Mercoledì, 4 Agosto 2021
Gallipoli

Aggressione mortale a Giovanni Mauro. I parenti: “Troppo silenzio, subito la verità”

Ad un anno esatto dalla morte dell'imprenditore gallipolino trovato agonizzante nella sua villetta di campagna nel settembre del 2012 i familiari squarciano il velo di silenzio. "Nessuna notizia sul delitto, ma noi vogliamo giustizia"

GALLIPOLI - Ad un anno esatto dalla sua scomparsa resta ancora l’alone di mistero. Profondo. E per squarciare il velo di silenzio, e per mantenere viva l’attenzione, sono ora i familiari a gridare tutta la loro rabbia. Composta, ma veemente. Temendo che il mistero dell’aggressione e della successiva morte, dopo nove mesi di coma e di agonia, di Giovanni Mauro, possa cadere nell’oblio e rimanere senza una spiegazione plausibile. E soprattutto senza il riconoscimento di un colpevole (o anche più di uno) da assicurare alla giustizia.

La turpe vicenda dell'imprenditore edile gallipolino, gravemente ferito nel corso di un’aggressione avvenuta il 19 settembre del 2012 nella sua villetta di contrada Macchiaforte, e poi spirato dopo nove mesi nella clinica privata “Villa Verde” di Lecce, torna alla ribalta. Senza scossoni di rilievo. Almeno apparentemente. E in attesa che l’inchiesta su quel fatto delittuoso faccia il suon corso. Ma il tempo trascorso inesorabile non ha ancora fornito ai parenti di Giovanni Mauro le risposte che da sempre cercano. E al dolore, mitigato solo lievemente dalla rassegnazione, continua a mescolarsi al sentimento di rabbia e angoscia per una verità che non salta fuori. Grondante come il sangue innocente versato dal loro congiunto in quel funesto giorno di metà settembre di un anno e mezzo addietro.

“Credo che sia importante” dice per conto della famiglia il nipote Cristian De Giorgi, “tenere accessi i riflettori affinché non cali di nuovo il buio su una storia che da un anno attende giustizia. Faremo di tutto, per quanto di nostra competenza, affinché non vi siano ulteriori ritardi e impedimenti. E’ una tragedia che non deve cadere nel dimenticatoio, senza un colpevole, non solo materiale ma anche e soprattutto morale. E senza una giustizia. Per questo” conclude il giovane Cristian, “torniamo a chiedere l’aiuto di quanti possano dare una mano concreta per fornire elementi utili e decisivi, nonché l’attenzione dei media e dei giornali. Per non dimenticare che quel gigante buono vive nel ricordo di tutti e in tutto questo tempo la sete di verità non è ancora stata soddisfatta”.

Un appello accorato al quale si associano tutti i parenti riuniti in casa dell’imprenditore in via Firenze. Dalla moglie Assuntina, ai figli Mino, Mario e Annarita, al fratello Vittorio, ai nipoti e tutti i congiunti più stretti. Ad un anno dalla morte dell’allora 69enne imprenditore delle cave di Gallipoli il 4 giugno prossimo (alle 18) si celebrerà una messa commemorativa presso la chiesa di Mater Gratiae. Il cammino di figli, nipoti e parenti della famiglia Mauro verso l’accertamento della verità non si arresta. E sul caso della misteriosa morte di Giovanni Mauro anche la redazione della trasmissione “Quarto Grado” delle reti Mediaset si è messa in moto.

DSCN1894-2Sul versante dell’inchiesta le indagini affidate agli agenti della squadra Mobile di Lecce e del commissariato di Gallipoli, retto dal vice questore aggiunto Emilio Pellerano, hanno raccolto da tempo quanto possibile. La procura in questi lunghi mesi ha disposto l’autopsia dopo la morte dell’imprenditore e avviato le varie perizie tecniche sul navigatore satellitare della Renault Kangoo della vittima, e sulle utenze telefoniche dei sospettati.

Agli elementi ora in mano al magistrato Massimiliano Carducci il compito di far quadrare il cerchio. E fare luce piena sul delitto. Il decesso dell’imprenditore aveva fatto scattare automaticamente il reato per cui si stava procedendo, in omicidio. Fino al giugno scorso l’inchiesta era avviata per tentato omicidio e rapina. Un’unica persona era stata iscritta nel registro degli indagati, una donna sui 45 anni, ascoltata dagli inquirenti, e che tramite il proprio legale ha fornito le proprie tesi difensive. A lei gli inquirenti erano arrivati sondando nella cerchia di conoscenze di Mauro, anche se non è mai trapelato molto di più su identità e livello di coinvolgimento nella vicenda.

Nel dicembre scorso altre persone sono entrate nell’alveo dei “sospettati”. Si tratta di una coppia di coniugi di un paese limitrofo e di un vicino di casa di Giovanni Mauro che aveva avviato rapporti di lavoro con l’imprenditore. Anche per loro sono stati disposte verifiche e accertamenti tecnici sulle utenze telefoniche per verificare possibili collegamenti con la vicenda. Ma sulle risultanze ancora nulla di nuovo sembra essere trapelato. Il mistero resta ancora fitto. Troppo fitto.

Giovanni Mauro-3Cosa sia realmente accaduto quel mercoledì di settembre quando avvenne la feroce aggressione, non è chiaro. Giovanni Mauro si allontanò dalla cava, dove si era recato per sovraintendere un lavoro, recandosi nella villa di campagna. Poi, il silenzio, fino al ritrovamento del corpo esanime da parte di un nipote. Se sia trattato di un’aggressione premeditata, a scopo di rapina, o per altri motivi, è tutto da chiarire. Di certo, chi agì quel giorno, sottrasse il cellulare e il portafoglio dell’uomo. All’interno villetta non furono ritrovate impronte o la possibile arma dell’aggressione. E nulla fu toccato all’interno dell’abitazione.

Tutto si sarebbe quindi consumato nel giardino. Oltre ad ascoltare parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro, gli investigatori, in questo lungo anno e mezzo gli investigatori hanno verificato anche i movimenti bancari, in cerca di spiegazioni. Quelle spiegazioni che ancora oggi non arrivano a chiarire chi, e perché, ha provocato la tragica morte del gigante buono di Gallipoli.     

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