea, Ippazio, il “mitico” dottor Congedo, e Giovanni), lo staff medico del caro amico dottor Martalò e del massaggiatore Franco, l’addetto stampa Gigi Alemanno, il fotografo Emilio, il grande Paolo Riso, la segreteria con il superlativo Fernando Venneri, tutto lo staff della Juniores, il presidente Barone ed il direttore Mino Manta che hanno scommesso su di me inaspettatamente. Ricordo ancora il primo giorno in cui lo incontrai e mi disse “ non abbiamo un grande budget, voglio una squadra che giochi bene, che faccia divertire e che possibilmente ottenga una salvezza tranquilla”. E soprattutto i giocatori, che in questi mesi hanno fatto sacrifici enormi per dimostrare di non essere inferiori a nessuno e che, partiti, a detta della quasi totalità dell’opinione pubblica, battuti in partenza, si è ritrovata nelle primissime posizioni della classifica del nostro campionato al cospetto di squadre ben più importanti di noi.

Tutti uomini che hanno composto un mosaico che ha raffigurato fino ad oggi l’immagine di una società e di una città che fuori dai nostri confini si è guadagnata il rispetto e la considerazione di un ambiente difficile, quale è quello del calcio attuale. In questi mesi c’è stata una rincorsa continua a nuovi stimoli, tecnici, economici, sociali, progettuali, organizzativi, il misurarsi e migliorarsi, la competizione, l’orgoglio, l’appartenenza, la lotta. Ho sempre pensato che gli stimoli e le motivazioni, qualunque essi siano, sono il vero motore che ti permette di affrontare ogni tipo di sfida, anche quelle che sembrano impossibili, nello sport come nella vita, ed è quello che ho detto ai miei ragazzi il primo giorno di allenamento. Oggi sono sereno, anche se una parte, dentro di me, è morta. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma la serenità è il frutto della consapevolezza che deriva dalla mia coscienza.

Alla gente di Gallipoli ed ai tifosi dico grazie per l’apporto che ci hanno dato in tutte queste partite, in casa e soprattutto fuori casa, per la stima che hanno dimostrato nei miei confronti e di tutti noi, per essere venuti con noi a Cava e che non ci hanno fatto sentire soli in un contesto difficile in cui la maggior parte dei ragazzi si trovava per la prima volta in un palcoscenico che hanno sempre e solo sognato. Potevano o dovevano essere delle dimissioni le mie, ma ad oggi posso affermare con certezza assoluta di non essere stato mai e dico mai contattato dalla nuova società, benché qualcuno voglia affermare il contrario per non so quali oscuri motivi. Pertanto esigo che nessuno debba in alcun modo intaccare la mia integrità intellettuale e la mia dignità facendomi passare per quello che non sono. Sicuramente la mia uscita di scena sarà valutata in tante maniere diverse e contrastanti, per alcuni un dispiacere, per altri un compiacimento al loro lavoro, per altri ancora un pretesto per disimpegnarmi da un giocattolo ormai rotto, e chissà quante altre versioni. Io invece vorrei uscire in silenzio, così come sono entrato, lasciando a ciascuno la propria convinzione, quel silenzio che sia più dirompente del rumore, che scuota le coscienze, perché alla fine anche le favole possono essere distrutte”.

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